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Il winery e-commerce visto da Studio Cru (e fondazione Cuoa)

Il web ha notevolmente modificato le dinamiche commerciali, in termini di gestione aziendale, marketing, vendita e distribuzione. Per alcuni settori il mercato e-commerce è già esploso. Per altri, come il vino, siamo ancora agli albori.

Che spazi ci sono per l’e-commerce nella vendita del vino? In che misura le sue specificità, che lo rendono un prodotto ad alto valore emozionale, possono diventare un fattore propulsivo della vendita online, piuttosto che un elemento di ostacolo?

Tematiche con cui  Studio Cru si misura quotidianamente lavorando alla comunicazione online di aziende vitivinicole e consorzi di tutela. Proprio per la conoscenza di questo settore e per la dimestichezza con le dinamiche dei mercati online, Davide Cocco e Michele Bertuzzo saranno docenti del percorso di specializzazione in “Winery e-commerce”  presso la Fondazione Cuoa di Altavilla Vicentina (Vi).

Il corso inizia il 28 febbraio e dura 80 ore durante le quali i partecipanti conosceranno le potenzialità della rete, imparando a gestire un sito web/e-commerce assieme ai vari meccanismi di promozione online, tra cui i social network e gli strumenti di Google (Adwords, Analytics, ecc…). Alla fine di questo progetto formativo, ne uscirà un professionista capace di comprendere le opportunità generate dalla rete, in particolare riguardo il settore vitivinicolo.

Infatti, il corso executive in “winery e-commerce” è rivolto a imprenditori, manager e professionisti che desiderano acquisire conoscenze, competenze, tecniche e strumenti per la commercializzazione del vino tramite il canale web. Inoltre, questo percorso fa parte del nuovo sistema formativo che prevede la possibilità di acquisire il Diploma Executive Master in Wine Business Management – E-commerce specialist attraverso la combinazione di diversi percorsi opportunamente coordinati e integrati.

Le iscrizioni chiudono in questi giorni, ci sono gli ultimi posti disponibili: info e iscrizioni qui.

(foto: Enoteca Regionale Emilia Romagna)

Quando autoctono fa rima con intelligente

 

Una riflessione sul mondo del vino che ci è stimolata dall’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna, associazione con 260 membri tra produttori, consorzi di tutela, enti territoriali e sommelier dell’Emilia Romagna. Terra di vini e motori. Dove ogni sapore e ogni colore ha un po’ di grinta in più.

Da anni Enoteca è impegnata nella valorizzazione delle tipicità della regione. Accanto a vini da grandi numeri e grandi fortune, come il Lambrusco, ci sono piccole perle, semisconosciute. Un patrimonio vitivinicolo composto da varietà autoctone, molte delle quali sarebbero state a rischio di estinzione se non fosse stato per un’ondata di orgoglio che ha investito alcuni produttori illuminati.

Fatti i vini, si tratta ora di trovarne gli acquirenti. Vini affascinanti, ma mica sempre facili. Talvolta spigolosi, spesso anticonvenzionali, sempre comunque diversi dalle varietà internazionali, con le loro rotondità. Che tipo di homus culturale è necessario per coltivare gli appassionati di queste bottiglie? Non di certo il consumatore di massa, che si approccia al vino come bevanda alcolica. Quello che potremmo definire un consumatore nordico. Piuttosto un bevitore consapevole, attento e curioso. Più vicino a quello che si potrebbe chiamare il consumatore mediterraneo.

Se nell’Europa del sud il vino si produce e si beve da sempre, a nord è una scoperta (e una moda) relativamente recente, che però sta erodendo consensi a birra e superalcolici. Ma se nei paesi che si affacciano sul mare nostrum bere vino è un’abitudine quotidiana e tendenzialmente moderata; a nord delle Alpi il consumo di vino ha spesso assunto le sembianze di quello delle bevande che sta soppiantando: smodato e poco attento, più protagonista delle bevute del fine settimana che ospite sulla tavola di tutti i giorni.

Per creare sensibilità attorno a questi argomenti lo scorso anno Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna ha varato in collaborazione con la Camera di Commercio del vino della Trakia (Bulgaria) e il Consorzio dei produttori della Grecia il progetto “Wines from the south of Europe – Mediterranean Wines”. Si tratta di un’azione informativa è rivolta tanto ad un pubblico di addetti ai lavori quanto al pubblico finale di consumatori. Lo scopo è quello di far conoscere i prodotti tipici delle tre aree, spesso vini da varietà autoctone considerate – a torto – minori, vini strettamente legati al proprio territorio. Attraverso l’approfondimento di questa conoscenza promuovere uno stile di consumo più attento e consapevole.
Tutto questo grazie alla partecipazione a eventi fieristici di settore (Vinitaly, Prowein, London Wine Fair, Anuga), degustazioni, seminari e approfondimenti in Italia e in altri due paesi Europei, Germania e Gran Bretagna.  Oltre a questo un’azione sui social network con profili attivati su Facebook , Twitter e Google+, dove sotto il nome di “The Wine Soul” si invita il pubblico a scoprire la vera anima del vino e un modo più intelligente di bere.

Tre i vini che – nell’ambito del progetto – abbiamo avuto modo di degustare e che hanno confermato, nel bicchiere, il progetto che sulla carta Enoteca Regionale e i suoi partner stranieri stanno portando avanti:

Pignoletto Vigna Antica Tenuta Bonzara 2012. Profumi intriganti di frutta polposa, grande potenza in bocca con una marcata sapidità e lunga persistenza.

Spergola La Vigna Ritrovata, Tenuta di Aljano 2012. Vino franco, spiazzante nella sua autenticità.  Profumi delicati di fiori, grandissima freschezza che invita a tavola per accompagnarsi con salumi e piatti della tradizione emiliana.

Centesimino (Sauvignon Rosso) La Sabbiona 2012. La scoperta più affascinante tra i tre. Profumi delicatissimi di fiori e frutti rossi che non lasciano prevedere la discreta tannicità e buona struttura in bocca, prima di chiudere con le sensazioni aromatiche retrolfattive.

 

 

 

 

 

Montelvini si racconta

Vigne, grappoli generosi, cene conviviali, Treviso e le colline del Montello. Ci sono tutti gli elementi di un grande territorio nel video girato da Montelvini.
Lo hanno realizzato insieme a familiari e dipendenti, per raccontare in prima persona il loro lavoro e la propria azienda durante un giorno di vendemmia.
Questo è il risultato:

Il kebap non ci fa più paura

A Studio Cru c’è una tradizione a cui siamo particolarmente legati: il Cru Pranzo. La nostra idea di team building per scambiare due chiacchiere oltre a lavoro e i clienti. Ogni giorno, a turno, ognuno di noi porta il pranzo per tutti. Io ho il lunedì, Michele il martedì, Davide il mercoledì, Laura il giovedì. Resta fuori il venerdì, che di solito significa pizza o kebap. E qui arrivano i problemi. Perché è difficile resistere alla formula kebap con tutto, cipolla e salsa all’aglio compresa. Una scelta incompatibile con chi lavora nelle pubbliche relazioni. Ma adesso la soluzione c’è, almeno in Germania.

Si chiama Papa Türk, una bibita  a base di zenzero, chiodi di garofano, prezzemolo, menta, limone e, soprattutto, un particolare principio attivo della clorofilla di qualsiasi foglia verde. L’idea è di un gruppo di ragazzi tedeschi, tra cui uno studente di chimica, nata per contrastare proprio gli aromi del kebap. Note negative: la distribuzione al momento è limitata solo alla Germania.

Papa Türk ha anche un sito. E grazie a wired per la segnalazione.

Al Cuoa si parla dell’e-commerce del vino

L’acquisto on line è scelto, rispetto ai canali tradizionali, da molti consumatori. Ma come funziona la vendita nel web per il mondo del vino? Venerdì 24 gennaio alle 17 al Cuoa ad Altavilla Vicentina si parlerà di questo in un incontro gratuito e aperto al pubblico.

Dopo i saluti di Giuseppe Caldiera, Direttore Generale Fondazione CUOA, ci sarà Davide Cocco (sì, proprio quello nostro di Studio Cru) a parlare del sito web come strumento per la vendita on line del vino. Seguirà quindi Claudia Zarabara, esperta di Social Media Marketing, con un approfondimento sulla comunicazione del vino attraverso Facebook e i diversi Social Network. Filippo Ronco, fondatore & Ceo della piattaforma Vinix, porterà quindi la testimonianza diretta del suo social network dedicato ai professionisti della filiera enogastronomica.

L’appuntamento sarà l’occasione di presentare il corso “Winery E-commerce” nell’ambito dell’Executive Master in Wine Business Management. Ne parlerà Michela Peripoli, Team Leader Value Stream Formazione Custom – Imprenditorialità, a conclusione degli interventi.

Tutto il programma QUI.

Per informazioni e adesioni: Cristiana Nogara telefono 0444 333769 mail cnogara@cuoa.it.

Biscotti al cioccolato per nerd

Che la pasticceria sia una scienza esatta me lo sono sentito dire moltissime volte, ma c’è chi è andato ben oltre. Ben Krasnow è uno statunitense con due passioni: l’informatica e i biscotti al cioccolato. Si è così autocostruito una macchina, comandata da un software, in grado di miscelare con grande precisione gli ingredienti per realizzare l’impasto, in modo da poter trovare, finalmente, la giusta combinazione in grado di soddisfarlo pienamente. La potete vedere in azione nel video qui sopra.

Basta #selfie, è tempo di #felfie

 

L’Oxford Dictionary l’ha eletta parola dell’anno 2013. Il tasso di crescita del suo utilizzo sui social network nel corso dell’anno passato è stato del 17.000 per cento. Si tratta di selfie, o meglio #selfie, ossia “Fotografia fatta a se stessi, solitamente scattata con uno smartphone o una webcam e poi condivisa sui social network” per riportare la definizione del dizionario inglese.

La moda ha preso piede anche fra gli agricoltori, con risultati molto divertenti, solo che qui ha leggermente cambiato nome: #felfie. Giovani agricoltori crescono.

(via @agronotizie)

CRU-Auguri

Vi auguriamo di prendere con audacia decisioni CRUciali, di sCRUtare l’orizzonte e sognare, di non CRUcciarvi per qualche incomprensione, di adempiere ai vostri compiti con sCRUpolo, di deliziarvi con qualche piatto di CRUdités e di rilassare la mente con CRUciverba.

Buon Natale e Buon Anno da Studio CRU
Michele, Davide, Claudia, Margherita, Laura, Elisa, Alessandro

I vini della Valle d’Aosta al Merano Wine Festival

 

Ogni volta il Merano Wine Festival mi regala il piacere di conoscere qualche perla dell’enologia italiana e straniera, che ignoravo o non avevo mai avuto occasione di degustare. Una manifestazione che tra parentesi ha registrato anche quest’anno un grande successo con un’affluenza di pubblico e operatori del settore ancora superiore a quella delle edizioni precedenti: 6500 presenze nel 2013 con un incremento del 5% rispetto al 2012.

Tornando a quelle che sono state le mie “scoperte” di quest’ultima edizione direi che a rapire letteralmente i miei sensi ci sono stati i vini della Valle d’Aosta. Questa regione, la più piccola d’Italia, vanta una viticoltura eroica dove i vigneti sono messi a dimora anche a 1200 m di altitudine e su pendenze estreme superiori al 30%. Un minuscolo fazzoletto di terra responsabile di solo lo 0,1% della produzione nazionale, da cui nascono però vini di grande eccellenza. E’ qui che si assiste in maniera unica alla convivenza tra vitigni autoctoni, veri e propri tesori che in Italia non si trovano da nessun’altra parte, e vitigni d’importazione che hanno trovato in questo microclima un luogo ideale dove vivere. In questo ambiente particolare vengono prodotti vini bianchi estremamente profumati e aromatici e vini rossi dalla grande struttura.

Durante la mia visita ho avuto modo di assaggiare in particolare i vini di una società cooperativa del comune di Chambave “La Grotta di Vegneron”, che conta 120 soci, 15 DOC appartenenti alle Denominazioni di Chambave e Nus e 4 vini da tavola, che coprono tutte le tipologie di vino dall’aperitivo ai vini da dessert e meditazione. I vigneti, così come mi racconta Domenico Gyppaz della cooperativa, sono coltivati in piccoli appezzamenti di terreno e la coltivazione viene fatta rigorosamente a mano mentre la politica aziendale mira soprattutto a valorizzare i vitigni autoctoni quali Petit Rouge, Fumin, Vien de Nus e quelli tradizionali Muscat de Chambave e Nus Malvoisie. Tra i vini degustati sono rimasta decisamente colpita dagli aromatici in particolare lo Chambave Muscat nella sua versione secca, per la spiccata gamma di profumi e la freschezza, che lo rendono un perfetto vino da aperitivo. Magari in abbinamento ad un formaggio tipico di mezza stagionatura. Sublime direi poi lo Chambave Moscato Passito “Prieuré”, un vero e proprio nettare degli dei, ottimo da dessert (lo immagino servito con le classiche tegole dolci valdostane!) ma anche vino da meditazione in grado di risvegliare i pensieri più piacevoli grazie alla sua dolcezza perfettamente equilibrita, alla sua pienezza e a quell’intensità olfattiva e gusto-olfattiva di note di mandorla e miele. Un toccasana.

Quattro stelle per lo SchioDesignFood

L’occasione – è il caso di dirlo – era ghiotta: assaggiare in un colpo solo i piatti di tre fra i migliori cuochi vicentini. La prima edizione di SchioDesignFood ha infatti riunito in un’unica sala, o quasi, Nicola Portinari de La Peca (Lonigo), Corrado Fasolato di Spinechile Resort (Schio), Lorenzo Cogo de El Coq (Marano). Quattro stelle Michelin in tre, quasi cinque se si considerano i trascorsi di Fasolato prima di rifugiarsi sul Tretto.

La prima edizione, si diceva. Una costola vera e propria dello SchioDesignFestival, giunto alla sua quarta edizione e che ha riunito per quasi 10 giorni dentro la meravigliosa Fabbrica Saccardo designer e aziende allo scopo di creare rete e far girare le idee.

“SchioDesignFood – ha affermato l’Avv. Susanna Tagliapietra, uno degli organizzatori dell’evento – nasce dall’esperienza di SchioDesignFestival. Abbiamo deciso di mettere  in contatto il mondo del design industriale – creativo, ma anche tecnico e rigoroso – con il mondo del gusto e del piacere legato alle esperienze culinarie, vale a dire le due eccellenze che il mondo riconosce all’Italia”.

Si mangiava fra i prototipi allo SchioDesignFood, in alcuni casi sopra i prototipi, fra cucine e sedute, piatti in cartone e bicchieri biodegradabili. Divertenti le proposte degli chef, dal riso con i lieviti di Portinari, al famoso Acquario di Cogo, fino alle lasagne di seppia alla carbonara di Fasolato. A completare il tutto la presenza di Dario Loison con i suoi panettoni declinati in tre modi (spiedino, da bere e gelato) e la sicura regia di Antonio di Lorenzo, giornalista del Giornale di Vicenza e scrittore.

Una serata piacevole, un meticciato di design e cibo ben riuscito, con molti punti in comune. Speriamo in una seconda edizione.


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Direttore responsabile: Michele Bertuzzo
In redazione: Davide Cocco, Anna Sperotto, Giada Azzolin, Carlotta Faccio, Chiara Brunato, Marco Zanella, Irene Graziotto, Marta Xerra, Elena Scarso, Micaela Tussetto

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