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LABRENTA FESTEGGIA 50 ANNI DI ATTIVITÀ, PROIETTATA VERSO UN FUTURO SEMPRE PIÙ SOSTENIBILE

LABRENTA FESTEGGIA 50 ANNI DI ATTIVITÀ, PROIETTATA VERSO UN FUTURO SEMPRE PIÙ SOSTENIBILE

L’azienda vicentina continua il percorso di internazionalizzazione e innovazione attraverso una produzione rispettosa dell’ambiente e attenta al riciclo dei materiali

Labrenta, azienda vicentina specializzata in chiusure, fondata nel 1971 da Enzo Giordano Tagliapietra e guidata ora dai figli Gianni e Amerigo, festeggia nel 2021 i 50 anni di attività. Un traguardo che arriva in un momento sicuramente molto difficile per l’economia mondiale, ma altrettanto sfidante per una realtà dinamica come Labrenta.
Il 2020 per l’azienda, che conta oggi un centinaio di dipendenti tra le quattro sedi, si è chiuso con un fatturato di 11 milioni di euro in crescita del 5% rispetto all’anno precedente e una produzione che si attesta sui 160.000 milioni di chiusure – che si possono suddividere in quattro macro categorie: t-shape per i distillati, tappi a vite, versatori e chiusure per il mercato del vino – esportati per il 55%, in particolare negli Stati Uniti e in centro Europa.
I rallentamenti dovuti all’emergenza sanitaria in atto, soprattutto della prima parte dello scorso anno, non hanno fermato gli investimenti aziendali. Il management, infatti, ha fermamente creduto nei suoi progetti confidando nella crescita del mercato. Ne è un esempio l’apertura della sede negli Stati Uniti, che va ad aggiungersi a quelle del 2005 in Brasile e del 2020 in Messico.
“Abbiamo deciso di attuare investimenti importanti credendo fermamente nel nostro progetto di internazionalizzazione – dichiara Gianni Tagliapietra, CEO di Labrenta – Condividere le abilità e le competenze che caratterizzano il Made in Italy per creare progetti complessi e con standard qualitativi elevati è la strada che abbiamo deciso di intraprendere per soddisfare anche la clientela più esigente e non abbiamo voluto rinunciarvi. Festeggiamo quest’anno un traguardo importante e vogliamo ringraziare chi ha reso possibile raggiungerlo: i nostri genitori Enzo e Domitilla innanzitutto, per averci formato nella vita e nel lavoro, i nostri collaboratori, i fornitori, i partner e tutti i clienti, soprattutto i più esigenti perché con le loro richieste sfidanti hanno aiutato a migliorarci”.
“Il nostro percorso oggi – aggiunge Amerigo Tagliapietra, direttore vendite dell’azienda – prosegue per ampliare ulteriormente la rete e creare nuove partnership, puntando su innovazione e sostenibilità. Il 2021 ci vedrà impegnati nella progettazione e realizzazione di 5 nuovi brevetti e su una produzione sempre più attenta di blend innovativi e di minor impatto ambientale, che limitano l’uso di plastiche a favore di materiali di recupero di origine organica”.

Ufficio stampa:
Anna Sperotto
Chiara Brunato

BARDOLINO: ISTITUITE UFFICIALMENTE LE SOTTOZONE MONTEBALDO, LA ROCCA E SOMMACAMPAGNA

BARDOLINO: ISTITUITE UFFICIALMENTE LE SOTTOZONE MONTEBALDO, LA ROCCA E SOMMACAMPAGNA

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che riconosce le tre sottozone storiche

Montebaldo, La Rocca e Sommacampagna, i tre storici cru del Bardolino, sono tornati realtà: è stato pubblicato lunedì 12 aprile 2021 sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali che riconosce le tre sottozone e che permette al nuovo disciplinare di produzione della DOC Bardolino di entrare ufficialmente in vigore.
I tre cru del Bardolino erano già noti alla fine dell’Ottocento, quando il vino rosso rubino del lago di Garda era servito nei Grand Hotel svizzeri accanto ai vini di Borgogna e del Beaujolais. Già allora si conosceva l’esistenza di tre sottozone, individuate dai commercianti di vino nel 1825 (trent’anni prima della classificazione dei Bordeaux, fatta nel 1855) e poi identificate geomorfologicamente da Giovanni Battista Perez nel 1900 nel volume “La Provincia di Verona ed i suoi vini”. Ai vini di queste macro-zone erano riconosciute alcune peculiarità organolettiche e qualitative, che però sfuggirono ai compilatori del disciplinare di produzione del 1968.
“Siamo orgogliosi – commenta Franco Cristoforetti, Presidente del Consorzio di Tutela del Bardolino – che sia finalmente giunto a conclusione un lungo percorso iniziato oramai sei anni fa, nel 2015. Il nuovo disciplinare che da oggi entra in vigore ha lo scopo di puntare sulla territorialità e di valorizzare le diverse caratteristiche dei vini delle tre sottozone storiche, già note due secoli fa. Si tratterà di produzioni limitate e di considerevole pregio, destinate a offrire una nuova prospettiva, anche in termini di longevità, ai vini rossi del nostro territorio, esaltandone le caratteristiche di leggerezza e di finezza, secondo una visione storica che è tornata di grande modernità”.
L’area di produzione della sottozona Montebaldo comprende i territori comunali di Affi, Caprino Veronese, Cavaion Veronese, Costermano sul Garda e Rivoli Veronese. La zona prende il nome dall’omonima catena montuosa, dove le altitudini sono maggiori e il clima è più fresco. I vini qui prodotti ricordano i profumi della fragola e dei chiodi di garofano.
La Rocca, così chiamata dal colle che domina il lago di Garda a nord di Bardolino, comprende invece i comuni di Bardolino, Castelnuovo del Garda, Garda, Lazise, Peschiera del Garda e Torri del Benaco: nei vini di questa sottozona si ritrovano le note di lampone e di cannella.
Sommacampagna è la sottozona delle colline a sud-est della denominazione e comprende i comuni di Bussolengo, Pastrengo, Sommacampagna, Sona e Valeggio sul Mincio. Si tratta dell’antica Summa Campànea, l’alta campagna assolata che emerge dalla pianura. Ciliegia e pepe nero sono i profumi tipici dei suoi vini.
Per i produttori che abbiano rispettato fin dalla scorsa vendemmia le prescrizioni molto stringenti del nuovo disciplinare sarà possibile uscire sul mercato già il prossimo settembre con i primi Bardolino di sottozona dell’annata 2020: il decreto autorizza infatti la retroattività dell’utilizzo in etichetta del nome Montebaldo, La Rocca o Sommacampagna, che avrà una dimensione doppia rispetto a quella della menzione Bardolino, proprio per sottolineare la forte identità dei vini provenienti dai tre cru.
Un’ulteriore modifica prevista dal disciplinare di produzione della DOC Bardolino, inoltre, dispone che dalla vendemmia 2021 la percentuale massima utilizzabile di uva Corvina salga al 95% dall’80% in vigore sinora. Solo 100 quintali per ettaro la produzione di uva ammessa per le sottozone (contro i 120 quintali della “base” del Bardolino).

ASOLO PROSECCO: UGO ZAMPERONI CONFERMATO PRESIDENTE. LA DENOMINAZIONE CRESCE DEL +28% A MARZO

ASOLO PROSECCO: UGO ZAMPERONI CONFERMATO PRESIDENTE. LA DENOMINAZIONE CRESCE DEL +28% A MARZO


Consolidato il quarto posto nel panorama degli spumanti italiani raggiunto nel 2020

Ugo Zamperoni è stato rieletto Presidente del Consorzio che tutela l’Asolo Prosecco e I Vini del Montello durante il Consiglio di Amministrazione tenutosi martedì 6 aprile. Accanto a Zamperoni, al suo secondo mandato, è stata nominata vicepresidente Silvia Costa. Nel rinnovato Consiglio consortile siedono Enrico Bedin, Mattia Bernardi, Giovanni Ciet, Antonio Dal Bello, Roberto Giusti, Paolo Liberali, Simone Morlin, Giuliano Pozzobon e Dario Toffoli. Revisore dei conti è Lorenzo Tirindelli.
Clamorosi i dati di andamento della denominazione presentati nel corso della riunione del nuovo Consiglio: nel primo trimestre del 2021, l’Asolo Prosecco è cresciuto del 28% rispetto ai primi tre mesi del 2020 e la dinamica pare in ulteriore accelerazione, se si considera che il solo mese di marzo segnala una crescita del +45% rispetto allo stesso mese dell’anno prima.
“A fine anno, avevamo chiuso a quota 18,7 milioni di bottiglie – dichiara Zamperoni – collocandoci per la prima volta al quarto posto assoluto del panorama spumantistico italiano, un posizionamento che ora si consolida ancora di più. A marzo del 2021, infatti, le certificazioni dell’Asolo Prosecco hanno già superato i 5,1 milioni di bottiglie, il che vuol dire che abbiamo venduto 1,1 milioni di bottiglie in più rispetto ai primi tre mesi del 2020, confermando pertanto ancora una volta il trend favorevole che ci accompagna ormai da parecchi mesi. Se infatti ci confrontiamo con i dati dei primi tre mesi di due anni fa, fuori dunque dal contesto pandemico, la crescita dell’Asolo Prosecco è addirittura del +41%. Pur con tutta la prudenza suggerita dal contesto socio-economico globale, guardando agli ordinativi sembrano esserci i presupposti per immaginare che il trend di sviluppo non muti nei prossimi mesi, che sono tra l’altro particolarmente favorevoli al mercato degli spumanti. Dal lato dell’offerta, siamo perfettamente in grado di assecondare questi ritmi di incremento, che del resto avevamo già ipotizzato quando decidemmo, tra le pochissime denominazioni italiane ad aver fatto questa scelta, di non ridurre le rese ad ettaro della scorsa vendemmia, prevedendo anzi l’adozione di una riserva vendemmiale, capace di assecondare la domanda. Fu una scelta adottata all’unanimità dalla nostra Assemblea dei Soci, che si mostrò compatta, così come altissima è stata l’adesione all’Assemblea elettiva di rinnovo delle cariche consortili, che ha visto esprimersi addirittura il 94,8% degli aventi diritto, dando un grande segnale di coesione della filiera produttiva”.

CONSORZIO DI TUTELA DEI VINI COLLI BERICI E VICENZA: SILVIO DANI RICONFERMATO PRESIDENTE

CONSORZIO DI TUTELA DEI VINI COLLI BERICI E VICENZA: SILVIO DANI RICONFERMATO PRESIDENTE

Accanto a lui come vicepresidenti Giancarlo Cavazza e il neo eletto Matteo Lovato. Ampliamento dei mercati e valorizzazione del territorio le priorità, auspicando la ripresa del turismo

Silvio Dani è stato confermato presidente del Consorzio di Tutela dei vini dei Colli Berici e Vicenza. L’incarico è stato assegnato durante l’ultima riunione del Consiglio di amministrazione che si è svolta il 18 marzo. Per Dani, che gestisce un’azienda agricola di circa 10 ettari di vigneto a Sarego (Vicenza), si tratta del terzo mandato alla guida del Consorzio dopo anni di partecipazione come rappresentante nel Cda e come vicepresidente di Cantine dei Colli Berici.
I soci del Consorzio Colli Berici e Vicenza hanno eletto il nuovo direttivo nel segno della continuità per affrontare le sfide del presente e porre le basi per nuovi progetti di valorizzazione delle denominazioni tutelate. Ad affiancare Dani nella conduzione del Consorzio due vicepresidenti: Giancarlo Cavazza, dell’Azienda Agricola Cavazza, riconfermato, e il neo eletto Matteo Lovato, vice presidente di Vitevis. La rosa dei consiglieri è composta da Nicola Dal Maso, Enrico Pegoraro, Pierpaolo Cielo, Flavio Barbieri, Pierluigi Dal Maso, Andrea Marzari, Daniele Dal Maso e il nuovo eletto Matteo Franchetto. Definite le cariche istituzionali ora il Consorzio dei Colli Berici e Vicenza pensa al futuro e alla valorizzazione delle produzioni. Una sfida che passa anche attraverso il rilancio del turismo. “Il sistema Colli Berici e Vicenza DOC ha retto alla crisi dovuta alla pandemia Covid – spiega il riconfermato presidente Silvio Dani – Siamo fiduciosi e speriamo che nei prossimi mesi il turismo e l’enoturismo possano ripartire. Il nostro obiettivo è affiancare tutte le aziende socie per perseguire attività a sostegno del territorio e della sua promozione, per far conoscere i nostri vini non solo ai vicentini ma anche al mercato italiano ed internazionale. Il vino infatti può essere un traino importante per il rilancio del turismo e la promozione di tutte le bellezze artistiche, storiche, paesaggistiche, della nostra bellissima area berica e vicentina”.

VIAGGIO AL CENTRO DEL TERROIR: IL FUTURO DI MONTE DELLE VIGNE È BIOLOGICO

VIAGGIO AL CENTRO DEL TERROIR: IL FUTURO DI MONTE DELLE VIGNE È BIOLOGICO

Efficientamento energetico in cantina, nuovo approccio enologico in vigna e vendemmie biologiche certificate ICEA caratterizzano il progetto aziendale

Arriva a compimento il percorso sostenibile di Monte delle Vigne iniziato nel 2016: dal 2021 la vendemmia sarà interamente biologica e certificata dall’ICEA – Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale.
In Monte delle Vigne l’attenzione all’ambiente emerge in tutte le fasi produttive. A guidare questo corso, fin dal suo esordio, il rispetto della natura e della tradizione, principi ispiratori di tutela del patrimonio e dell’identità dei Colli di Parma. Già da diversi anni l’azienda di Ozzano Taro (Parma) limita l’utilizzo di prodotti fitosanitari in vigna e sceglie tecniche naturali e poco invasive, semina il sovescio per il controllo naturale delle erbe infestanti, rifiutando i disseccanti chimici, e attua un attento dosaggio delle risorse idriche disponibili.
Il lavoro in cantina prevede procedure di riciclo dei materiali e la struttura stessa è pensata in ottica di efficientamento energetico, per ridurre al minimo l’impatto ambientale. L’approvvigionamento energetico della cantina ipogea è garantito anche da un impianto fotovoltaico e da un impianto solare termico per la continua riduzione dell’impronta carbonica: oltre il 35% dell’energia utilizzata è autoprodotta. Tra gli obbiettivi per i prossimi anni l’azienda parmense intende aumentare l’utilizzo di energia elettrica ottenuta da fonti rinnovabili.
“Nonostante il periodo complesso che stiamo attraversando, siamo alla vigilia di un anno epocale per Monte delle Vigne – dichiara l’amministratore delegato Lorenzo Numanti – Vogliamo affrontare le sfide che abbiamo di fronte con la consapevolezza che l’unica scelta possibile è avere a cuore la salute del nostro pianeta e di chi lo abita. Attraverso l’agricoltura biologica ci poniamo l’obbiettivo di valorizzare i nostri vigneti, eliminando ogni dinamica invasiva per un futuro ‘a impatto zero’, al fine di raccontare storie irripetibili di grandi terroir, di grandi vigneti e di grandi vini”.
“A Monte delle Vigne vogliamo custodire la nostra terra, sviluppare una viticoltura sostenibile e in equilibrio naturale – conclude il presidente Paolo Pizzarotti – incentivando la ricerca delle metodologie più avanzate, per contrastare i cambiamenti climatici ormai evidenti ed elevare la qualità dei nostri vini. È un percorso non facile, ma estremamente stimolante, che speriamo di poter perseguire e affinare”.

ZORZETTIG: IL TEMPO E IL RISPETTO DELLA NATURA NEI BIANCHI MYÒ

ZORZETTIG: IL TEMPO E IL RISPETTO DELLA NATURA NEI BIANCHI MYÒ

L’azienda friulana guidata da Annalisa Zorzettig presenta i vini bianchi dell’annata 2019, frutto di un nuovo approccio enologico che prevede due anni di affinamento

Una nuova visione incentrata sul valore del tempo inteso non solo come rispetto per la natura e il suo ritmo, ma anche come processo di evoluzione del vino stesso.
È partita da qui l’idea di Annalisa Zorzettig, titolare dell’azienda vitivinicola di Cividale del Friuli (Udine), di evolvere l’approccio ai vini bianchi della linea Myò Vigneti di Spessa – Pinot Bianco, Friulano, Sauvignon, Ribolla e Malvasia – prolungandone l’affinamento e attendendo non più uno, bensì due anni per presentarli sul mercato. L’unico a essere stato messo in commercio nel 2020 è stato I Fiori di Leonie, un blend di Friulano, Pinot Bianco e Sauvignon del millesimo 2018, che si è aggiudicato al suo debutto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso.
“La volontà di prolungare l’affinamento prima della messa in commercio delle nuove annate Myò è stata una conseguenza diretta delle scelte fatte a priori in vigneto – spiega Annalisa Zorzettig – Su alcuni appezzamenti della linea Myò abbiamo selezionato uve con un grado di maturità e complessità generale più accentuato. Per la malvasia istriana abbiamo attuato una sorta di doppia maturazione ragionata (DMR) che ha permesso di ottenere sulla stessa pianta uve con grado zuccherino, acidità e in generale caratteristiche sensoriali diverse”.
Gli ottimi risultati ottenuti da queste uve sono anche il frutto del lavoro coordinato con l’agronomo Antonio Noacco, che ha censito la biodiversità, ossia controllato la presenza degli organismi utili, di insetti bio indicatori e la biodiversità vegetale nel vigneto. Il lavoro è proseguito con pratiche volte a stimolare la presenza di specie vegetali spontanee e autoctone, come per esempio lo sfalcio a filari alterni e la creazione di infrastrutture – aree verdi ecologiche interne ed esterne ai vigneti secondo il progetto Biodiversity Care.
In cantina il lavoro è stato condotto dall’enologo Saverio Di Giacomo. Successivamente alla fermentazione, una lunga sosta sui lieviti e l’affinamento in piccole botti di rovere hanno dato un risultato armonico dal punto di vista organolettico, una maggiore corposità e persistenza aromatica. Si tratta di vini che sono ancora agli inizi di un percorso e che potranno dare ulteriori conferme nei prossimi anni.

APPROVATA LA FUSIONE TRA CANTINA VALPANTENA E CANTINA DI CUSTOZA

APPROVATA LA FUSIONE TRA CANTINA VALPANTENA E CANTINA DI CUSTOZA

Dall’unione delle due cooperative veronesi nasce Cantine di Verona, una nuova realtà da 65 milioni di fatturato. Il presidente Turco: “Realtà sempre più competitiva”

Durante l’assemblea straordinaria dei soci di Cantina di Custoza che si è svolta oggi, sabato 20 marzo, è arrivata l’approvazione della fusione con Cantina Valpantena, con 118 voti favorevoli su 156 validi.
I soci di Cantina Valpantena avevano già espresso il proprio parere favorevole nel corso dell’assemblea di venerdì 18 dicembre, dove la proposta per la fusione con la Cantina di Custoza aveva ottenuto il 97% di voti favorevoli (196 su 202 votanti). L’assemblea di Custoza si era invece già espressa a favore sabato 12 dicembre con 89 sì su 157 votanti, ma non aveva raggiunto il quorum dei due terzi necessario all’approvazione.
A seguito di questa seconda votazione, dall’esito positivo, con la fusione delle due cantine sociali nasce Cantine di Verona, realtà da circa 30 milioni di euro di patrimonio, con un fatturato di 65 milioni, una dotazione di conferimenti di 300 mila quintali di uva e un centinaio di dipendenti.
“È una soddisfazione che i soci della Cantina di Custoza – dichiara il presidente di Cantina Valpantena Luigi Turco – abbiano accolto favorevolmente la fusione, un’operazione storica e di enorme valenza per il territorio, che nel tempo rivelerà i suoi frutti. Spero anche che chi ha legittimamente espresso voto contrario si possa rendere conto della bontà dell’iniziativa. L’abbiamo pensata nel rispetto delle due realtà partecipanti, con la volontà di valorizzare ancora di più i territori d’appartenenza e le rispettive denominazioni”.
Cantina Valpantena e Cantina di Custoza hanno stabilito le linee guida che fissano l’iter di sviluppo economico e commerciale della società post fusione, che prevede il mantenimento dei livelli occupazionali finora esistenti.
“La nuova realtà, nata dall’incontro di due storiche e riconosciute Cooperative di Verona – prosegue Turco – ci invita a una maggiore responsabilità verso i soci, i dipendenti e le loro famiglie. Siamo convinti che, con il coinvolgimento di tutti, saremo in grado di presentarci sul mercato con una società sempre più competitiva e strutturata, capace di sostenere gli investimenti commerciali necessari a conquistare i mercati una volta usciti dalla pandemia. Il cambio di nome sottolinea il nostro profondo legame con la città scaligera: Cantina Valpantena è da oltre 60 anni la cantina del territorio veronese e ora che abbiamo scelto di chiamarci Cantine di Verona questo legame sarà ancora più evidente”.
“Sono molto soddisfatto – dichiara il presidente di Cantina di Custoza Giovanni Fagiuoli – del risultato che abbiamo raggiunto oggi. La fusione con Cantina Valpantena è il coronamento di tanti anni di lavoro che mi hanno visto come presidente di questa realtà: sono convinto della validità dell’operazione e delle ripercussioni positive che avrà sui nostri soci”.

BENTU LUNA E L’INESTIMABILE TESORO DELLE VECCHIE VIGNE NEL CUORE DELLA SARDEGNA

BENTU LUNA E L’INESTIMABILE TESORO DELLE VECCHIE VIGNE NEL CUORE DELLA SARDEGNA

Famiglia Moratti firma un nuovo capitolo del suo umanesimo vitivinicolo con una cantina a Neoneli (Oristano). Sobi e Mari i primi vini a esordire sul mercato

Bentu Luna è il nuovo progetto enologico di Gabriele Moratti guidato dall’AD Gian Matteo Baldi al centro della regione Sardegna, l’unico in Italia a basarsi totalmente su vecchie vigne, che vanno da un minimo di 35 fino ai 115 anni di età. La cantina ha sede a Neoneli, in provincia di Oristano, mentre l’attività si sviluppa tra il Barigadu e il paesaggio policolturale del Mandrolisai, uno dei quattordici in Italia iscritti al Registro nazionale dei Paesaggi rurali d’interesse storico e l’unico della regione.

Lo stile Bentu Luna pone al centro l’essere umano e la sua capacità di interpretare la natura secondo creatività e scienza. Il valore intrinseco di quest’area è il terroir, inteso come intersezione tra microclima, qualità del suolo e lavoro dell’uomo. “I vigneti sono il frutto di una cultura millenaria rimasta pressoché invariata, fondata sul concetto di non proprietà e di naturale ereditarietà familiare che rischiava di essere abbandonata poiché non creava più reddito – spiega Gian Matteo Baldi – Insieme ai contadini e agli abitanti di Neoneli abbiamo concordato per la gestione condivisa dei vigneti, così da integrare la manodopera e il sapere locale con le nostre competenze tecniche e tecnologiche”.

La struttura organizzativa dell’azienda, come per la tenuta Castello di Cigognola in Oltrepò Pavese, si presenta snella e intergenerazionale, con giovani professionisti coadiuvati da consulenti esterni di caratura internazionale. L’enologa in loco è Emanuela Flore, affiancata dall’agronomo Giovanni Bigot e da altri professionisti tra cui l’enologo Beppe Caviola come responsabile dei blend.
L’approccio umanistico non può prescindere da un profondo rispetto per l’ambiente: dalla gestione dei vigneti all’architettura della cantina, fino ai materiali utilizzati per il confezionamento dei vini, tutto è pensato in ottica di sostenibilità e risparmio energetico.
Al fine di tutelare l’integrità di suolo, piante e grappoli, all’interno della vigna non sono ammessi macchinari ma solo uomini e animali. La raccolta è manuale così come la pressatura. Ciascuna particella è vinificata separatamente all’interno di vasche in cemento crudo di piccole dimensioni per rispettare le specificità di ogni microzona. Tutti i vini sono a fermentazione spontanea, con pied de cuve altamente selezionato e curato al fine di evitare derive. L’alta precisione e il minimo intervento umano, possibile grazie a un grande lavoro preparatorio in vigna, portano alla nascita di vini puliti che compiono subito la fermentazione malolattica.

Le prime etichette a esordire sul mercato sono Mari e Sobi. Mari è un Mandrolisai DOC, da vigneti tra i 35 e i 70 anni allevati ad alberello. Le uve sono 35% Bovale sardo, 35% Cannonau, 30% Monica raccolte nella prima decade di ottobre. Dopo una lenta e accurata diraspatura del grappolo, prende avvio la fermentazione con piede spontaneo in vasche di cemento. L’affinamento è di otto mesi in barrique di rovere di secondo passaggio, durante il quale si effettuano leggeri bâtonnage e si attiva la malolattica. Ne nasce un vino di grande equilibrio: al naso emergono note speziate, in bocca è morbido e colpisce per gli avvolgenti sentori di frutta scura e la deliziosa nota salata; il finale è caldo. Lo stesso processo di vinificazione è adottato per Sobi, rosso di Sardegna da vigneti tra i 35 e i 70 anni allevati ad alberello, per un naso delicato e una grande struttura. Le varietà che lo compongono provengono da diverse zone di Neoneli. I vitigni sono per il 25% Bovale sardo, 35% Cannonau, 5% Monica e 35% tra Pascale, Cagnulari, Carignano e Barbera.

Ufficio Stampa Bentu Luna

Alessandra Zambonin
Giulia Tirapelle

MOLINO MORAS CREA AMORBIMBI, LA FARINA CHE NUTRE IL CAMBIAMENTO

MOLINO MORAS CREA AMORBIMBI, LA FARINA CHE NUTRE IL CAMBIAMENTO

Creato dal molino friulano con il supporto dell’ISS, il prodotto risponde alle esigenze di adulti e bambini sopra i tre anni di età, con una riduzione dell’80% di micotossine

Molino Moras, con il supporto tecnico e scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha creato AmorBimbi, la farina di grano tenero studiata per un’alimentazione dedicata e consapevole di grandi e bambini sopra i tre anni di età.
AmorBimbi è certificata dall’ente imparziale DNV GL per una riduzione dell’80% di micotossine rispetto al limite massimo fissato per legge dall’Unione Europea. Le micotossine sono contaminanti di origine naturale presenti nel grano e nella farina che possono provocare alcune intossicazioni alimentari. La farina AmorBimbi è certificata zero pesticidi e zero glifosato ed è prodotta da grano italiano proveniente da un progetto di filiera corta regionale.
Quella di Molino Moras, realtà storica con sede a Trivignano Udinese (UD), è una scelta imprenditoriale innovativa, etica e sincera nata per dare una risposta ad un’evidenza scientifica. AmorBimbi è una farina pensata appositamente per l’alimentazione dei bambini a partire dai tre anni di età e mira a tutelare una fascia di consumatori sensibili che il mercato alimentare attuale ancora non considera adeguatamente. Esiste infatti una normativa specifica per i prodotti alimentari destinati all’infanzia (0-3 anni), mentre non è stato considerato il maggior rischio di esposizione per i bambini con età superiore ai tre anni, i quali, nonostante il ridotto peso corporeo, sono equiparati agli adulti.
“AmorBimbi è il risultato di tante domande che, in quattro anni di lavoro, hanno finalmente trovato risposta – spiega Anna Pantanali, responsabile R&S di Molino Moras – L’idea ha preso forma nel 2017, quando è iniziato il prezioso progetto di ricerca con l’ISS e io ero da poco diventata mamma. Da lì possiamo dire che c’è stato uno sviluppo parallelo, basato su un valore guida: la sicurezza. Da una parte la sicurezza scientifica fatta di studi, analisi, ricerche e risultati, e dall’altra quella sicurezza accogliente, positiva, confortante che ogni genitore vuole donare ai suoi figli”.
La creazione di AmorBimbi ha visto il coinvolgimento del dottor Carlo Brera, senior researcher dell’ISS e tra i massimi esperti di micotossine a livello internazionale. Nel progetto di ricerca, in particolare, sono state illustrate tutte le fasi che hanno condotto all’identificazione dei parametri di sviluppo: dall’invio dei campioni di grano e di farina al laboratorio esterno di analisi al processo molitorio in azienda, fino alla distribuzione della micotossina dalla farina ai prodotti da forno realizzati.
Per AmorBimbi, l’azienda ha creato una nuova procedura certificata: ogni singolo lotto viene analizzato ed ogni passaggio è verificato con attenzione per garantire un alto livello di qualità e sicurezza alimentare della farina.
Molino Moras si muove da anni in un’ottica di sostenibilità, intesa come la responsabilità dell’impatto che ogni azione produce nei confronti di società, ambiente ed economia. Per questo motivo il sacchetto di AmorBimbi è al 100% plastic-free, realizzato in carta TERPAP® (carta naturale in pura cellulosa) proveniente da foreste sostenibili e certificate PEFC (Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale) e saldato con colla ad acqua.
La creatività di AmorBimbi è stata realizzata dagli studenti dell’Istituto universitario Isia Roma Design e illustra gli elementi principali del processo per creare la farina, attraverso linee semplici e sovrapposizioni tra esse.
La farina AmorBimbi è disponibile in formato da 500 g nei punti vendita Buteghe dal Mulin di Trivignano Udinese e UnSaccoMoras di Trieste e nell’e-commerce aziendale MoMo.

Chi siamo | Molino Moras
Molino Moras è un’impresa familiare attiva a Trivignano Udinese dal 1905. Dal capostipite Giacomo Morassi ad oggi, l’azienda tramanda di generazione in generazione i segreti dell’arte molitoria per dare vita a farine di grano tenero artigianali e di alta qualità.
Dal 2010 Molino Moras ha compiuto un’importante svolta sotto la guida di Nicoletta Moras, la quinta generazione della famiglia, trasformando le debolezze in punti di forza e scegliendo di mettersi in gioco e di aprirsi alle collaborazioni con figure esterne. Il coinvolgimento di nuovi professionisti si è rivelato fondamentale per perseguire costantemente l’eccellenza e ha permesso la ristrutturazione del processo molitorio, l’organizzazione di un ufficio qualità interno e la partecipazione a bandi di finanziamento.
Nicoletta, affiancata dalla figlia Anna, responsabile R&S, e dalla figlia Sara, responsabile Commerciale&Retail, ha accolto il cambiamento per seguire la via dell’innovazione, credendo in un sistema di valori su cui basare le attività di Molino Moras: etica, dedizione, rispetto di sé e degli altri, cura dei propri clienti e della comunità. I due punti vendita, a Trivignano Udinese e a Trieste, sono nati come luoghi di incontro, condivisione, trasferimento della conoscenza. Questo soddisfa il bisogno di ritrovarsi in luoghi veri, umani, fatti di persone con cui parlare e confrontarsi.

CENSIMENTO GENERALE DELL’AGRICOLTURA: FIVI RICHIEDE UNA GESTIONE INTEGRATA DEI SISTEMI DIGITALI DI RACCOLTA DATI

CENSIMENTO GENERALE DELL’AGRICOLTURA: FIVI RICHIEDE UNA GESTIONE INTEGRATA DEI SISTEMI DIGITALI DI RACCOLTA DATI

La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti sottolinea la necessità di alleggerire il processo burocratico a carico delle aziende agricole. Per un risparmio sia economico che di tempo

Un sistema di raccolta dati consultabile da tutti gli enti. È questo l’appello che FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, rivolge alle Istituzioni in seguito all’avvio, il 7 gennaio scorso, del 7° Censimento generale dell’agricoltura che si concluderà il 30 giugno 2021.
L’indagine Istat, modulata seguendo le disposizioni del Regolamento (UE) 2018/1091 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 luglio 2018, sta coinvolgendo oltre un milione e 700 mila aziende del settore con l’obiettivo di fornire un quadro statistico approfondito, a livello nazionale, regionale e locale, del sistema agricolo e zootecnico utile come base per le politiche future. Quest’anno, per la prima volta, il classico questionario cartaceo è stato proposto in formato digitale e valuterà l’impatto del Covid19 sulle aziende del comparto anche attraverso una tecnica multicanale di raccolta dei dati, che prevede il coinvolgimento dei Centri di assistenza agricola (CAA) nella Rete di rilevazione. Come sottolineato dal sito Istat, “partecipare è un obbligo di legge e un atto utile al mondo agricolo e al Paese”, ma nonostante l’evidente utilità del censimento, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti sottolinea ancora una volta le difficoltà incontrate dai piccoli produttori e la necessità di implementare il sistema di raccolta dati in un modello digitale integrato, accessibile e consultabile da tutti gli enti preposti della pubblica amministrazione che seguono il settore.
“È evidente – spiega Matilde Poggi, presidente FIVI – che il censimento richieda molte informazioni che il sistema della pubblica amministrazione detiene già: se i processi di digitalizzazione fossero implementati e migliorati, tali informazioni potrebbero essere condivise tra i diversi sistemi della Pubblica Amministrazione, senza interpellare ogni volta i produttori, snellendo in questo modo concretamente il processo burocratico, così da far risparmiare sia tempo che soldi agli agricoltori”. La presidente FIVI conclude: “Il carico burocratico per le aziende agricole è sempre troppo alto. Nonostante vengano dichiarati come prioritari i processi di alleggerimento e digitalizzazione del sistema, le azioni richieste alle aziende, sempre più complesse da gestire per i piccoli produttori, vanno in direzione opposta e contraria. Informazioni quali la superficie aziendale, il numero di ore dei dipendenti, le stesse informazioni anagrafiche dell’azienda, sono dati che i vignaioli hanno già comunicato. Basti pensare al fascicolo aziendale, che ogni attività è tenuta ad avere, attraverso il quale sono comunicate tutte le informazioni principali dell’azienda”.


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