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Baratto wine day: il giorno degli scambisti del vino

Le idee semplici sono sempre le migliori. Acquistare il vino direttamente dal produttore, magari vicino a casa, in discrete quantità, spuntando così un buon prezzo e avendo la garanzia di un prodotto ben conservato. E poi ritrovarsi tra appassionati per scambiare le bottiglie, incrociando regioni e aree di produzioni,  consigli e pareri.

E l’idea è del mio associato (nonché amico) Davide. Restio a vantarsi delle sue intuizioni (lui direbbe: resto schiscio) questa volta deve ammettere di aver avviato una cosetta niente male: dell’ultima edizione del Baratto Wine Day (l’11 giungo a Terroir Vino di Genova) ne ha parlato anche Repubblica.it.

Sarebbe da fargli i complimenti, ma magari poi si monta la testa.

Concorso Le Vigne del Palladio: i vincitori premiati a Sapor Di Vino

Il concorso “Le Vigne del Palladio”, lanciato lo scorso 25 maggio in occasione del BeVi DOC Live al Golf Club Colli Berici di Brendola, ha dato il suo atteso esito.

La rassegna dei migliori vini DOC proposta dal Consorzio tutela vini Colli Berici e Vicenza, infatti, è stata sottoposta, appena prima dell’evento, al giudizio di un particolare gruppo di critici, composto in parte da esperti del settore e in parte da semplici consumatori abituali di vino.

Teatro della proclamazione dei vincitori, sabato 9 giugno, è stata l’affascinante Villa Trissino Marzotto, durante la Rassegna dei Vini del Veneto Sapor Di Vino.

I vincitori sono, per la categoria vini Bianchi, il Sauvignon 2011 Cantina Ca’Basso; per la categoria Tai rosso il Tai Rosso 2011 Fattoria Le Vegre; per la categoria Tai Rosso Riserva il Tai Rosso Riserva “Cìo Bacaro” 2009 Az.Agr. Pialli; per la categoria vini rossi da vitigni internazionali vendemmia 2011 il Cabernet Franc 2011 Fattoria Le Vegre; per la categoria vini rossi da vitigni internazionali annate precedenti a pari merito il Cabernet “Pozzare” 2010 Piovene Porto Godi e il Cabernet Sauvignon 2010 Mattiello.

La novità di questa seconda edizione sta nell’unione dei voti della giuria di esperti e di quella popolare in un voto unico per ogni singola categoria. Il giudizio finale viene ad essere, così, frutto dell’equilibrio tra la valutazione tecnica e l’altrettanto importante piacevolezza relativamente ai consumatori abituali, i “Mario Rossi” del vino.

Nella foto, a destra, Fiorenzo Pialli dell’azienda agricola Pialli.

 

Un aperitivo ozioso

Un aperitivo ozioso

Consigli per un aperitivo ozioso: sedersi all’ombra di un albero di ulivo, fischiare con i fili d’erba, chiacchierare con un nuovo amico. Meglio se immersi nel Parco Naturale dei Colli Euganei. Mettete in pratica questi consigli a Visite al tramonto, sabato 16 giugno dalle 18 alle 20 a Villa dei Vescovi, durante il Festival dell’ozio organizzato dal Fai Fondo Ambiente Italiano. In programma una visita alla villa accompagnata da una degustazione di vini. I vini sono quelli di Quota 101, azienda dei Colli Euganei che di una nuova avanguardia bucolica ne ha fatto un manifesto.

Il Festival dell’ozio si propone come rivendicazione dei ritmi naturali dell’esistenza, tra la cura del sé, del proprio intelletto, del proprio spirito e lo sviluppo del proprio lato creativo. Sabato 16 e domenica 17 giugno saranno due giorni ricchi d’iniziative: bookcrossing, pranzi slow, yoga per adulti e bambini, spettacoli di giocoleria, laboratori di origami e orto. Anche gli scatti sono oziosi, con Instagram. Per il programma dettagliato cliccate QUI.

Le visite al tramonto a Villa dei Vescovi con i vini Quota 101 si ripeteranno anche domenica 8 luglio e domenica 23 settembre. Con aperitivi rigorosamente oziosi.

 

 

Genova, e ho detto tutto

Genova, e ho detto tutto

Non ci stava tutto nel titolo. Perché Genova è una sineddoche: la parte per il tutto. O anche il tutto per la parte.

Perché Genova è TerroirVino, ma è anche Vinix Unplugged Unconference, la cena a Villa Spinola, il Baratto Wine Day, il Garage Wine Contest, le Degustazioni dal Basso. E – novità delle novità – il #tourpapillo nella Genova segreta.

Si parte sabato e si finisce lunedì. Noi ci saremo, che poi vuol dire che io ci sarò. Ma questa è un’altra sineddoche.

[foto Music In]

Colfòndo, etica e solidarietà

Colfòndo, etica e solidarietà

C’è negli ultimi giorni una sacrosanta gara alla solidarietà nei confronti delle popolazioni emiliane, ed anche il mondo del wi-fu cerca di fare la sua parte. C’è chi acquista P.Reggiano caduto a terra per aiutare i caseifici della zone, e chi decide di devolvere il ricavato di un evento come Colfondo e l’etica nel piatto.

Ergo: venerdì 8 tutti a Villa Bortoluzzi di Noventa di Piave a celebrare questo vino rifermentato in bottiglia che sta vivendo una nuova gioventù. Solo alcuni consigli per gli acquisti: dalle 17 ci sarà un mini barcamp dedicato al wine  &food coordinato dal bravo Alessio Baù, mentre alle 18.30 il Saggio Bevitore Alessandro Carlassarre guiderà una degustazione di tutti i vini in esposizione. E poi musica, divertimento, otto ristoratori etici, chiacchiere e un’asta di beneficenza a colpi di Magnum. Tanta roba insomma.

Se pensate di passare è consigliabile prenotare su Eventbrite.

 

Una riflessione sui social network

Una riflessione sui social network

In qualità di neofita della Comunicazione, dopo aver frequentato un master in media digitali, e in quanto quasi “nativa digitale”, vorrei proporre una riflessione sui social network.

Il loro crescente uso è percepito come una tendenza evolutiva del progresso tecnologico. Il contesto è un cambiamento sociale che si rivela ora più che mai rapidissimo, e porta in seno un’evoluzione del comportamento sociale ed economico: il web è un universo di informazioni alla portata di tutti, e ormai fin dalla più tenera età (i nati dal 1999 sono appunto definiti “nativi digitali”), i consumatori sono sempre più informati e consapevoli, per questo richiedono una vicinanza anche relazionale con le aziende, ricercano da loro attenzioni e un’interazione “one to one”, che mal si accorda con i modelli standard di comunicazione “one to many”, che vedevano l’azienda (come pure qualsiasi altra fonte d’informazione, media compresi) come un’autorità emittente messaggi in modo unidirezionale.

Individuare e circoscrivere cause ed effetti nella complessità dell’evoluzione sociale non è facile, ma è importante notare che, se da una parte i social network sono da annoverare fra le cause di tali cambiamenti, dall’altra, per le aziende soprattutto, possono essere visti come un “fruttuoso effetto”. Ovvero, dal momento che questa è la realtà dei fatti, i social si rivelano un prezioso strumento per cogliere il massimo del vantaggio dal nuovo assetto sociale e dai nuovi bisogni del consumatore.

C’è da chiedersi se le aziende, specie in momenti di crisi economica, siano attente ai mutamenti rapidi (anche se talvolta difficili da indagare per chi non è al passo con le tecnologie) o siano ancora ancorate ai vecchi modelli.

Ancora, proprio perchè i social sono uno strumento utile a fronte di un’evoluzione generale e pervasiva della psicologia sociale, la questione non rimane circoscritta alle grandi imprese, e la riflessione dovrebbe investire ormai tutti, o quasi.

 

Foto da Flick’r di socialmediahq

Etilometri, tremate

Etilometri, tremate

In principio era Drive Beer. Ora arriva il calice Drive Safe Cup. Lo produce la vetreria di Borgonovo, e promette grandi cose:

Il calice Drive della Borgonovo è il primo calice testato scentificamente che grazie alla sua particolare conformazione permette di gustare gli alcolici riducendo sia le quantità del grado alcolico sia le calorie ingerite.

In pratica ha al suo interno, delle costolature, che facendo roteare il bicchiere in senso antiorario permette una rapida ossigenazione, una esaltazione dei profumi e una conseguente riduzione del 30% di tasso alcolico e calorie.

E pare sia stato scientificamente testato anche dalla SITAC (Società Italiana per il Trattamento dell’Alcolismo e delle sue Complicanze). Pare.

 

Le illustrazioni di Carla Manea

Le illustrazioni di Carla Manea

Prendi un foglio bianco e una matita, rigorosamente Koh-i-noor. Fai un primo schizzo. Poi ricalca con la matita 2b, più decisa, scansiona e colora al mac. Così sono nate le illustrazioni della nostro nuovo sito. Complice la mano di Carla Manea*, che abbiamo scelto per il suo lavoro artigiano. Imperfetto e unico.

Carla ha raccontato il nostro lavoro per immagini. I co-protagonisti sono tre: comunicazione web, ufficio stampa, relazioni pubbliche. Tutti ugualmente importanti, tutti dipendenti e funzionali l’uno all’altro.
Atto primo: I pesci / La comunicazione web
Le storie vanno condivise. Nel web si è sviluppata una nuova comunicazione, con strumenti diversi, in una rete sconfinata. Come nel mare. Dove si comunica in altre forme, oltre il verbo.
Atto secondo: Gli alberi / Le relazioni pubbliche
Da storia nasce storia. Gli eventi sono momenti di relazioni pubbliche, dove si presenta una storia da raccontare. Da un piccolo seme, se saprà farsi ricordare, nascerà prima un albero, poi un bosco.
Atto terzo: La moca del caffè / l’ufficio stampa
Alcune storie non finiscono mai di stupire. L’ufficio stampa, sa guardare dentro le storie di tutti i giorni, scoprendo cosa le rende uniche. Come il gorgoglio del caffè che ci risveglia ogni mattina.

* Carla Manea è un’illustratrice vicentina. Ha un blog e un sito. Pubblica per varie case editrici tra le quali Mondadori, Gruppo Periodici San Paolo (Famiglia Cristiana Giornalino – GBaby),  Il Pozzo di Giacobbe, Paoline Ed. Libri, Berg Publisher (Uk) e altre. L’ultima sua fatica è Illustrazioni da mangiare. Segni particolari: adora il vino rosso nella tazza della colazione.  Quella in cui il papà ci metteva latte, caffè e pane a pezzi.

[Carla nella foto di Licia Barcaro]

Venghino, siore e siori, venghino

Venghino, siore e siori, venghino

È un mondo che va a peso il nostro. Che ti tara sui numeri, sul mucio. 

Logico poi che si possano comprare i follower su twitter, come è logico che arrivino mail come quella di stamattina, in cui una fantomatica società numerica offre visite a siti al modico prezzo di 1 cent l’una. A che cosa servano resta poi un mistero, anche se un paio di risposte pelose ce le possiamo dare tutti.

Ma che tristezza.

Arrivano i canevisti

Arrivano i canevisti

In Francia direbbero Vins de garage. A Genova pure. A Breganze il vino però non si fa in garage, ma in caneva. Letteralmente caneva significa cantina, ma in reatà è qualcosa di più: quasi un ambiente sacro – prettamente maschile – in cui mostare, travasare, tastare, conservare il vino, in compagnia di altri due prodotti: sopresse e pevaroni che beca.

Ed ecco quindi i canevisti di Breganze. Finalmente usciti dalle loro segrete, hanno preso consapevolezza di una verità tanto evidente quanto finora negata. Nei loro, così imperfetti e spigolosi, c’è emozione. C’è l’autenticità. C’è il gusto della terra.

E i canevisti non si fermano qui. Hanno scritto il loro manifesto. Recita:

I canevisti sono un gruppo di amici, appassionati vignaioli, provetti vinificatori, saggi bevitori, che condividono alcuni valori della cultura del vino:
Il vigneto: il canevista è prima di tutto un viticoltore che coltiva la propria vigna vinificando esclusivamente le uve che coltiva
La biodiversità: il canevista ritiene importante mantenerla promovendo la coltivazione di varietà antiche, autoctone, rare, moltiplicandole preferibilmente in modo massale; Altresì non disdegna vigneti con ceppi di varietà miste.
Rispetto ambientale: il canevista considera importante effettuare trattamenti antiparassitari e concimazioni evitando quanto più possibile il ricorso a prodotti chimici di sintesi.
L’età del vigneto: il canevista considera la propria vecchiaia e quella del suo vigneto come un valore assoluto da raggiungere e mantenere.
La vendemmia: il canevista fa della vendemmia un momento di festa; la fa a mano insieme a suoi più cari amici.
La vinificazione: il canevista ritiene importante effettuare la vinificazione con il minor uso possibile di additivi, preferibilmente senza l’utilizzo dei lieviti selezionati e enologi.
L’affinamento: il canevista non ha nessun pregiudizio nei confronti di botti, barriques che può usare a suo piacimento
Stabilizzazione e filtrazione: il canevista stabilizza e filtra il suo vino preferibilmente senza l’utilizzo di nessun additivo e solamente grazie al freddo, al tempo e con i travasi.
Imbottigliamento: il canevista beve il suo vino anche sfuso perciò l’imbottigliamento è pratica facoltativa benché auspicabile
Convivialità: il canevista beve il suo vino per placare la sua quotidiana sete, ma aspira a ricevere visita dei suoi più cari amici per condividerne il piacere con altri, scambiarsi opinioni sul vino e la vita.

Ne sentiremo parlare, c’è da scommetterci.

 


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