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Astraio: il Viognier secondo Zonin
Lunedì 27 Luglio 2009 ore 17:04

Astraio: il Viognier secondo Zonin
Secondo appuntamento con il tasting panel di Francesco Zonin. Questa volta, dopo la Puglia dell’Altemura di Altemura, Francesco ci fa assaggiare la Toscana. Ma non la Toscana che ti aspetti. Il vino da assaggiare questa volta è infatti l’Astraio 2008 della tenuta Rocca di Montemassi. Un Maremma Toscana Bianco IGT da uve Viognier. Un’inaspettata visita del corriere ed ecco materializzarsi sulla mia scrivania una borgognona grigio verde, estratta con cura da una confezione che la protegge grazie al polistirolo sagomato al suo interno, diversa dal simpatico guscio della Ewine Secure Pac che mi aspettavo. Ma funzionale comunque.
Per farci perdonare dal ritardo con cui avevamo assaggiato il Primitivo di Manduria della scorsa volta, non abbiamo fatto passare nemmeno 24 ore per assaggiare questo bianco di Casa Zonin.
Bevuto a pranzo in un assolato e caldo giorno d’estate, si è dimostrato bello beverino, caratteristica per noi importante. Il naso di pesca e di frutta tropicale (ananas in particolare) all’assaggio lascia lo spazio a un vino con una alcolicità importante e un bel corpo. Un residuo zuccherino che sembra abbastanza elevato, anche se non invadente, fa sì che il mio palato chieda un po’ più di secchezza. La persistenza in bocca è lunga e piacevole.
Un vino perfetto dal punto di vista tecnico, che sicuramente incontrerà i favori del pubblico, che però mi piacerebbe assaggiare con qualche “spigolo” in più.
pubblicato da Davide Cocco in Blog&Blogger, Comunicazione, MKTG, Vino e dintorni



commenti sul post "Astraio: il Viognier secondo Zonin"
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commento 29 Luglio 2009 ore 15:10  |  Francesco  |  http://www.wineislove.it
Ciao Davide, mi fa molto piacere averti incuriosito con questo vitigno. Grazie per l'interessante riscontro e per la rapidità della risposta.


commento 29 Luglio 2009 ore 15:47  |  Davide Cocco  |  http://www.studiocru.com
Piacere tutto mio Francesco. La velocità era dovuta, vista la lentezza della scorsa volta



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editoriale
Michele BertuzzoMarketing, questo sconosciuto

Ogni mese in Italia, 11.000.000 di persone cercano su Google la parola “marketing”. Nel mondo sono 66 milioni. Siamo sopra la media. Per carità, sempre meno dei 13,5 milioni di utenti che cercano “sesso”, ma anche il marketing tira. Certo, di questi tempi non si può che abbracciare il verbo del damose dafà. Che tradotto significa: troviamo nuovi clienti per la nostra azienda.

Bella scoperta. Ma cos'è sto marketing? Si sprecano corsi, ricorsi, bignami e fascicoli settimanali. Lungi da noi metterci a dare la nostra definizione. Ma, a ragion veduta del nostro lavoro quotidiano ci sentiamo di mettere in guardia le aziende da due rischi che notiamo essere ricorrenti.

  1. Ridurre il marketing alla sola comunicazione. Per vendere serve un Prodotto che incontra le richieste del pubblico, un Prezzo adeguato e un canale distributivo efficace ed efficacie. Se questi elementi non ci sono, si può cercare alla voce “miracoli”.

  2. Ridurre il marketing al solo aspetto commerciale. Serve a poco spingere agenti e distributori sull'orlo dell'esaurimento. Di nuovo: serve il prodotto, serve il prezzo, ma serve anche una comunicazione che possa dare un valore a tutto ciò. Non è mai il prodotto in sé, ma il significato che ha, i valori che esprime il consumtore attraverso la sua scelta.

Insomma, la verità sta nel mix.