Giovedì 29 Aprile 2010 ore 17:55
Perugia è stata una bella esperienza. L’atmosfera che si respirava era quella delle grandi occasioni mescolata al pranzo della domenica in famiglia. Non so se mi sono spiegato.
L’occasione per trovarsi o ritrovarsi con Ryan e Gabriella Opaz, Francesco Zonin, Gianpaolo Paglia, Fabio Ingrosso, Slawka G. Scarso, Samuel Sanders, Andrea Bezzecchi, Antonio Bonanno e Michela Cimnaghi, è stata il convegno sul wine&food organizzato da Media140. A coordinare ottimamente la mattinata Jacopo Cossater, il più fashion di tutti i wine-blogger.
Ricca di spunti, movimentata e sincera la discussione, con tanti casi pratici che aiutano sempre a capire il complicato (per alcuni) mondo della rete. Un mondo fatto di interconnessioni, reti, visi, persone, amicizie. Che lentamente sta passando dalla fase “tutti contro tutti” a quella del “tutti insieme per cambiare le cose”. O almeno così spero.
Perché, è inutile negarlo, tanti di quelli che erano sul palco quel giorno erano concorrenti più o meno diretti. Ma tutti avevano un profondo rispetto l’uno dell’altro. Perché oggi, grazie a internet, conta sempre meno l’azienda e sempre più la persona. E per la persona è più facile avere rispetto. Perché in quanto tale può meritarsi la tua amicizia, la tua stima, la condivisione di momenti conviviali, un brindisi, un regalo, una lunga discussione notturna sulla religione.
Ma non è tutto. Per un giorno abbiamo provato sulla pelle la potenza di un messaggio di soli 140 caratteri. E, come dice Jacopo, per una mattina il concetto di spazio è diventato molto relativo. Eravamo dappertutto.
commenti sul post "Perugia, Umbria, Italia, Europa, Mondo"
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03 Maggio 2010 ore 23:37 | Lizzy | http://www.vinopigro.it
Mi fa piacere che tu abbia respirato una bella atmosfera, perchè una persona del tutto neofita dell'ambiente "web 2.0" ne ha riportato invece un'impressione totalmente opposta: altamente negativa, al limite del respingente.
Io non c'ero, e quindi non posso dare ragione a nessuno dei due.
Posso solo credere a te, quando dici che è bello rivedere amici vecchi e nuovi, e a lei, quando mi dice che non ha trovato una comunità molto accogliente, ma solo grande spocchia...e io so che il mondo del web, quando vuole, sa essere più antipatico di quello del giornalismo "vecchia maniera"...Poco "tutti per tutti", e molto "tutti per me", insomma.
Curioso, no?
;)
L.
05 Maggio 2010 ore 14:56 | Davide Cocco | http://www.studiocru.com
Ciao Lizzy,
mi dispiace che abbia avuto questa impressione il tuo amico/a. Mi piacerebbe capire come mai, ed eventualmente parlarci, se possibile. Ci terrei molto.
Ciao,
Davide
30 Agosto 2010 ore 17:22 | research paper help | http://i-termpaper.com/
Beautiful site you have here, so much really worthy information! I can tell that you are one of the best authors I've ever read on this topic. Concerning this topic, I am not certain about it yet.
Marketing, questo sconosciuto
Ogni mese in Italia, 11.000.000 di persone cercano su Google la parola “marketing”. Nel mondo sono 66 milioni. Siamo sopra la media. Per carità, sempre meno dei 13,5 milioni di utenti che cercano “sesso”, ma anche il marketing tira. Certo, di questi tempi non si può che abbracciare il verbo del damose dafà. Che tradotto significa: troviamo nuovi clienti per la nostra azienda.
Bella scoperta. Ma cos'è sto marketing? Si sprecano corsi, ricorsi, bignami e fascicoli settimanali. Lungi da noi metterci a dare la nostra definizione. Ma, a ragion veduta del nostro lavoro quotidiano ci sentiamo di mettere in guardia le aziende da due rischi che notiamo essere ricorrenti.
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Ridurre il marketing alla sola comunicazione. Per vendere serve un Prodotto che incontra le richieste del pubblico, un Prezzo adeguato e un canale distributivo efficace ed efficacie. Se questi elementi non ci sono, si può cercare alla voce “miracoli”.
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Ridurre il marketing al solo aspetto commerciale. Serve a poco spingere agenti e distributori sull'orlo dell'esaurimento. Di nuovo: serve il prodotto, serve il prezzo, ma serve anche una comunicazione che possa dare un valore a tutto ciò. Non è mai il prodotto in sé, ma il significato che ha, i valori che esprime il consumtore attraverso la sua scelta.
Insomma, la verità sta nel mix.

