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Enoturismo: un libro, aspettando il Festival

Si intitola “Guida all’Enoturismo Vicentino” il nuovo volume scritto da Francesco Soletti ed edito da Terraferma.

Alla conferenza stampa di presentazione, stamattina nella sede del “Consorzio Vicenza è” sono intervenuti il presidente di Vicenza è, nonché vicepresidente della Provincia di Vicenza Dino Secco e l’assessore provinciale all’Agricoltura Luigino Vascon. Hanno confermato che il Festival dell’Enoturismo, la cui prima edizione si era tenuta nell’ottobre dell’anno scorso a Vicenza, diventerà un appuntamento biennale. Ragioni di bilancio – e il venir meno della prevista alternanza con la provincia di Treviso – consigliano prudenza.

E allora intanto Vicenza si consola con questo libro di 144 pagine, curate con precisione da Francesco Soletti, già autore per lo stesso editore di numerosi studi sull’enogastronomica vicentina. Cinque le sezioni in cui è suddiviso: una dedicata all’anda e venire per ville e cantine, una dedicata appunto al Festival dell’enoturismo, una alle Strade del vino, una con il calendario delle manifestazioni e infine un indirizzario di aziende e associazioni del settore.

Sarà disponibile in libreria e negli uffici di informazione turistica.

Tre blogger per Montegalda

La provincia di Vicenza è ancora troppo poco conosciuta. Ma sa regalare emozioni: la distilleria artigianale ancora in funzione più antica d’Italia, i prodotti del territorio declinati con precisione didascalica ma calore dalla trattoria lungo la strada, i parchi romantici, il museo veneto delle campane, i castelli, i conventi, il territorio rurale.
Abbiamo tentato di farla conoscere in una due giorni molto intensa a Jacopo, Fabrizio e Rossella (+Cavia) grazie alla Distilleria F.lli Brunello.
Qualcuno ricorderà il Tasting Panel che organizzammo con Paolo, Giovanni e Stefano sulle loro grappe della linea I ricordi. Bene, avevamo anche detto che all’interno dei 25 partecipanti avremmo estratto tre nominativi destinati ad essere ospitati per un fine settimana nei Colli Berici. E così è stato.
Per due giorni Montegalda si è lasciata scoprire dai tre amici blogger provenienti da Perugia, Roma e Cuorgné (quest’ultimo piccolo paesino piemontese che si affaccia sulla Valle d’Aosta). Ed è piaciuta, almeno a quanto scrivono sui loro blog. Sono piaciuti i profumi e la magica atmosfera che la distilleria dei Fratelli Brunello sa regalare. Sono piaciute le piccole chicche che il territorio di Montegalda nasconde (e nasconde bene dico io). Sono piaciuti i piatti del territorio assaggiati per la prima volta, i vini, le grappe. Ed è piaciuta l’ospitalità familiare dei fratelli Brunello. E tutto questo non può che renderci orgogliosi.
Tutto il resto lo lascio alle loro parole.

Gambellara Wine Festival

Manca poco alla decima fatica del Gambellara Wine Festival. Domenica 26 settembre addetti del settore e semplici curiosi potranno degustare i migliori bianchi di Gambellara. Ma non solo. Durante la giornata premi e menzioni alle migliori uve della DOC e i vini dell’annata precedente. Palcoscenico della manifestazione sarà Palazzo Cera (Via Borgolecco, 2 ). Bella da visitare la mostra dell’uva che verrà inaugurata alle 10.30. Al pomeriggio invece, alle 14.00, si potranno assaggiare gustose specialità regionali alla mostra-degustazione dei prodotti tipici locali. Per partecipare è previsto un costo d’ingresso di 10 € che prevede un bicchiere serigrafato e la tracolla porta bicchiere. La degustazione sarà possibile fino alle 20.00.

Da mettere in agenda anche una cena di gala che si terrà giovedì 23 settembre. A Villa Bongiovanni a Locara di San Bonifacio (VR) il gruppo ristoratori della Strada del Recioto unirà le forze per una serata dedicata a “i migliori anni del Gambellara classico”. Il 2010 è infatti il traguardo dei 40 anni del riconoscimento dei vini a DOC Gambellara e durante la cena saranno abbinati ai piatti proposti vecchie annate di Gambellara classico, a testimonianza della longevità di questo vino bianco. Durante la serata saranno premiati i vincitori del concorso per il miglior Recioto di Gambellara DOCG e il miglior Gambellara Classico DOC. La partecipazione alla cena prevede una quota di 38 €.
Info: Strada del Recioto tel. 0444.444183. Comunicazione: Studio Cru

Rafaël Rozendaal

Nel web si comunica, chi con i social network, chi con i blog, chi con un sito.
E poi c’è chi sceglie di comunicare creando arte digitale. Rafaël Rozendaal è uno di questi. Un’artista olandese che mi ha fatto conoscere Alessio, un amico.
La sua arte si riassume così: ogni opera è un sito internet, il nome dell’opera è il dominio del sito.
Le opere sono in vendita, l’acquirente firma un contratto di acquisto e il dominio/opera diventa suo.
Quello che più mi piace è l’idea democratica del web che Rafaël Rozendaal ha declinato alla sua arte: l’opera deve rimanere pubblica. E così tutti possono fruire delle sue creazioni digitali senza pagare un biglietto.
Rafael Rozendaal espone e crea dal 2001. Il suo sito è arrivato a quota 20 milioni di viste all’anno (fonte: Google Analytics). Il museo più visitato al mondo è il Louvre con 8,3 milioni di visitatori all’anno.
Rozendaal ama il cibo, su sua confessione. Basta guardare il suo profilo twitter, scrive ogni cosa che mangia (dieta alquanto discutibile).
A me diverte molto la sua gelatina. Per interagire con la sua arte cliccare qui.
Think digitally, act physically.

La birra inedita di Adrià

Vedi Ferran Adrià e ti fidi. Anzi, all’inizio ti spaventi. Poi guardi l’etichetta sopra il tappo e, dopo aver letto €4,80 tiri un sospiro di sollievo e metti la birra sul bancone del tuo beer-shop di fiducia per il conto.
Diciamo subito che la bottiglia è bella. Che l’etichetta è bella. Roba minimal, di quelle che piacciono molto a me. Sfondo scuro e stella dorata. Nulla più.
E poi ha il bindello, che conosco di nome da poco, solo grazie a Luca. E a me il bindello piace assai. Allora appena arrivi a casa, prima di deporre tutto in frigo, lo prendi e leggi che Inedit è: una miscela sapiente di birra lager e birra di frumento. Inedit utilizza una combinazione di malto d’orzo, frumento, frumento, luppolo, coriandolo, scorza d’arancia, lievito ed acqua. E subito la mente ti torna alle amate blanche belghe. E allora qualcosa non ti torna. Riapri il bindello e leggi, in prima pagina: Inedit significa “Mai creata prima”. Dichiarazione che stride un po’, a leggere fra le righe, con gli ingredienti riportati, utilizzati da secoli per fare birre in Belgio. Allora ti leggi gli ingredienti nel retroetichetta, e ritrovi riproposte le referenze citate nel bindello, ma trovi anche la presenza ingombrante dell’acido ascorbico. Cioè la vitamina C, utilizzata come antiossidante. Funzione che normalmente nelle birre viene svolta egregiamente dal luppolo.
Ti suggeriscono di servirla nel secchiello del ghiaccio utilizzando bicchieri da vino bianco. Ma tu opti per il frigo, i Teku e il libero surriscaldamento (mi piace vedere l’evoluzione che le birre hanno scaldandosi).
Bella la schiuma che si sviluppa versandola, setosa, morbida e con una buona persistenza, che non guasta mai.
Il naso però è poco definito, si apre un po’ all’aumentare della temperatura, ma niente a che vedere con i pomeriggi d’estate che trovi nelle blanche fatte bene.  Dolcino l’impatto, con tanto malto a girarti in bocca, per un assaggio morbido. Forse un filino troppo, perché il luppolo alla fine non arriva a riequilibrare le sorti della battaglia. E l’esperienza rimane sospesa, indefinita.
Se guardiamo al rapporto soldo/felicità, a quel prezzo si beve molto meglio. Ma per il target a cui fa riferimento è perfetta: perfetto il packaging, perfetto il bindello, perfetto il contenuto.
Potenza del marketing.

Il Durello, gli amici e nuovi amici

È affascinante la storia del Durello. Un’uva tanto acida da essere per lungo tempo considerata adatta solo a fare vini da taglio, poi l’intuizione– perseguita inizialmente solo da pochi pionieri – di ricavarne uno spumante metodo classico che ne esaltava le doti e addomesticava gli spigoli, fino ad ottenerne un vino capace di confrontarsi a testa alta con gli spumanti più blasonati, di qua e di là delle Alpi.

E oggi una realtà fatta da un gruppo di produttori – ancora non molti, a dire il vero – che emana entusiasmo e arricchisce il territorio di iniziative spumeggianti.  Tra queste, non siamo potuti mancare all’annuale appuntamento con Durello and Friends, organizzato dall’associazione Giornalisti Amici del Durello.
Navigatori satellitari puntati su Brenton, frazione collinare del comune di Roncà, in piena lessinia. Là, dove non osano i telefonini, abbiamo potuto assaporare gli ultimi scampoli della Sopressa e Durello in festa con il panbiscotto. Eccellente l’accoglienza del paese, orgoglioso di offrire la propria ospitalità “cimbra”. E l’occasione per fare almeno tre scoperte.
1) Il Durello Metodo Classico dell’azienda agricola Sandro de Bruno, degustato en primeur dopo 12 mesi sui lieviti. L’intenzione del vignaiolo è quella di lasciarlo almeno altri 12 prima della sboccatura, ma potrebbe già essere pronto così, con un’acidità e una ruvidità che sarebbero intriganti. Ma accettiamo volentieri di attendere, in attesa di un’eleganza che la sosta prolungata saprà dare.
2) La Cantina Marti muove i suoi primi passi. Nata dalla secessione di 20 soci contrari alla fusione della Cantina cooperativa di Montecchia di Crosara in quella di Soave, si affaccia sul mercato con tre prodotti, tra cui un Durello metodo charmat, dalla buona fattezza. Interessantissimo l’apertivo proposto dal ristorante Baba Jaga con Durello, succo di ciliegia e ciliegia. Vedi video.
3) Cotechino, pearà, polenta e musso (parte del menu del giorno) sono piatti decisamente invernali.

Tutti ai fornelli

Il team building è di moda.

Team building: strumento di marketing aziendale per far condividere ai lavoratori momenti conviviali o di approfondimento anche al di fuori delle scrivanie. Lo scopo è quello di fare squadra, di rafforzare i legami tra colleghi.
Le proposte delle aziende si sprecano. C’è chi organizza maratone, cacce al tesoro, escursioni in montagna.
C’è chi propone veri programmi di formazione a colpi di brainstorming, incontri con psicologi e life coach, prove di coraggio sui carboni ardenti (testimonianza reale di un’amica).
E poi c’è chi organizza una gara di cucina in ufficio. Questi siamo noi.
Le regole sono molto semplici.
A rotazione Davide, Michele, Claudia e Francesco (Kina) portano il pranzo in ufficio un giorno la settimana prestabilito.
Strumenti a disposizione: un frigo per conservare e un forno per riscaldare.
Nessun limite alla fantasia. A Studio Cru tutti mangiano tutto.
Ad ogni piatto del giorno si assegna un voto. Le votazioni saranno divulgate pubblicamente su twitter. Non c’è nessun premio in palio.
Obiettivo: stimolare la creatività e mangiare sempre meglio.

Oggi si comincia. Per chi volesse fare il tifo cliccare qui

Immagine tratta da Flickr

Oneglass al giorno

Lo confesso: sono tasting panel dipendente. Nel senso che mi getto a capofitto su tutti i tasting panel che vengono organizzati on line: Poggio Argentiera, Zonin, La Maranzana, il burro delle Fattorie Fiandino, i lieviti di Cascina i Carpini; e ne organizzo pure: la grappa Brunello, il tapping panel Procork e il contest Tai Rosso con prosciutto e melone.
Quindi quando ho visto che Oneglass ne stava organizzando uno ho aderito molto volentieri. Perché l’idea è bella, il packaging molto curato, il sito dinamico e divertente. Ma volevo provare i vini. Che sono arrivati la settimana scorsa.
L’impressione è stata subito molto positiva, e le confezioni e la brochure fatta a librone hanno subito mandato vibrazioni molto positive. Abbiamo quindi messo in frigo i bianchi (Pinot Grigio e Vermentino) e dato una veloce passata al fresco anche ai rossi (Cabernet Sauvignon e Sangiovese), per avere una temperatura di servizio decente. Una cosa mi ha colpito: non c’era un solo vino in purezza. Erano tutti blend: Pinot Grigio+Traminer, Vermentino+Chardonnay, Cabernet Sauvignon+Teroldego e Sangiovese+Syrah.
Li abbiamo provati in studio a pranzo e devo dire che abbiamo avuto qualche difficoltà con l’apertura (abbiamo provato in tre) e soprattutto abbiamo dovuto schivare qualche schizzo che usciva dal bicchiere (Oneglass si deve spremere).
I bianchi, sinceramente, non ci sono troppo piaciuti. Profumi quasi di sintesi (azzardo fiala alla mandorla Cameo che la mia mamma usava per fare le torte quando ero piccolo per il Pinot Grigio, e the in polvere alla pesca Ristora che usavo per dissetarmi d’estate per il Vermentino), piatti in bocca e poco soddisfacenti in generale.
I rossi erano più invece più ordinari, senza infamia e senza lode, con solo qualche leggera nota di riduzione, ma probabilmente perfetti per il target che l’azienda ha in mente. E soprattutto, come ha detto Alessandro in un commento al post di Fabrizio, l’azienda guarda più alla forma che non al contenuto.
Come la vedo io? Intanto penso che costino troppo (1,6€ per 100 ml fanno 12€ per la bottiglia da 0,75). Continuo però a pensare che l’idea sia ottima, ma la qualità del vino, soprattutto i bianchi, sia decisamente da migliorare. Io punterei dritto dritto all’utilizzo in cucina (100 ml sono perfetti per sfumare risotti ad esempio) con packaging dedicati, e mi proporrei alle cantine, per fornire loro un servizio (ti metto il vino nel mio One Glass). Ma parlo senza numeri e dati davanti. E son sicuro che i ragazzi di Oneglass ci hanno già pensato.
Buon lavoro.

Le quattro piazze

Ormai non passa anno senza che nasca un nuovo social network. E non sto parlando delle numerose start up che si affacciano al web per dopo finire nel dimenticatoio. Sto parlando di piattaforme che fanno girare i numeri e che fidelizzano gli utenti.

Ultimamente, complice un amico, ho scoperto e ho sviluppato una forte dipendenza per Foursquare: un social network geolocalizzato che, molto semplicemente, fa sapere agli altri utenti dove ci si trova in un determinato momento. Questo è possibile grazie alla funzione GPS che ormai tutti gli smartphone in commercio hanno di serie.
Partito in sordina, adesso Foursquare guadagna 100 mila utenti la settimana, pronti a condividere la propria posizione nel mondo con il mondo. Tutto gira attorno al concetto di check-in: entri in un locale (ma può essere anche un supermercato, un ufficio, una pizzeria), attivi il programma dal tuo cellulare e fai sapere a tutti che ti trovi proprio lì, proprio in quel preciso istante, magari condividendo il messaggio su Twitter o Facebook.
Fin qui nulla di speciale, ma lasciamo che entrino in campo il gioco e il marketing. Perché gli “inventori” di Foursquare hanno avuto la giusta e brillante idea di dare alla loro creatura anche una componente ludica, permettendo agli utenti più affezionati di diventare “sindaci” del locale visitato, di accumulare punti per sfidare gli amici e di poter sfoggiare alcune medaglie virtuali, che in gergo vengono definite badges, che si guadagnano visitando più posti possibile.
Il marketing entra in gioco quando il locale lo desidera: in America non si contano i casi di sconti, offerte, premi per gli utenti che diventano sindaci, in modo da creare una competizione che va tutta a vantaggio dell’affluenza di pubblico.
Per maggiori informazioni date un’occhiata al video (in inglese, ma comprensibilissimo).

I 100 orti di Chiara

I 100 orti di Chiara

Lasciare la strada vecchia per la nuova, spesso è cosa buona. Così stamattina in sella alla mia bicicletta (andando verso il nuovo ufficio) ho scoperto l’esistenza di “100 orti”. 100 orti è un progetto di Chiara Centofanti. La sua idea è semplice: un grande orto alle porte di Vicenza finalizzato alla vendita dei prodotti. I clienti sostengono l’iniziativa con un abbonamento e ogni settimana vanno a prendere i loro prodotti come se andassero nel loro orto. Zucche, pomodori, cavoli, insalata, l’autoctono broccolo fiolaro, in base alla stagione. E ad ogni consegna Chiara regala un bouquet di fiori, sua grande passione. Chiara coltiva infatti nello stesso terreno piante e fiori, con una tecnica “quasi” sinergica, per ridurre al minimo l’uso di pesticidi. L’iniziativa ha avuto un gran successo, la voce si è sparsa, e in poco tempo gli abbonamenti ai 100 orti si sono esauriti. La storia di Chiara comincia con una laurea in scienze e tecnologie agrarie all’Università di Padova. Dopo un progetto nelle scuole di piccoli orti didattici, è cominciata la sua avventura con “100 orti”. Insieme a lei il marito e tre bambini. Brava Chiara!


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In redazione: Davide Cocco, Anna Sperotto, Giada Azzolin, Carlotta Faccio, Chiara Brunato, Marco Zanella, Irene Graziotto, Marta Xerra, Elena Scarso, Micaela Tussetto

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