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Voglio andare a vivere in America

Leggo che, secondo una classifica della rivista americana Outside Magazine, la miglior azienda sopra i 250 dipendenti in cui lavorare è il birrificio New Belgium.

Le motivazioni? Presto detto:

  • Dopo cinque anni di assunzione, gli impiegati possono usufruire di viaggi gratuiti Belgio “per coltivare la propria cultura birraria”
  • I dipendenti sono incoraggiati a spostarsi in bicicletta e ne ricevono una aziendale dopo un anno di impiego.
  • La New Belgium mette a disposizione dei propri lavoratori uno spazio yoga, un campo di pallavolo, una parete per arrampicate, un tavolo da ping pong e un biliardino.
  • I dipendenti possono usufruire di una cassa di birra a settimana e portare a lavoro con sè i propri animali.
  • I dipendenti sono incoraggiati a partecipare alla vita della comunità; inoltre, per ogni due ore di volontariato ricevono la paga di un’ora di lavoro.
  • La New Belgium dispone di un dettagliato programma di riciclaggio, che prevede anche lo smaltimento dei rifiuti prodotti dai dipendenti nelle proprie case.
  • I dipendenti della New Belgium posseggono quote aziendali e hanno libero accesso alle notizie riguardanti le decisioni del management, le situazioni finanziarie e altri aspetti societari.

Chi mi conosce sa che non sono per nulla attratto dagli States, ma per un posto di lavoro del genere potrei anche cambiare opinione.

Monsieur Magrez

Lo scorso 8 maggio, nella splendida cornice fornita dal Cavalieri Hilton di Roma, Monsieur Bernard Magrez ha presentato 13 vini dei suoi Chateau sparsi per il mondo. L’evento, voluto dall’importatore per l’Italia Wine & Spirit, era riservato alla stampa specializzata.

Magrez non ha bisogno di particolari presentazioni agli appassionati di vino. Basti dire che fra le sue proprietà annovera due Grand Cru Classé (Chateau Pape Clement e La Tour Carnet) e un Saint’Emilion Grand Cru (Chateau Fombrauge). Gli altri 33 Chateau in proprietà sono sparsi per la Francia e un po’ in tutto il mondo (finanche in Giappone). Magrez è inoltre socio dell’amico Gerard Depardieu nelle 8 aziende che questi possiede in Francia, Spagna e Argentina e di cui è distributore in tutto il mondo.

L’evento è iniziato alle 11.00, con una breve introduzione da parte di Magrez e con la successiva degustazione guidata da Daniela Scrobogna dell’AIS di Roma. Magrez ha espresso vivo apprezzamento per i vini italiani e ha anche dichiarato di essere interessato ad acquistare vigneti in Italia, probabilmente in Maremma.

Dopo le domande di rito ci si è spostati tutti al nono piano dell’Hotel per una colazione di lavoro orchestrata da Heinz Beck e Marco Reitano, chef e sommelier de La Pergola. Il tristellato ristorante romano ha aperto appositamente per Monsieur Magrez, evento più unico che raro.

I vini degustati sono stati:
Chatêau Haut Mouleyre Blanc 2006
Château Tour Blanche Cru Bourgeois 2004
Le Cadran du Château Fombrauge G.C. St. Emilion 2005
Château Le Grands Chênes 2003
Château Fombrauge G.C. St. Emilion 2004
Château La Tour Carnet G.C. Classé 1855 millesime 2004
Château Pape Clément G.C. Classé de Graves Rouge 2004
Château Pape Clément G.C. Classé de Graves Rouge 1986

A pranzo sono stati invece serviti:
Château Fombrauge Blanc 2006
La Sérénité Cuvée D’Exception Pessac Léognan 2004
Magrez Tivoli Rouge Médoc 2004
Ma Vérité G. Depardieu Haut Médoc 2004
Château Pape Clément G.C. Classé de Graves Rouge 1986
Le Sauterne de ma fille Château la Trèzotte 2003

Foto: Sigrid Verbert

Le incredibili naufraghe

L_ink re@dibile, periodico del Master in giornalismo “Giorgio Lago” dell’Università di Padova, dedica alle nostre naufraghe del vespaiolo la copertina del numero 5.


Il fatto: durante i giorni del Vinitaly abbiamo fatto
girare Grazia e Anete per i padiglioni della vinicola manifestazione
fieristica, vestite da naufraghe quattrocentesche, per invitare i
visitatori a degustare il nuovo vespaiolo “Sulla rotta del Bacalà”
presso lo stand della Cantina Beato Bartolomeo da Breganze.


Come ha scritto Antonio di Lorenzo: vivo successo.


Nella foto (mia) Anete e Grazia.

Anche nelle birre vince la semplicità

Abbiamo parlato stamane della vittoria della semplicità.


Leggo con piacere che anche Filip Geerts annovera, fra gli elementi fondamentali del successo della Westvleteren 12 (una delle birre più famose e costose al mondo), la semplicità.


Sarà una casualità o è necessario che tutto il mondo enogastronomico abbassi l’entropia del sistema?

Sette giurati per 12 chef

Lunedì scorso eravamo, in qualità di organizzatori e giurati, assieme agli amici di Gustolocale all’Extra Cooking di Thiene. Scopo della giornata: trovare il migliore abbinamento gastronomico con il Vespaiolo Extra Dry della Cantina Beato Bartolomeo da Breganze. Si trattava a tutti gli effetti di un concorso, che avevamo chiamato “Mille bollicine per un Vespaiolo” e che aveva visto la partecipazione di circa 30 ristoratori della provincia di Vicenza. Fra questi ne abbiamo selezionati 12 che si sono sfidati a suon di piatti nella piovosa giornata del 5 maggio.

Le sorprese non sono mancate. La giuria, ben diretta dal sempre istrionico Alfredo Pelle, ha decretato la vittoria dello chef Danilo Minuzzo, della Trattoria Alla Baracca di Vicenza, con una favolosa Anguilla brasata, seguito a breve distanza da Christian Zana e Stefano Mantello della Trattoria All’Isola di Cogollo del Cengio con un elegante Baccalà dissalato su patata schiaccianta, e da Renato Rizzardi della Locanda di Piero di Montecchio Precalcino con una bella versione delle lumache in camicia di polenta bianca, un piatto che Renato usa come antipasto e che personalmente ho divorato.

Bella la giornata e bella l’atmosfera che si è creata. Cuochi divertiti, impegnati e appassionati, oltre che disponibili al dialogo con i colleghi e con il pubblico.

Alla fine ha vinto la semplicità di un piatto che vede la sua forza nell’impiego di materie prime di indiscussa qualità e di una maniacale preparazione. Prepariamoci già ad una edizione 2009 che si preannuncia scoppiettante.

Per approfondimenti potete leggere un dettagliato resoconto di Roberto Gasparin.

potere del passaparola, ora misurato

Quando si prova a spiegare il potere del passaparola, la sensazione è quella del venditore di gelati in Alaska: ovvero hai voglia a dire che serve, ma quanto? ma come si misura? ma come si paga? Ovvero, qual’è il ROI (return on investment)?

Confortato da una notizia apparsa su varie testate (tra cui Economy di Panorama) la riporto da www.pubblicitaitalia.it

Una nuova ricerca messa a punto dall’agenzia
Weber Shandwick – multinazionale delle Relazioni Pubbliche – svela che la “Brand Advocacy” (che potremmo tradurre
come forza del passaparola generato dagli ‘ambasciatori’ del brand)
renderebbe cinque volte un investimento pubblicitario, quanto a
capacità di generare nuovi e fedeli consumatori.
La ricerca è stata condotta in collaborazione con Paul Marsden, già
docente presso la London School of Economics e studioso della Brand
Advocacy e del passaparola.
Il valore della Brand Advocacy è stato testato su cinque categorie
merceologiche e in quattro mercati in Europa, attraverso oltre 4.000
interviste online condotte su un campione di consumatori in ciascun
paese.
Il valore della Brand Advocacy è elevato. “In Europa è, in media,
cinque volte più probabile che i consumatori siano indotti all’acquisto
di un brand dalla Brand Advocacy piuttosto che dalla pubblicità” ha
detto Richard Moss, EVP European Brand Programmes di Weber Shandwck.
“Con buona probabilità molti brand potrebbero quindi trarre benefici
destinando una parte del loro budget pubblicitario a iniziative
progettate specificamente per generare advocacy”.

Cinque volte, in media, compreso il dado Star, per il quale Mike Buongiorno continua ad essere un ottimo testimonial. Ma per acquisti difficili come un Pc, un diamante o una bottiglia di vino qual è? molto più alta, di sicuro. Sarebbe il caso di cominciare a misurare!

Un altro blog?

C’era proprio bisogno di un nuovo blog? Beh, francamente no.
Almeno non se il blog di Studio Cru fosse solo un altro diario personale, uno
spazio in cui esprimere la nostra sacrosanta opinione, una bella vetrina delle
attività e dei lavori che facciamo ogni giorno. Ok che le nostre mogli in
questo modo potrebbero verificare che i nostri ritardi serali sono
effettivamente dovuti a presentazioni alla stampa, degustazioni e cene
d’affari… ma francamente – al di là della prova di fedeltà coniugale –
interesserebbero a qualcuno?


E allora stappiamo la bottiglia inaugurale de La Cantina dei
Cru con un buon proposito: vogliamo che questo nostro piccolo contributo alla
blogsfera diventi uno spazio di riflessione sul nostro mestiere e quel
bellissimo – e incasinato – mondo che ci gira attorno.


Vorremmo che fosse un forum di discussione e confronto
sull’enogastromia e la sua diffusione. Ci piacerebbe poter dialogare con
altre persone che, come noi, credono ancora che questa possa essere
un’espressione vera della cultura di un popolo e vogliono trovare il modo per
raccontarlo.

Ci piacerebbe parlare di valori autentici. E del modo di comunicarli.

 


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Direttore responsabile: Michele Bertuzzo
In redazione: Davide Cocco, Anna Sperotto, Giada Azzolin, Carlotta Faccio, Chiara Brunato, Marco Zanella, Irene Graziotto, Marta Xerra, Elena Scarso, Micaela Tussetto

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