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Nasce nonsaditappo

Ieri, 3 marzo, abbiamo messo in piedi la nostra nuova creatura: nonsaditappo.
Si tratta di un’iniziativa che ci ha commissionato il Sugherificio Veneto di Montagnana (località famosa per il suo ottimo prosciutto) e che vede come protagonista il tappo Procork.
Procork è un tappo in sughero dotato ai due lati di una membrana che ha lo scopo di prevenire le contaminazioni e le alterazioni del vino. Questa membrana lascia passare solo molecole di dimensioni molto ridotte, come l’ossigeno, ma non i liquidi o il TCA (tricloroanisolo), la molecola responsabile del sentore di tappo. In pratica, per fare un esempio, la membrana di Procork sta al vino come il Gore-Tex sta all’industria dell’abbigliamento.
La tecnologia, australiana, su cui si basa Procork prevede l’applicazione a caldo, senza l’utilizzo di collanti, di un sottile film plastico ai due lati del tappo. La membrana permette ai vini di evolvere in maniera naturale, senza l’insorgere di fenomeni ossidativi o riduttivi, deleteri per la qualità finale del prodotto. E senza la possibilità che il vino venga infettato dal TCA.
L’iniziativa prevede l’invio gratuito di due bottiglie di Shiraz Mount Avoca a tutti quelli che invieranno al Sugherificio Veneto una bottiglia con sentore di tappo. Bottiglia che potrà essere di qualsiasi tipologia, cantina, dimensione e provenienza.
Per maggiori informazioni consultate il sito dell’iniziativa.

Social Network come piovesse

In principio era Facebook. Il gigante, il capostipite, il social network capace di calamitare l’attenzione anche dei media tradizionali tanto grande è il suo successo e veloce la sua crescita.

Ma, si sa, diventando grandi, anche gli utenti si stancano, nasce un po’ di malizia e sorge, impellente, la voglia di specializzazione.
Se è vero, infatti, che la forza di Facebook sta proprio nel riunire, al suo interno, diverse funzioni, tanto da farlo diventare, a seconda delle necessità, un blog, un servizio di condivisione foto, di video, un microblog, resta comunque un servizio generalista e manca di approfondimento per le singole tematiche. Per ovviare a questo sono stati creati i gruppi e le pagine personalizzabili, ovvero delle stanze dedicate ad un singolo argomento, ma evidentemente questo non basta.

Dico evidentemente perché ieri è stata la giornata che ha visto la scoperta, da parte mia, di due nuovi social network dedicati eclusivamente al mondo del vino: Italian Wine List e Terroir Amarone.

Del primo posso dire che è encomiabile lo sforzo di catalogazione che è stato fatto per inserire oltre 50.000 vini italiani di più di 4.000 produttori. Per ogni vino è presente una scheda che riporta il voto medio delle guide (anche se non ho capito come abbiano fatto a uniformare i diversi criteri di attribuzione dei punteggi), il tipo, l’uvaggio e la fascia di prezzo (anche qui non si capisce quale prezzo). La cosa simpatica, ma che potrebbe presto essere superata se si riesce a trovare un nuovo criterio di valutazione edonistico, è che è possibile, da parte degli utenti, attribuire a ogni vino un proprio punteggio, che verrà reso visibile agli altri utenti della community e farà media con quello di tutti per l’attribuzione di una valutazione numerica user generated di ogni singolo vino.
Cos’altro può fare per noi questo nuovo social network? Ce lo suggerisce direttamente il sito nella sezione help:

– entrare in contatto gli appassionati e gli operatori del settore tra loro e con i produttori;?

– votare liberamente i vini ed avere un proprio diario di degustazioni sempre online;?

– consultare il voto medio che le guide hanno assegnato ai vini;?

– segnalare vini o produttori italiani non presenti nel database;?- creare eventi worldwide e diffondere l’amore per il Vino Italiano.

Il sito è ancora in fase di beta pubblica e ha bisogno sicuramente di alcuni piccoli aggiustamenti (per dire: non riesco a caricare la mia foto e c’è qualche elemento grafico che si sovrappone ad altri creando un po’ di confusione), ma sono peccatucci di gioventù, che si perdonano. La presentazione ufficiale, come riportato nel comunicato stampa, avverrà venerdì 3 aprile durante Vinitaly.

Terroir Amarone è invece una creatura di Fermenti digitali (Elisabetta e Giampiero) con la collaborazione di altri nomi noti della blogosfera italiana: Maria Grazia, Max e Angelo.
A detta degli stessi autori questo social network, basato sulla piattaforma Ning, è un esperimento, un tentativo di focalizzare la discussione sul vino della Valpolicella con due scopi ben precisi:

1.mettere in evidenza i tanti vignaioli che lavorano le proprie uve su terreni vocati, magari in cru identificabili dal consumatore, perchè esplicitamente dichiarati dal produttore, o “scoperti” dai tanti viaggiatori o attraverso l’uso della geo-referenziazione (mappe su Internet);
2. aprire un luogo di confronto e di scambio di informazioni tra chi produce e chi consuma, qui su Internet, dentro un social network che non sia superficiale come FaceBook.

L’idea è buona e condivisibile anche se, ovviamente e (penso) intenzionalmente, limitativa in termini di utenti coinvolgibili.
L’unico rischio che vedo è quello della polverizzazione della discussione. Immaginiamoci se dovesse nascere il social network del Torcolato, quello del Primitivo di Manduria, quello del Verdicchio dei Castelli di Jesi.
Mille rivoli che potrebbero non arrivare mai al fiume e, quindi, al mare.

Il marketing (del vino) ai tempi del web 2.0

In pochi hanno il coraggio di mettere nero su bianco le proprie conoscenze e di condividerle, almeno in Italia. C’è sempre la paura che qualcuno copi, prenda spunto, ci scavalchi o si renda conto della nostra ignoranza.
Per fortuna il web, e in particolare i social network, intesi come piattaforme per la condivisione di contenuti multimediali, hanno dato una scossa a questa abitudine e hanno permesso la condivisione della conoscenza. Ci si è finalmente resi conto che, come scritto nel 1999 nel Cluetrain Manifesto, i mercati sono conversazioni.
Vi segnalo con piacere, quindi, un gradevole e snello e-book pubblicato da Fabio Ingrosso che tratta di come l’avvento di internet, e in particolare dei social network, abbia cambiato il marketing del vino e delle pubbliche relazioni on-line.
I concetti ci sono tutti, sono chiaramente spiegati e illustrati tramite esempi, frutto della conoscenza e del tempo investito da Fabio in questi anni a seguire e studiare l’universo del vino on-line. I mezzi da impiegare, pure. Con i soliti quattro giganti a farla da padrone: Facebook, Twitter, Flickr e Youtube. Ma non solo: ci sono anche piccoli approfondimenti su altri mezzi come il podcast e sull’utilizzo di nuovo modello di comunicato stampa di cui anche noi ci siamo occupati in passato.
L’e-book, se queste parole vi hanno incuriosito, è liberamente scaricabile in pdf. Se invece volete vedere chi sia Fabio, fatevi un giretto su Techlovers.

E Twitter, zitto zitto, cresce

 

 

Si fa un gran parlare, da un po’ di tempo a questa parte, del fenomeno Facebook. Articoli su giornali, libri, servizi televisivi sono ormai all’ordine del giorno. Mi sembra giusto per un fenomeno che ha raggiunto ormai 5 milioni di italiani (Davide e Michele compresi).

E così, mentre tutti parlano di suo fratello maggiore, il piccolo Twitter cresce senza sosta, nonostante i problemi tecnici del 2008. L’aumento di utenti registrato l’anno scorso infatti è stato del 752% e il suo trend non accenna a diminuire.

Cos’è Twitter in due parole: è un misto fra un blog in miniatura, un forum e un gruppo di discussione. Aggiornabile in tutte le maniere possibili, anche via SMS, proprio come i messaggi dei telefonini accetta al massimo 140 battute per ogni post. Risulta il luogo ideale dove lanciare piccoli sassolini e riflessioni.

Per tutto il resto guardatevi il video sopra riportato e sappiate che, anche in questo caso, Studio Cru è presente.

L’importanza di essere [mini]

La notizia è vecchia, lo so, ma vale la pena comunque di essere diffusa e condivisa.
D’altra parte le festività e i pranzi luculliani del periodo appena trascorso hanno bloccato la nostra attività lavorativa e rallentato i nostri pensieri.

La notizia è che l’ottimo Gianluca Diegoli, tenutario del blog [mini]marketing ha dato alla luce, e Simplicissimus Book Farm* ha pubblicato, un e-book liberamente scaricabile dal titolo “[mini] marketing – 91 discutibili tesi per un marketing diverso”.

Mi limito solo a suggerirvi di scaricarlo, leggerlo e diffonderlo.
Il 2009 potrebbe essere veramente l’anno di un marketing (e di un mondo) migliore.

*Simplicissimus Book Farm è una creatura di Antonio Tombolini, figura storica dell’enogastronomia e del suo sviluppo on line in Italia: ideatore di Esperya e ora è la mente pensante di San Lorenzo.

Non siamo mica criminali: facciamoci sentire

Una proposta di legge vuole abbassare il limite massimo consentito di alcol nel sangue per chi guida a 0,20 gr/litro. Praticamente niente, se consideriamo che basta un calice di vino o un bicchiere piccolo di birra a rendere “in stato di ebbrezza” la maggior parte di noi.

Il messaggio che il legislatore vuole far passare è: “chi guida non beve, chi beve non guida”. Ergo, se devi guidare bevi Coca Cola, ma se hai qualcuno che guida per te ubriacati pure. Sì: una sera su due fai il bravo, ma l’altra bevi finché vuoi. Perché se vieti qualcosa a qualcuno, alla prima occasione “di libertà” si sfoga. Mi ricorda un po’ il toro della corrida, che viene tenuto segregato per alcuni giorni prima di uscire nell’arena.

Il punto è che così ci condannano ad una visione distorta dell’alcol. Ma per carità, lasciamolo fare agli anglosassoni o gli scandinavi, che forse non hanno miglior modo di divertisti dopo una settimana passata nella noia che rovinarsi il venerdì e sabato. Ma lo capite, signori legislatori, che la nostra è una cultura diversa? A me, e a molti appassionati di vino, birre e distillati, piace degustare, non ubriacarsi. E vogliamo degustare tutti i giorni, non essere astemi per cinque giorni e ubriacarci nel finesettimana. Il proibizionismo porta all’abuso, è provato. Un consumo responsabile e il buon senso sono il deterrente migliore per qualsiasi pericolo della strada.
E’ solo ed esclusivamente l’educazione al gusto che conduce al bere responsabile. Per questo ci batteremo contro questa legge assurda, è una questione di cultura. Cultura del cibo, del buongusto, quella per cui l’Italia è ammirata e stimata. E la vogliamo buttare via così?

La soluzione? Più educazione e più controlli sulle strade (in Italia se ne fanno 1 milione all’anno, in Francia 8 milioni). Pene severe per chi guida in stato di ebbrezza (vera ebbrezza!) e controlli (non solo sbandierati ma poi inesistenti) per chi guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Altrimenti si finisce per appagare semplicemente una morbosità mediatica che non ha riscontro nella realtà.

Per fare sentire la nostra voce, aderiamo all’iniziativa degli amici di Gustolocale www.noalcol.it. Facciamoci sentire. Ma questa volta sul serio.

Qualcuno mi dà un passaggio?

Io peso 70 kg.

Dalle tabelle diffuse dall’ex Ministero della Salute con una birra “speciale” da 8 gradi, a stomaco pieno, dovrei avere un tasso alcolemico di 0,26. Potrei quindi tranquillamente prendere la mia macchina e tornare a casa dalla mia famiglia.

Uso il condizionale perché da gennaio potrebbe non essere più così. Se infatti, come riportato dal Corriere della Sera, dovesse passare la proposta di legge che prevede l’abbassamento del limite massimo consentito da 0,5 a 0,2 dovrei seriamente considerare il fatto di aspettare un po’, farmi una corsetta, fare altre due chiacchiere e attendere l’abbassamento del contenuto di alcol nel mio sangue. Poi però dovrei sperare di non svegliare mia moglie al mio ritorno a casa, per evitare le randellate sulla testa con il mattarello per l’orario.
Più fortunato il mio socio, che con i suoi 100 chili abbondanti potrebbe berla (un po’) più tranquillo quella benedetta birra.

P.S. tralascio le implicazioni per la ristorazione e per i locali, altrimenti vado in depressione.

E ora proviamo con un i-book

 

 

Se questi intraprendenti signori che vendono on line frullatori hanno frantumato un i-phone per dimostrare le qualità dei loro prodotti, io posso tranquillamente immergere per 12 mesi in una barrique l’i-book del mio socio, giusto? Dimostrerà che i sentori di legno non sono preponderanti sul prodotto.

A giudicare dal buzz on line creato da questo video dovrebbe funzionare.

Ancora sull’entropia

L’entropia è una funzione di stato che, in termodinamica, viene

interpretata come una misura del disordine di un sistema fisico o più
in generale dell’universo.

Mi pare che l’entropia del nostro sistema enogastronomico sia ormai vicina al limite di sopportazione. E quindi leggiamo di bottiglie d’acqua a 99€, Chateau Latour venduto a 170.000 $, tartufi a 200.000 $ (ok, si trattava di beneficienza, ma…) e birre che vengono dallo spazio.

Una risata vi seppellirà. Ne sono convinto.


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