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Tutti ai fornelli

Il team building è di moda.

Team building: strumento di marketing aziendale per far condividere ai lavoratori momenti conviviali o di approfondimento anche al di fuori delle scrivanie. Lo scopo è quello di fare squadra, di rafforzare i legami tra colleghi.
Le proposte delle aziende si sprecano. C’è chi organizza maratone, cacce al tesoro, escursioni in montagna.
C’è chi propone veri programmi di formazione a colpi di brainstorming, incontri con psicologi e life coach, prove di coraggio sui carboni ardenti (testimonianza reale di un’amica).
E poi c’è chi organizza una gara di cucina in ufficio. Questi siamo noi.
Le regole sono molto semplici.
A rotazione Davide, Michele, Claudia e Francesco (Kina) portano il pranzo in ufficio un giorno la settimana prestabilito.
Strumenti a disposizione: un frigo per conservare e un forno per riscaldare.
Nessun limite alla fantasia. A Studio Cru tutti mangiano tutto.
Ad ogni piatto del giorno si assegna un voto. Le votazioni saranno divulgate pubblicamente su twitter. Non c’è nessun premio in palio.
Obiettivo: stimolare la creatività e mangiare sempre meglio.

Oggi si comincia. Per chi volesse fare il tifo cliccare qui

Immagine tratta da Flickr

Oneglass al giorno

Lo confesso: sono tasting panel dipendente. Nel senso che mi getto a capofitto su tutti i tasting panel che vengono organizzati on line: Poggio Argentiera, Zonin, La Maranzana, il burro delle Fattorie Fiandino, i lieviti di Cascina i Carpini; e ne organizzo pure: la grappa Brunello, il tapping panel Procork e il contest Tai Rosso con prosciutto e melone.
Quindi quando ho visto che Oneglass ne stava organizzando uno ho aderito molto volentieri. Perché l’idea è bella, il packaging molto curato, il sito dinamico e divertente. Ma volevo provare i vini. Che sono arrivati la settimana scorsa.
L’impressione è stata subito molto positiva, e le confezioni e la brochure fatta a librone hanno subito mandato vibrazioni molto positive. Abbiamo quindi messo in frigo i bianchi (Pinot Grigio e Vermentino) e dato una veloce passata al fresco anche ai rossi (Cabernet Sauvignon e Sangiovese), per avere una temperatura di servizio decente. Una cosa mi ha colpito: non c’era un solo vino in purezza. Erano tutti blend: Pinot Grigio+Traminer, Vermentino+Chardonnay, Cabernet Sauvignon+Teroldego e Sangiovese+Syrah.
Li abbiamo provati in studio a pranzo e devo dire che abbiamo avuto qualche difficoltà con l’apertura (abbiamo provato in tre) e soprattutto abbiamo dovuto schivare qualche schizzo che usciva dal bicchiere (Oneglass si deve spremere).
I bianchi, sinceramente, non ci sono troppo piaciuti. Profumi quasi di sintesi (azzardo fiala alla mandorla Cameo che la mia mamma usava per fare le torte quando ero piccolo per il Pinot Grigio, e the in polvere alla pesca Ristora che usavo per dissetarmi d’estate per il Vermentino), piatti in bocca e poco soddisfacenti in generale.
I rossi erano più invece più ordinari, senza infamia e senza lode, con solo qualche leggera nota di riduzione, ma probabilmente perfetti per il target che l’azienda ha in mente. E soprattutto, come ha detto Alessandro in un commento al post di Fabrizio, l’azienda guarda più alla forma che non al contenuto.
Come la vedo io? Intanto penso che costino troppo (1,6€ per 100 ml fanno 12€ per la bottiglia da 0,75). Continuo però a pensare che l’idea sia ottima, ma la qualità del vino, soprattutto i bianchi, sia decisamente da migliorare. Io punterei dritto dritto all’utilizzo in cucina (100 ml sono perfetti per sfumare risotti ad esempio) con packaging dedicati, e mi proporrei alle cantine, per fornire loro un servizio (ti metto il vino nel mio One Glass). Ma parlo senza numeri e dati davanti. E son sicuro che i ragazzi di Oneglass ci hanno già pensato.
Buon lavoro.

Le quattro piazze

Ormai non passa anno senza che nasca un nuovo social network. E non sto parlando delle numerose start up che si affacciano al web per dopo finire nel dimenticatoio. Sto parlando di piattaforme che fanno girare i numeri e che fidelizzano gli utenti.

Ultimamente, complice un amico, ho scoperto e ho sviluppato una forte dipendenza per Foursquare: un social network geolocalizzato che, molto semplicemente, fa sapere agli altri utenti dove ci si trova in un determinato momento. Questo è possibile grazie alla funzione GPS che ormai tutti gli smartphone in commercio hanno di serie.
Partito in sordina, adesso Foursquare guadagna 100 mila utenti la settimana, pronti a condividere la propria posizione nel mondo con il mondo. Tutto gira attorno al concetto di check-in: entri in un locale (ma può essere anche un supermercato, un ufficio, una pizzeria), attivi il programma dal tuo cellulare e fai sapere a tutti che ti trovi proprio lì, proprio in quel preciso istante, magari condividendo il messaggio su Twitter o Facebook.
Fin qui nulla di speciale, ma lasciamo che entrino in campo il gioco e il marketing. Perché gli “inventori” di Foursquare hanno avuto la giusta e brillante idea di dare alla loro creatura anche una componente ludica, permettendo agli utenti più affezionati di diventare “sindaci” del locale visitato, di accumulare punti per sfidare gli amici e di poter sfoggiare alcune medaglie virtuali, che in gergo vengono definite badges, che si guadagnano visitando più posti possibile.
Il marketing entra in gioco quando il locale lo desidera: in America non si contano i casi di sconti, offerte, premi per gli utenti che diventano sindaci, in modo da creare una competizione che va tutta a vantaggio dell’affluenza di pubblico.
Per maggiori informazioni date un’occhiata al video (in inglese, ma comprensibilissimo).

I 100 orti di Chiara

I 100 orti di Chiara

Lasciare la strada vecchia per la nuova, spesso è cosa buona. Così stamattina in sella alla mia bicicletta (andando verso il nuovo ufficio) ho scoperto l’esistenza di “100 orti”. 100 orti è un progetto di Chiara Centofanti. La sua idea è semplice: un grande orto alle porte di Vicenza finalizzato alla vendita dei prodotti. I clienti sostengono l’iniziativa con un abbonamento e ogni settimana vanno a prendere i loro prodotti come se andassero nel loro orto. Zucche, pomodori, cavoli, insalata, l’autoctono broccolo fiolaro, in base alla stagione. E ad ogni consegna Chiara regala un bouquet di fiori, sua grande passione. Chiara coltiva infatti nello stesso terreno piante e fiori, con una tecnica “quasi” sinergica, per ridurre al minimo l’uso di pesticidi. L’iniziativa ha avuto un gran successo, la voce si è sparsa, e in poco tempo gli abbonamenti ai 100 orti si sono esauriti. La storia di Chiara comincia con una laurea in scienze e tecnologie agrarie all’Università di Padova. Dopo un progetto nelle scuole di piccoli orti didattici, è cominciata la sua avventura con “100 orti”. Insieme a lei il marito e tre bambini. Brava Chiara!

Si trasloca

Il blog non viene aggiornato da un po’, ve ne sarete accorti. Il motivo è molto semplice: siamo impegnati nella preparazione del trasloco. Di solito quando si parla di trasloco in un blog si fa sempre riferimento a traslochi di server e di domini. In questo caso invece si tratta di un trasloco vero e proprio, quello fatto di scatoloni, scale, ascensori, furgoni e sudore. Avete presente?

Restiamo a Vicenza, ma ci spostiamo un po’ verso il centro città. Il nuovo indirizzo sarà Viale Verona 98.

Appena possibile riprenderemo le trasmissioni. Grazie per la pazienza.

Mercato del Vino: che fare

Fabio Piccoli è un noto giornalista vitivinicolo, oltre che un amico. All’attività meramente giornalistica negli anni ha intrecciato la consulenza per amministrazioni pubbliche, enti e consorzi in tutta Italia. Un bagaglio di esperienza che gli ha consentito di assurgere ad un punto di osservazione privilegiato sul mercato del vino, divenendone uno dei massimi esperti nel nostro paese.

Ora ha raccolto i frutti del suo lavoro in un volume intitolato “Mercato del Vino”, edito da L’Informatore Agrario, che vaglia dati e tendenze del settore alla luce di una visione strategica sulla direzione che sta prendendo il vino italiano. Compendio indispensabile per piccole, medie e grandi aziende del sistema vino.

Gli abbiamo chiesto di dare ai nostri lettori qualche consiglio: le prime tre cose che una media azienda vitivinicola dovrebbe fare per migliorare la propria presenza sul mercato. E da dove dovrebbe cominciare una piccola o piccolissima azienda agricola.

Perugia, Umbria, Italia, Europa, Mondo

Perugia è stata una bella esperienza. L’atmosfera che si respirava era quella delle grandi occasioni mescolata al pranzo della domenica in famiglia. Non so se mi sono spiegato.

L’occasione per trovarsi o ritrovarsi con Ryan e Gabriella Opaz, Francesco Zonin, Gianpaolo Paglia, Fabio Ingrosso, Slawka G. Scarso, Samuel Sanders, Andrea Bezzecchi, Antonio Bonanno e Michela Cimnaghi, è stata il convegno sul wine&food organizzato da Media140. A coordinare ottimamente la mattinata Jacopo Cossater, il più fashion di tutti i wine-blogger.
Ricca di spunti, movimentata e sincera la discussione, con tanti casi pratici che aiutano sempre a capire il complicato (per alcuni) mondo della rete. Un mondo fatto di interconnessioni, reti, visi, persone, amicizie. Che lentamente sta passando dalla fase “tutti contro tutti” a quella del “tutti insieme per cambiare le cose”. O almeno così spero.
Perché, è inutile negarlo, tanti di quelli che erano sul palco quel giorno erano concorrenti più o meno diretti. Ma tutti avevano un profondo rispetto l’uno dell’altro. Perché oggi, grazie a internet, conta sempre meno l’azienda e sempre più la persona. E per la persona è più facile avere rispetto. Perché in quanto tale può meritarsi la tua amicizia, la tua stima, la condivisione di momenti conviviali, un brindisi, un regalo, una lunga discussione notturna sulla religione.
Ma non è tutto. Per un giorno abbiamo provato sulla pelle la potenza di un messaggio di soli 140 caratteri. E, come dice Jacopo, per una mattina il concetto di spazio è diventato molto relativo. Eravamo dappertutto.

 

Perugia, arriviamo

La notizia l’avrete ormai letta su millemila siti, e pure sui quotidiani. A Perugia è in corso il Festival Internazionale del Giornalismo. Deus ex machina di tutta la manifestazione Arianna Ciccone, che molti di voi conosceranno perché si è fatta carico della voce di migliaia di cittadini nella protesta contro il direttore del TG1 per il caso Mills.
La cosa bella è che il Festival del Giornalismo, con occhio lungimirante, dedica ampio spazio a quanto accade in rete. Sabato 24, per dire, alcuni degli attori del mondo del web wine&food è stato invitato a discutere di quanto accade ogni giorno sulle proprie e altrui tastiere. L’evento è previsto in Sala dei Notari a partire dalle 9.00, ma si può anche seguire comodamente in streaming.
Interverranno, in ordine sparso, Ryan e Gabriella Opaz, Francesco Zonin, Gianpaolo Paglia, Davide Cocco (sì, ci siamo anche noi), Fabio Ingrosso, Slawka G. Scarso, Samuel Sanders, Filippo Ronco, Andrea Bezzecchi, Antonio Bonanno, Michela Cimnaghi.

Organizza Media140. Modera Jacopo Cossater.

Giovani, carine e laureate

Anete e Grazia da tre anni sono testimonial ufficiali del vino della Cantina Beato Bartolomeo di Breganze al Vinitaly. Prima come naufraghe per promuovere il Vespaiolo “Sulla rotta del Bacalà”, poi come vespaioline per il Vespaiolo Breganze DOC e quest’anno come roselline per presentare il Rosa di Sera.
Anete, 22 anni lettone, è arrivata quattro anni fa in Italia e in tempo record ha imparato l’italiano e preso una laurea in Scienze della Comunicazione. Grazia, 23 anni veronese, sta concludendo gli esami della laurea specialistica in Economia e Commercio. Future addette alle pubbliche relazioni e al mondo dell’economia, in attesa di trovarlo, il lavoro vero, nella vita si guadagnano qualche euro dividendosi tra gli esami e i servizi di modelle e standiste. Abbiamo deciso di coinvolgerle in una simpatica intervista doppia, perchè queste ragazze non sono solo belle, ma anche preparate e impegnate.

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Direttore responsabile: Michele Bertuzzo
In redazione: Davide Cocco, Anna Sperotto, Giada Azzolin, Carlotta Faccio, Chiara Brunato, Marco Zanella, Irene Graziotto, Marta Xerra, Elena Scarso, Micaela Tussetto

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