Venerdì 04 Luglio 2008 ore 18:09
Trovo particolarmente azzeccata l'espressione utilizzata da Elisabetta Tosi nel suo blog VinoPigro: siamo di fronte ad un neocolonialismo culturale.
Lo stesso concetto è espresso da Aristide nel suo Blog di viaggio nel vino, che parla di un neo-proibizionismo di importazione.
Entrambi si riferiscono ad un certo modo di intendere l'approccio al vino e alle bevande alcoliche in genere. Nei paesi Mediterranei, tradizionalmente produttori, il vino è un alimento, è parte della cultura popolare. Nei paesi del Nord Europa l'alcol è un vizio, se si preferisce uno sfogo sociale. Lo è la vodka o il whisky, e lo è sempre di più il vino che al nord continua ad aumentare i propri volumi di vendita.
Nel sud, dell'Europa, i consumi invece calano, ma al tempo stesso stiamo assumendo gli stessi modelli culturali. Stiamo criminalizzando l'alcol, che viene vissuto come vizio, quando invece è cultura. Noi non beviamo nel weekend per prendere una sonora sbornia, beviamo tutti i giorni perché sappiamo apprezzare il valore di un vino, di una birra, di un distillato.
Chi vorrebbe le bevande alcoliche parificate al tabacco con una bella scritta "bere uccide" sta uccidendo la nostra cultura. Esattamente come chi beve per sballare al sabato sera.
commenti sul post "Neocolonialismo culturale, ecco cos'è!"
Iscriviti agli RSS dei commenti 
Marketing, questo sconosciuto
Ogni mese in Italia, 11.000.000 di persone cercano su Google la parola “marketing”. Nel mondo sono 66 milioni. Siamo sopra la media. Per carità, sempre meno dei 13,5 milioni di utenti che cercano “sesso”, ma anche il marketing tira. Certo, di questi tempi non si può che abbracciare il verbo del damose dafà. Che tradotto significa: troviamo nuovi clienti per la nostra azienda.
Bella scoperta. Ma cos'è sto marketing? Si sprecano corsi, ricorsi, bignami e fascicoli settimanali. Lungi da noi metterci a dare la nostra definizione. Ma, a ragion veduta del nostro lavoro quotidiano ci sentiamo di mettere in guardia le aziende da due rischi che notiamo essere ricorrenti.
-
Ridurre il marketing alla sola comunicazione. Per vendere serve un Prodotto che incontra le richieste del pubblico, un Prezzo adeguato e un canale distributivo efficace ed efficacie. Se questi elementi non ci sono, si può cercare alla voce “miracoli”.
-
Ridurre il marketing al solo aspetto commerciale. Serve a poco spingere agenti e distributori sull'orlo dell'esaurimento. Di nuovo: serve il prodotto, serve il prezzo, ma serve anche una comunicazione che possa dare un valore a tutto ciò. Non è mai il prodotto in sé, ma il significato che ha, i valori che esprime il consumtore attraverso la sua scelta.
Insomma, la verità sta nel mix.

