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Pinterest: mostra ciò che ti piace

A proposito di social network, parliamo di Pinterest.

Nato da poco più di un anno, da agosto 2011 a gennaio 2012 ha moltiplicato per 10 il numero di utenti, che contano ora quasi 12 milioni.

È grazie alla condivisione di immagini e fotografie organizzate in settori d’interesse che il giovanissimo social promuove la connessione fra persone.

Il suo nome evoca l’unione dei concetti “appendere” e “interesse”. Ogni profilo dispone di un’esposizione delle immagini preferite, categorizzate in bacheche (boards), scelte fra alcune predefinite o liberamente create, distinte per diversi temi.

È recentemente nato il primo blog italiano su Pinterest. Si chiama Pinterestitaly ed è frutto dell’impegno e del talento di tre giovani amici appassionati del web che ho avuto il piacere di avere come colleghi di master.

Domenico, insaziabilmente curioso, è ossessionato dal web e dalle sue infinite risorse.

Paola, laureata in storia, è un’attenta e vivace esploratrice del mondo, non solo attraverso i viaggi ma anche grazie alla passione per la letteratura e per il cinema.

Azzurra, dai modi dolci e materni, ama raccontare e ascoltare storie, e si diverte a sperimentare i diversi modi di farlo attraverso i social media.

I loro contributi sono costituiti da dati su Pinterest, confronti con altri social, esempi di brand italiani che lo utilizzano, consigli su come un brand può conversare sul nuovo social.

A questo proposito, sono interessanti gli spunti sull’utilizzo delle immagini, regine delle tecniche per attirare l’attenzione, in modo ragionato e “social-oriented” da parte di un’azienda. Dallo spazio ai commenti, alla creazione di board intitolate “best fan comment”, alle domande pinnate connesse agli interessi dei fan, al collegamento con gli altri social.

Nonostante ci siano idee per muoversi in queste direzioni, un appunto su Pinterest è largamente condiviso: nato per le immagini, non è ancora abbastanza social, non come gli altri. Lo spazio ai commenti e ai repin non ha sufficiente rilievo, e non c’è un sistema di messaggistica.

La visibilità data dalle immagini è una risorsa impareggiabile per un’azienda, ma non può esulare dalla conversazione.

La strada per il nuovo social potrebbe essere ancora lunga, ma con i progressivi miglioramenti, ci si augura, in salita.

 

La gelateria che intervista i fornitori

C’è la natura dentro. Questo lo slogan della Gelateria Chiosco, con tre sedi dislocate a Vicenza e dintorni. Ma cosa significa c’è la natura dentro? Significa che per fare il gusto Fior di colazione Chiosco utilizza il miele dell’apicoltore locale Miola, che il latte lo prende biologico da Soster di Monteviale, la frutta (sempre bio) dalla signora Natalina di Creazzo. Significa ancora che la vaniglia arriva dal Madagascar, a sostegno di un progetto solidale. O che il gusto di questa settimana è il fico, in limited edition, perché una signora di Monteviale (paesino delle colline vicentine) ne ha portati un po’ direttamente dalla sua pianta.

Abbiamo cominciato a lavorare con Chiosco a marzo. o giù di lì.  Fin da subito Michele e Nicola, fratelli e titolari delle gelaterie, sono stati chiari. Essere quanto più trasparenti nel dialogare con i clienti, diretti, facendo nome e cognome di ogni ingrediente. Come comunicarlo? Intervistando i fornitori. E così nel  loro sito, una alla volta, vengono pubblicate le presentazioni dei fornitori attraverso un format di domande uguale per tutti. I primi due sono stati: la frutta della Natalina e la visciolata di Facci. E poco a poco verranno svelati tutti i nomi degli ingredienti.

Nel frattempo, 5 consigli per avvicinarsi alla gelateria Chiosco:
1. Se scegliete la sede di Monteviale , gustatevi il gelato dalla panchina di fronte la chiesa. Panorama e silenzio sono gli ingredienti segreti
2. Gettate coppette e cucchiaini nell’umido. Sono compostabili e riciclabili.
3. Se avete frutta del vostro orto in abbondanza parlate con Nicola. La trasformerà in gelato
4. Fate domande. Oltre a Michele e Nicola troverete ragazzi e ragazze preparatissimi
5. La menta è bianca. Non vi spaventate. Mancano solo gli aromi e i coloranti

Trasparenti si nasce o si diventa?

La risposta è ovvia: trasparenti si diventa. Si impara ad esserlo, nel mio caso non senza una certa innata resistenza.

Qui a Studio Cru ci sforziamo di esserlo. Per questo motivo ci è sembrato giusto, con la nuova release del sito, organizzare in modo chiaro il portfolio clienti. Che poi, Google Analitcs alla mano, è la pagina più visitata.

Abbiamo distinto chiaramente i clienti attuali da quelli passati. Cercando di spiegare esattamente cosa abbiamo fatto o stiamo facendo per ciascuno. Non è sempre così.

Alcuni nostri colleghi (parlo di PR o agenzie di comunicazione) citano tra i clienti aziende per le quali hanno fatto lavori assolutamente trascurabili. So di qualcuno che cita un’importante impresa internazionale, quando ha lavorato per un suo rivenditore autorizzato.

Altri colleghi, nel nostro settore, non menzionano mai quali sono i loro clienti. Con il risultato che non sai se quel tal vino recensito con tanto entusiamo dal giornalista-blogger-pr sia davvero irresistibilmente buono, oppure oggetto del suo lavoro.

Ancora, ci sono colleghi -caso limite – il cui sito non viene più aggiornato dal 2006, rendendo impossibile distinguere cosa stia o non stia facendo ora l’agenzia.

La trasparenza comunque paga. Visto che nei prossimi giorni inseriremo nel nostro portfolio quattro nuovi clienti che hanno confermato di voler lavorare con noi e le cui attività stanno per partire. Sono l’azienda agricola Piovene Porto Godi di Toara, il Panificio Vicentini di Maragnole di Breganze, Emmebi Bevande di Marostica e una nuovissima azienda agricola che ancora non ha un nome e che sorgerà prossimamente nei pressi di Gambellara.

Come si dice? Ah si: grazie per la fiducia accordataci.

 

 

Il diavolo, i dettagli e gli ebook

Lo confesso: sono un lettore forte. Un po’ ‘sta cosa del “forte” mi fa ridere, perché se consideriamo un gran lettore uno che in un anno legge 6 libri stiamo veramente messi male. Ma per le statistiche quello sono. Più realisticamente parlando, diciamo che i 6 libri li supero abbondantemente, ma non mi considero fra i più assidui e costanti lettori presenti sul mercato.

E ho un’altra confessione da fare: sono un early adopter. Ovvero sono uno che si getta sulle tecnologie poco dopo la loro uscita, soldi permettendo. Non proprio un innovatore, ma insomma, molto vicino.

Mescolando le confessioni di cui sopra è facile intuire che ultimamente mi sono appassionato agli ebook e possiedo un ereader, uno di quegli aggeggi che servono a leggere i libri elettronici simulando il più possibile l’esperienza della lettura su carta. Ho iniziato con un Cybook Orizon. Poi, frustrato dal touch screen, son diventato un quasi felice utilizzatore di Kindle. Ma intendiamoci: la colpa della mia quasi felicità non è l’aggeggino. No. Lui funziona bene, e non mi faccio nemmeno troppi problemi per il fatto che è legato a un formato proprietario e non legge gli epub. Certo mi farebbe comodo certe volte, ma riesco ad ovviare grazie a Calibre.

Quello che mi rattrista è la quantità di refusi ed errori che si trovano oggi negli ebook. E non parlo di titoli gratuiti autopubblicati dagli autori, dove sei magari anche disposto a chiudere un occhio. Parlo di romanzi famosi di editori prestigiosi. E via di accenti dove non ci dovrebbero essere o mancanti dove ci dovrebbero invece essere, doppie alla veneta o troppo abbondanti, parole che saltano rispetto all’edizione cartacea.

È lì che la mia anima di correttore di bozze esce fuori violenta, e urla la sua indignazione. Anche perché è convinta che proprio adesso sia il posto giusto e il luogo giusto per spingere gli ebook, ora che il mercato è triplicato rispetto ad un anno fa, ora che i prezzi dei lettori sono alla portata di tutti e facilmente ammortizzabili in poco tempo, ora che, pian pianino anche il libro sta perdendo la sua dimensione fisica.

Allora perché non soddisfarli questi benedetti lettori forti, questi maledetti early adopter, perché non fare uscire i testi con una decenza minima sindacale?

Perché alla fine un refuso, uno qualsiasi, a questi livelli rovina la lettura. Almeno a me. Perché il diavolo sta nei dettagli.

Foto da amazon.it

Un segno per l’Emilia

Un segno per l’Emilia è un progetto nato per dare un contributo alla rinascita dell’Emilia dopo il terremoto dello scorso maggio. L’idea arriva dallo studio grafico Kina, nostri vicini di ufficio (e amici).
Lo Studio Kina ha una sede a Vicenza, dove vive Francesco, e uno a Mirandola, dove vive Marco. Mirandola è uno dei paesi più colpiti dal sisma. Marco ci ha raccontato della paura di rientrare nella propria casa e di aziende danneggiate che faticano a trovare risorse per andare avanti. Ma anche della nonna che faceva il ragù mentre la terra tremava ancora o dell’azienda Cpl di Concordia che ha allestito due campus di 128 container dove poter lavorare. C’è tanta voglia di ricominciare. Nonostante tutto.
Un segno per l’Emilia è proprio questo. Francesco e Marco hanno lanciato un appello a grafici, illustratori, calligrafi per creare un manifesto da vendere on-line. La stampa sarà fatta da una tipografia del luogo e il ricavato devoluto a chi può aiutare direttamente le persone del luogo.
Per aderire al progetto c’è tempo ancora fino al 14 luglio.

Intanto i primi manifesti sono già arrivati. Da lunedì 2 luglio li troverete in vendita sul sito www.unsegnoperlemilia.it.
Studio Cru ha già prenotato il suo.

www.facebook.com/unsegnoxlemilia
www.twitter.com/unsegnoxlemilia

Leggere (e scrivere) 2.0

Alcune rivoluzioni socio-culturali procedono in maniera particolarmente nascosta. Così, non è facile rendersi conto della reale portata del cambiamento che la crescente fruizione del web sta alimentando nel modo di leggere.

Un noto articolo di Jacob Nielsen si intitola “How Users Read on the Web”, e la risposta fornita nella prima riga dell’articolo è un semplice “They don’t”.

Il navigatore non legge accuratamente, ma esplora avidamente gli enormi spazi del web. La ricerca di informazioni è più spasmodica e meno approfondita. La maggior parte degli utenti non legge riga per riga ma scorre la pagina.

La lettura sul web richiede più sforzo ed è molto più lenta di quella su carta, data l’abitudine acquisita nei primi anni di vita. Per i nativi digitali questo nuovo modo di leggere sarà molto più concretizzato nella cultura e molto più spontaneo.

E ora, dalle riflessioni sulla lettura alle regole per la scrittura, per rendere più “appetibile” il proprio testo in rete.

 

  1. Evidenzare le parole chiave, per fare chiarezza e fornire punti di riferimento: l’utente si serve della pagina web come “mappa” di un paesaggio visto dall’alto, essendo colma d’informazioni, non tutte fruibili;

  2. Creare testi brevi e appetibili, non lunghi, complessi e macchinosi;

  3. Servirsi di elenchi puntati;

  4. Frammentare il testo in paragrafi brevi con una sola idea ciascuno e inserire indicatori (parole chiave) come punto di riferimento;

  5. Le linee di separazione tra articoli scoraggiano la continuazione, servirsi degli spazi bianchi: inducono a soffermarsi, meno informazione riceve più attenzione;

  6. Preferire l’impaginazione con una sola colonna;

  7. Usare la tecnica della piramide invertita: partire dalle conclusioni e specificare in seguito i dettagli;
  8. Servirsi di numerosi link: l’ipertesto è l’essenza della nuova struttura testuale che il web rappresenta, non più sviluppata in lunghezza ma in profondità;
  9. Favorire la più preziosa risorsa del web: l’interattività.

 

Dunque, buon lavoro e buona lettura.

 

Foto di scritturaselvaggia.it

 

Buon lavoro a Elisabetta

Si chiama Kyoss ed è un mensile. Parla di cose belle: arte, design, architettura, interior, moda, libri e letture, green e natura. E tra le cose belle ci sono anche le cose buone, con rubriche su sapori, ristoranti e appuntamenti enogastronomici. Da oltre dieci anni è un occhio attento su Vicenza e provincia,  dove è distribuito gratuitamente in 650 tra ristoranti, bar, negozi, palestre e altri luoghi di ritrovo.

Il suo editore, Simone Pavan è un caro amico. Dal numero in distribuzione in questi giorni lo affianca come coordinatrice di redazione un’altra carissima amica: Elisabetta Badiello. Grazie all’esperienza e alla fantasia di Elisabetta, di certo Kyoss diventerà uno specchio della realtà ancor più acuto, intelligente, garbato.

I migliori auguri di buon lavoro da Studio Cru.

Le nuove professioni digitali

Il cambiamento che l’avvento del web 2.0 ha rappresentato, e rappresenta sempre più, nella comunicazione e nell’informazione investe le aziende dall’interno, nell’organizzare la gestione delle evolute relazioni con i consumatori e della presenza nella rete.

Nonostante per esse sia spesso difficile stare al passo con l’evoluzione del mondo digitale, all’interno di questo si delineano già necessità di competenze ben precise. Lungi dall’essere un settore professionale univoco, quello del digitale è ricco di discipline specifiche, ovviamente sfruttabili in progetti convergenti, con elementi in comune e fra loro complementari.

Nonostante le ovvie differenze tra aziende piccole e grandi, quasi tutte quelle che hanno una presenza sul web possono constatare l’importanza di queste diverse mansioni.

L’elenco è lungo, e va dal S.E.O., ottimizzatore dei risultati nei motori di ricerca, al Digital Pr, agli esperti di comunicazione integrata multicanale: All-line advertiser e Transmedia Web Editor. Ancora, il Web Analyst e l’e-Reputation Manager sono deputati all’interpretazione dei dati, il primo numerici e il secondo semantico-linguistici, per raccogliere informazioni sulla notorietà e sulla percezione dell’azienda e delle sue attività. Non ultimo il Community manager, che nella gestione delle interazioni sui social network deve esibire un notevole grado di empatia e indiscusse capacità relazionali.

Si tratta di preziose opportunità da valutare, da parte dei giovani, per un investimento sul futuro in uno dei settori che attualmente promettono una crescita certa.

Inutile dire che in questo ambito, definito in “costante fase beta”, l’esperienza sul campo costituisce la miglior garanzia in un curriculum. D’obbligo, oltre alle competenze oggettive, quelle relazionali e progetti condotti dal vivo, come la gestione di un blog o l’amministrazione di pagine o profili sui social.

 

Foto di Jobmeeting.it

 

Mousse fantasiose per un’estate dolce e spumosa

Scoppiata l’estate, e aumentate le temperature, la cucina più ricercata è quella fresca e leggera.

E da nota appassionata dei dolci e della loro preparazione, so bene che questa prelibata categoria di cibi non è affatto preferita nel periodo invernale piuttosto che in quello estivo.

Il primo pensiero va al gelato, ma non è il solo protagonista dell’ardente stagione. Una riflessione è da dedicare a un dolce sempre apprezzato e altrettanto capace di stuzzicare la fantasia nella scelta dei gusti.

Parlo della mousse.

Ho già pronte le ricette della più classica al caffè, della più leggera e rinfrescante al limone, della più golosa alla nocciola.

Ancora, la mousse alle fragole e frutti di bosco, con la base, la gelatina rigorosamente rossissima e la copertura decorativa di piccoli frutti rossi e di marmellata di fragole si rivela una meraviglia per gli occhi tanto quanto per il palato.

Per chi ambisce a un trionfo della dolcezza, il cioccolato bianco si scopre uno dei migliori compagni per lamponi, menta o nocciole.

Dal sapore più particolare e dalla preparazione più complessa, infine, la mousse alla menta marocchina con crosta di cacao e glassa al cioccolato e rum, quella al cocco e albicocche e, ultima, ma prima nel mio stilato ordine di preparazione, la mousse al cioccolato e cardamomo con copertura di nocciole tritate.

Mi aspetta una lunga lista, ma anche un’intera estate di tempo davanti.

 

Foto di dessertverona.it

 

 

Vino Futuri Possibili Storifyzzato

Come preannunciato lunedì ero a Milano, per assistere al convegno Vino Futuri Possibili organizzato dal Gruppo Sole24ore. Gli argomenti parevano interessanti, e infatti lo sono stati.

Complice un’ottima connessione wi-fi gratuita messa a disposizione di tutti i partecipanti, numerosi sono stati i tweet da parte di chi seguiva l’evento da Milano, così come paiono essere state molte le persone che hanno seguito via twitter l’evento. L’hashtag ufficiale era #vinofuturipossibili, che devo dire è stato utilizzato con precisione e assiduità da tutti.

Mi sono quindi divertito a raccogliere con Storify il flusso dei tweet che sono nati dall’incontro, escludendo i numerosi retweet per ovvi motivi di ridondanza. Lo trovate alla fine di questo post.

Mi piace però soffermarmi su alcune cose che mi hanno colpito, visto che un ottimo report è già stato fatto da Pamela nel suo salottino e su Vinix.

Sarò didascalico:

1. il vino è sempre di più legato al momento di fruizione, il pasto in particolare

2. il vino si compra in GDO, non in enoteca

3. il futuro del vino pare passare per i concetti di biologico e biodinamico. Ergo le strategie di marketing delle aziende si dovranno adeguare

4. il tappo a vite non lo vuole nessuno. Non lo vogliono il 68% dei produttori e il 73% degli addetti ai lavori

5. i relatori che twittano dal palco sono una piacevole sorpresa. Mi riferisco in particolare a Federico Capeci, che con il suo tweet “dal raccoLto al raccoNto” ha indicato meglio di chiunque altro quella che dovrebbe essere la strada maestra

6. c’è ancora una netta contrapposizione fra produttori e ristoratori. Se da una parte il report ha indicato che secondo i produttori il ricarico dei ristoranti deprime il consumo di vino, dall’altra Santini ha spiegato come cambieranno le liste dei vini, con una probabile pesante dieta dimagrante e il produttore chiamato a fare da magazzino per le vecchie annate e a mettere a disposizione una maggiore elasticità. In questo modo – sempre secondo Santini – potranno diminuire i ricarichi dei ristoratori

7. twitter ha uno spam contestuale. Appena l’hashtag #vinofuturipossibili è entrato nei Trending Topics (Tendenze in italiano), sono apparsi messaggi di probabile phishing da parte di fasulle signorine discinte

8. c’è gente che non ha ancora capito come si usa twitter, e ha tentato di farsi pubblicità utilizzando la momentanea visibilità dell’hashtag #vinofuturipossibili

Il report è liberamente scaricabile, per chi volesse – giustamente – approfondire.

http://storify.com/studiocru/vino-futuri-possibili


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In redazione: Davide Cocco, Anna Sperotto, Giada Azzolin, Carlotta Faccio, Chiara Brunato, Marco Zanella, Irene Graziotto, Marta Xerra, Elena Scarso, Micaela Tussetto

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