Venerdì 04 Dicembre 2009 ore 15:17
Una bella serata. Di più. Una bellissima serata. Di più. Una fantastica serata. Di più. Una serata memorabile.
Questo e molto altro ancora è stato Lambruschi2. Lambrusco, tortelli, erborinati homemade con polenta di storo, pandegusta finale, tanti amici. Cosa chiedere di più da una serata autunnale nel mezzo della birrosa nebbia della Val Padana?
Eppure io, che non sono mai contento, un difetto glielo voglio trovare. Sia ben chiaro, ci ho messo quasi una settimana, ma alla fine il difetto gliel’ho trovato. Alla faccia della meravigliosa accoglienza di Andrea Bezzecchi e della sua Acetaia San Giacomo, all’impeccabile organizzazione di Alessandro Setti, ai secolo Patatone, che ha avuto l’idea e l’ha gestita dal punto di vista logistico, in barba ai centinaia di chilometri che quasi tutti si sono sorbiti per partecipare all’evento Reggiano dell’anno.
Il difetto è bello grosso: eravamo (quasi) tutti masculi.
Ad eccezione della bella Dania, che ha illuminato la serata, i palati presenti erano tutti di sesso maschile. Non che la serata sia degenerata a canottiera e rutto libero, come ha insinuato qualcuno, ma un punto di vista diverso sarebbe stato prezioso. È capitato infatti che sia stata fatta una votazione finale, in cui ognuno poteva esprimere tre preferenze. E che tutti i voti siano confluiti su tre vini: quelli di Camillo Donati, 5 Campi e Ca’ de Noci. Con mia grande sorpresa, che mi aspettavo una maggior spaccatura nelle preferenze.
Perché i “nuovi” lambruschi e non-lambruschi, quelli della nouvelle vague per intendersi, sono spesso vini verticali, caratterizzati da fulminanti secchezze, di quelli che ti raddrizzano la spina dorsale. Vini ruvidi, forse difficili, sicuramente spiazzanti. Qualcuno direbbe “da uomini”, ma io ci credo poco. Credo poco nella suddivisione dei gusti fra uomini e donne, credo molto di più nella regola del buono e del non buono. Che è universale.
Perché di esempi di palati femminili eccellenti ce ne sono eccome, anche se, a sfogliare riviste specializzate, guide e siti internet se trovano ben pochi. Sembra quasi che il web sia diviso fra le signorine che scrivono le ricette e dissertano di pasta madre e i maschietti che girano per ristoranti e bevono vino. Non se ne può più.
E io non ci dormo la notte: cosa avrebbero pensato dell’elegante ruvidità di Camillo Donati? Della spigolosa dolcezza di Mazzi e Tasselli? Dell’inaspettata salvia di Ca’ de Noci. Dei deludenti panettoni della pandegusta finale?
Se tutto va bene Lambruschi3 sarà organizzato in Franciacorta, ospiti di una eccellente imprenditrice del mondo vitivinicolo. Obiettivo primario, per me, riuscire a portare qualche rappresentante del gentil sesso.
Fatevi avanti, non siate timide.
Foto nuovamente rubata a Alessandro Morichetti e Intravino
commenti sul post "Il Lambro e le donne"
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04 Dicembre 2009 ore 17:39 | aureliano | http://www.lagrandeabbuffata.wordpress.com
Noi, che assieme all'arcinoto gastronomo dell'anno, abbiamo smesso di occuparci di donne dal 1985 non sentiamo questa esigenza.
Perchè la donna, specie se bella, distrae dall'assaggio, ottenebra le menti e puntualmente tenta di accentrare su di sè ogni attenzione.
E' una creatura diabolica che assume mille forme. Spesso campeggia in vistosi manifesti sotto forma di grandi e perfettissimi culi.
Aureliano
05 Dicembre 2009 ore 16:18 | M. Grazia
Mi auguro che Aureliano non dica sul serio. Non so chi abbia scritto ( dei due...)il post qui sopra, ma su www.lagrandeabbuffata.wordpress.com
mi sono permessa di commentare questa vistosa mancanza. Non ho un perfettissimo cXXXX o una presenza tale da distrarre dall' assaggio i maschietti, ma credo di avere un buon naso...
Se di soli uomini si deve trattare, a Lambruschi3 non si dovrebbero portare nemmeno le mogli...
Ma mi auguro che l'invito sia rivolto anche al gentil sesso-
M.Grazia
06 Dicembre 2009 ore 07:51 | Davide Cocco | http://www.studiocru.com
Sono sicuro che scherzasse. E sono sicuro anche che Lambruschi3 sarà aperto a tutti. Anche perché ospitato proprio da una donna.
Ciao. davide
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Marketing, questo sconosciuto
Ogni mese in Italia, 11.000.000 di persone cercano su Google la parola “marketing”. Nel mondo sono 66 milioni. Siamo sopra la media. Per carità, sempre meno dei 13,5 milioni di utenti che cercano “sesso”, ma anche il marketing tira. Certo, di questi tempi non si può che abbracciare il verbo del damose dafà. Che tradotto significa: troviamo nuovi clienti per la nostra azienda.
Bella scoperta. Ma cos'è sto marketing? Si sprecano corsi, ricorsi, bignami e fascicoli settimanali. Lungi da noi metterci a dare la nostra definizione. Ma, a ragion veduta del nostro lavoro quotidiano ci sentiamo di mettere in guardia le aziende da due rischi che notiamo essere ricorrenti.
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Ridurre il marketing alla sola comunicazione. Per vendere serve un Prodotto che incontra le richieste del pubblico, un Prezzo adeguato e un canale distributivo efficace ed efficacie. Se questi elementi non ci sono, si può cercare alla voce “miracoli”.
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Ridurre il marketing al solo aspetto commerciale. Serve a poco spingere agenti e distributori sull'orlo dell'esaurimento. Di nuovo: serve il prodotto, serve il prezzo, ma serve anche una comunicazione che possa dare un valore a tutto ciò. Non è mai il prodotto in sé, ma il significato che ha, i valori che esprime il consumtore attraverso la sua scelta.
Insomma, la verità sta nel mix.

