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Se dico De.Co.?

A volte è semplicemente una questione di tempismo. Il primo che va su internet e registra www.comunideco.it ha vinto. Suo il dominio e suo il risultato delle ricerche che migliaia (milioni?) di utenti faranno su Google quando vorranno sapere qualcosa in più su queste quattro lettere, De.Co., che stanno semplicemente per Denominazioni Comunali.
Una volta tanto i più veloci siamo stati noi. Ovvero la Provincia di Vicenza, che ha creato questo sito per promuovere le denominazioni di 17 comuni vicentini. Non male, considerando che in Italia sono già oltre 500 i comuni che hanno adottato questa formula.
Ma cos’è una De.Co.? È, sostanzialmente, uno strumento di marketing territoriale. Una denominazione relativa a prodotti della terra, o prodotti agroalimentari trasformati, che un comune adotta attraverso l’approvazione di un disciplinare che ne fissa caratteristiche e requisiti. Un marchio prettamente locale, a disposizione delle amministrazioni comunali e delle aziende della filiera alimentare per valorizzare le proprie produzioni. Ma al tempo stesso anche grande rete in grado di promuovere i comuni aderenti.
Un’idea del grande e compianto Gino Veronelli, sbarcata in provincia il 18 febbraio del 2004, quando lo stesso scrittore-degustatore propose il progetto a Creazzo, raccogliendo da subito l’interesse dei comuni di Recoaro Terme, Marano Vicentino, Asigliano, Grumolo delle Abbadesse, Villaverla e della stessa amministrazione creatina. E nelle De.Co. in cui crede fermamente la Provincia di Vicenza, come ribadito dal Vice Presidente Dino Secco nel corso della conferenza stampa di presentazione del sito. I prodotti del territorio, quindi, come volano del turismo, perché le De.Co. vogliono valorizzare quei prodotti di nicchia che non possono essere ampiamente commercializzati e quindi inducono gli appassionati ad andare ad acquistare e degustare i prodotti nelle loro zone di produzione.
La filosofia sottesa non è molto lontana dal concetto del “km 0”. Al pari di questa fortunata formula, mira a far viaggiare i consumatori per far degustare i prodotti agroalimentari sui territori, piuttosto che mettere su strada le merci. In questo modo si intende salvaguardare le piccole produzioni di nicchia rispetto alle grandi produzioni industriali: tradizioni agricole e gastronomiche a concreto rischio di estinzione, ma che meritano attenzione e tutela a difesa del patrimonio storico e della biodiversità naturale.
Un tema caro anche al Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, a cui si deve una rinnovata attenzione a questo istituto, e che ha inviato un suo messaggio alla presentazione del progetto della Provincia.
Il prossimo passo sarà quello di dare impulso alla commercializzazione dei prodotti De.Co., come ha spiegato Vladimiro Riva, direttore del Consorzio Vicenza È. Il sito infatti, verrà completato con i recapiti delle aziende agricole, dei rivenditori o dei ristoranti dove si possono acquistare o gustare i prodotti De.Co. vicentini. Buon lavoro dunque.

Astraio: il Viognier secondo Zonin

Secondo appuntamento con il tasting panel di Francesco Zonin. Questa volta, dopo la Puglia dell’Altemura di Altemura, Francesco ci fa assaggiare la Toscana. Ma non la Toscana che ti aspetti. Il vino da assaggiare questa volta è infatti l’Astraio 2008 della tenuta Rocca di Montemassi. Un Maremma Toscana Bianco IGT da uve Viognier. Un’inaspettata visita del corriere ed ecco materializzarsi sulla mia scrivania una borgognona grigio verde, estratta con cura da una confezione che la protegge grazie al polistirolo sagomato al suo interno, diversa dal simpatico guscio della Ewine Secure Pac che mi aspettavo. Ma funzionale comunque.
Per farci perdonare dal ritardo con cui avevamo assaggiato il Primitivo di Manduria della scorsa volta, non abbiamo fatto passare nemmeno 24 ore per assaggiare questo bianco di Casa Zonin.
Bevuto a pranzo in un assolato e caldo giorno d’estate, si è dimostrato bello beverino, caratteristica per noi importante. Il naso di pesca e di frutta tropicale (ananas in particolare) all’assaggio lascia lo spazio a un vino con una alcolicità importante e un bel corpo. Un residuo zuccherino che sembra abbastanza elevato, anche se non invadente, fa sì che il mio palato chieda un po’ più di secchezza. La persistenza in bocca è lunga e piacevole.
Un vino perfetto dal punto di vista tecnico, che sicuramente incontrerà i favori del pubblico, che però mi piacerebbe assaggiare con qualche “spigolo” in più.

Angiolino Maule e vini che regalano emozioni

 

 

Abbiamo incontrato Angiolino Maule, produttore di vini naturali a Gambellara.

La prima di una serie di video-interviste a produttori e personaggi del mondo dell’enogastronomia. Per sentire come la pensano in fatto di comunicazione e marketing dell’enogastronomia. Per conoscerli e conoscerci.

Grenache no global

C’è un vincitore alla sfida che si è tenuta nei Colli Berici tra Tai Rosso, Cannonau, Grenache e Guarnacha. L’autenticità dei territori. Questo è stato il verdetto unanime del primo simposio dei Terroir dei Grenache, organizzato dal gruppo Qualithos. Le autorevoli voci del convegno hanno dichiarato una sostanziale continuità tra queste varietà, pur in presenza di nette differenze che riflettono i caratteri dei territori di produzione. Come ha sottolineato Roberto Cipresso parlando di influenza dei fattori ambientali nella varietà, conferendone originalità. Originalità che si esprime nei territori. Lo ha confermato Attilio Scienza, ordinario di viticoltura all’Università di Milano, dichiarando che questi vitigni hanno un patrimonio genetico in gran parte identico, ma presentano alcune sostanziali differenze, dovute all’ambiente. Ma non solo, anche alla cultura e la mano dell’uomo come ha aggiunto Cipresso. Il terroir quindi come legame profondo tra il produttore e la terra in cui lavora. Che nelle parole di Tomaso Piovene, titolare dell’azienda Piovene Porto Godi, si traduce nell’amore e nella passione che ogni produttore trasmette al proprio vino, conferendone un’autenticità e un gusto unico. Una soluzione all’omologazione dei sapori.

Il Tasting Panel Poggio Argentiera

Con un po’ di ritardo sui tempi siamo riusciti anche noi ad assaggiare i vini del Tasting Panel Poggio Argentiera. Lo abbiamo fatto in due sessioni separate, in entrambi i casi a pranzo e in entrambi i casi con alcuni amici, non particolarmente avvezzi alle degustazioni, per avere anche un parere esterno che fosse slegato dalle logiche e dai riti di noi addetti ai lavori.
Diciamo subito i vincitori delle due categorie. Sui bianchi siamo stati unanimamente concordi nel giudicare l’Ansonica Bucce migliore del Guazza. Sui rossi invece ci siamo divisi. Gli “esperti” hanno preferito il Finisterre, mentre i “neofiti” il Ciliegiolo. Purtroppo non abbiamo potuto giudicare il Bellamarsilia perché ci è capitata una bottiglia con problemi.  Ma andiamo per ordine.

IGT Maremma Toscana Ansonica Bucce 2007: dico subito che è un vino che è nelle mie corde, e che è stato il vino che ho preferito in assoluto in tutto il panel test. Un vino di carattere, un po’ rustico e ruvido e al tempo stesso molto versatile a tavola. Un bel naso di frutta e di erba fresca. Sapido in bocca e con un piacevole retrogusto amarognolo che a me ricorda la mandorla. Un vino che, quando hai finito il bicchiere, ti spinge la mano verso la bottiglia. Avercene.

IGT Maremma Toscana Guazza 2008
: per me un vino da bere e ribere con del pesce in una terrazza vista mare in una sera di agosto. Così me lo vedrei, grazie al naso bello floreale e di frutta tropicale. Tecnicamente ben fatto e molto piacevole, anche se non dà le emozioni dell’Ansonica.

IGT Maremma Toscana Principio 2008: colpisce subito con un bel colore rubino, caldo e rassicurante. Al naso frutta rossa e belle note balsamiche rinfrescanti di menta. In bocca fresco, anche se un poco sfuggente. Un bel bicchiere.

IGT Maremma Toscana Maremmante 2008: intrigante al naso con belle note balsamiche e speziate, ma in bocca finisce con una nota amara sgradevole che dà un po’ fastidio. Mi piacerebbe riprovarlo in futuro, perché ha molto da dire.

IGT Maremma Toscana Finisterre 2005: sicuramente piacione e un po’ ruffiano, ma bello, divertente, elegante. Con il legno che si fa sentire, ma che non disturba, e tutti i terziari che pian pianino vengono fuori delicati, quasi sottovoce. Un vino anche abbastanza beverino nonostante la sua complessità. Mi piace.

Morellino di Scansano DOCG Bellamarsilia 2007: nc per quanto riportato sopra.

Una considerazione a margine: abbiamo avuto difficoltà con i tappi. Ne abbiamo rotti due e gli altri li abbiamo estratti a fatica. Qualche sorpresa anche sulla qualità del tappo del Maremmante, in agglomerato senza le classiche rondelle di sughero ai lati. Sinceramente non bello da vedere. Plauso invece alla confezione utilizzata per la spedizione.

Nota a margine: cos’è il tasting panel Poggio Argentiera? È una brillante idea di Gianpaolo Paglia, patron dell’azienda e antesignano della comunicazione on-line nel settore vitivinicolo. Circa un anno fa si è inventato di inviare gratuitamente un campione di bottiglie a 50 blogger (poi diventati 100) per avere dei feedback e delle opinioni sui suoi vini. Unico vincolo: condividere le impressioni sul proprio blog dopo l’assaggio o all’interno dello spazio che sul suo sito è dedicato alle recensioni. Quello è aperto a tutti, quindi se volete esprimere la vostra opinione su una bottiglia Poggio Argentiera che avete bevuto siete caldamente invitati a farlo.

C’è tutto un mondo intorno

Due settimane or sono, a Genova, si è svolta la manifestazione legata al mondo del vino e di internet più importante dell’anno: Terroir Vino. Il giorno precedente c’è stato anche un preambolo interessante, quel Vinix Unplugged Open Unconference che ha riunito nella sala del camino di Palazzo Ducale alcune fra le menti più brillanti della comunicazione in rete in campo enogastronomico (questa è autopromozione, sia chiaro).

Prendo spunto da uno degli interventi della giornata, quello di Angela Barison, per fare alcune considerazioni personali sulla comunicazione nel mondo del vino. In verità l’intervento di Angela l’avevo già sentito in occasione del convegno Osservatorio Wine, ma in quella occasione il tempo era stato tiranno e l’intervento era stato giocoforza veloce e difficile da seguire. A Genova invece, vuoi anche per l’atmosfera più informale, si è capito molto di più.

L’indagine condotta da Angela per ha coinvolto circa 600 cantine italiane, su un totale di oltre 30.000. In realtà i questionari spediti sono stati molti di più, ma il numero sopra riportato si riferisce ai soli produttori che hanno risposto. L’oggetto: il rapporto fra le cantine e il web, la loro conoscenza dei più recenti sistemi di comunicazione e l’uso che ne fanno e che ne intendono fare.

Diciamo che ci sono delle note positive, e delle note negative. Quelle positive sono che la maggior parte delle aziende ha un sito web da alcuni anni, e lo aggiorna abbastanza spesso, direttamente o con aiuti di vario genere. Qualcuno ha anche un blog, ma è una minima parte, pari al 14% degli intervistati.

Quelle negative sono relative ai social network, al fare rete, allo scambio di informazioni. Sembra infatti che i produttori, a parte l’onnipresente Facebook e Youtube, conosciuti dal 97% degli intervistati, non sappiano nemmeno dell’esistenza di servizi come Twitter , Friendfeed, Tumblr, e non abbiano nemmeno la voglia o l’intenzione di iniziare a usarli.

Perchè? Perché sono nuovi, inconsueti. Vanno seguiti e coltivati. Ma ti permettono di creare un contatto diretto con chi i tuoi vini li beve, o potrebbe berli. Niente di più semplice, veloce ed efficace per creare un dialogo con i tuoi clienti, ricevere consigli, portarli in cantina senza farli uscire di casa. E poi sono elastici, diretti e soprattutto senza alcun filtro.

La comunicazione non è mai stata così alla portata di tutti. Sempre se si ha qualcosa da dire, ovvio. E se si ha un po’ di voglia di imparare.

Il tempo? Si trova quando credi in qualcosa, quando arrivi a capire che i minuti o le ore che passi on-line non sono sprecato, ma sono un investimento importante. A costo quasi nullo peraltro.

A proposito di creatività

L’agenzia di comunicazione BooneOakley ha deciso di usare una serie di video postati su Youtube per realizzare il proprio sito web. Per passare da una sezione all’altra si clicca direttamente all’interno del video, creando così il primo sito interamente su Youtube.

Secondo Bruno Munari la creatività è “il prodotto che nasce da
relazioni che il pensiero fa con ciò che conosce”. E lui è uno che di
queste cose se ne intende. Non uno sterile gioco di immaginazione
quindi, ma il risultato di una consolidata cultura nel campo in cui si
opera.
Teoria che trova conferma nell’idea della Boone Oakley. I loro neuroni
si sono dimostrati ben preparati nel campo della comunicazione creando
questo multi-video interattivo che ha saputo mescolare con eleganza i principi del web e del marketing non convenzionale.

Creativo, semplicemente.

Genova per noi

Un giorno ti capita di aprire De Vinis e di leggere “..Terroir Vino, orgoglio di TigullioVino.it e del suo giovanissimo patron Filippo Ronco, geniale, competente e poliedrico personaggio del vino….”
E allora pensi: ehi, ma io questo lo conosco. Già, perché è difficile, se si è attivi in rete e se si frequenta il mondo del vino, non conoscere Filippo Ronco.
A me Filippo fa venire in mente un altro personaggio del mondo enoico, il conte Tomaso Piovene: difficile trovare qualcuno che ne parli male. Suo il portale Tigullio Vino. Suo il social network Vinix. Suo il merito di aver portato in rete tanti produttori e appassionati. Suoi, soprattutto, Terroir Vino e la collegata Vinix Unplugged Open Unconference.
Il primo, giunto alla sua quinta edizione, si terrà lunedì prossimo 15 giugno all’interno di Palazzo Ducale a Genova. La Unconference invece sarà un ritrovo fra fanatici (scherzo, eh) cui sarà presente anche Studio Cru, ideata sul modello dei barcamp.
La Unconference era su prenotazione e ha già raggiunto il numero massimo di partecipanti, ma Terroir Vino è aperto a tutti. Obbligatorio esserci.

Tempo di cambiamenti

È deciso, cambiamo. Dopo lunghe trafile burocratiche e pile di carte compilate ci siamo finalmente arrivati. No, niente di preoccupante, siamo sempre noi, attenti alla comunicazione nelle sue forme più particolari e innovative, al marketing, all’economia, al mondo virtuale che origina dal web 2.0, e soprattutto all’enogastronomia. Non tradiamo la nostra anima blogger, ma arriva la bella stagione, e la vestiamo di nuovo. Più leggeri sì, ma anche più autorevoli (che dite, siamo credibili?). Vi sembrerà una contraddizione in termini, ma è possibile, ne siamo sicuri.

Una trentina di giorni ancora. Intanto vi lasciamo rimuginare.

Ilaria Edoardi (Davide comincia ad avere delle crisi d’identità)

Altemura di Altemura: il panel test

Ricevere una bottiglia è sempre un piacere. Quando poi è per un “panel test” scatta un’ulteriore gratificazione legata alla possibilità di espirmere un giudizio. Ma c’è anche senso di responsabilità. Siamo gente seria noi.
E così io e Davide abbiamo atteso le condizioni psico-fisiche ideali e l’incontro conviviale per stappare la bottiglia di Primitivo di Manduria DOC 2006 Altemura di Altemura della Masseria Altemura, ricevuto dopo esserci iscritti al Tasting Panel del blog Wine is love di Francesco Zonin.
Alla fine tutto ciò si è concretizzato con una bella lasagna alla bolognese, ricca e saporita.
Versato nei nostri calici il colore è impenetrabile. Di un bel rubino, con un’unghia violacea, che ci fa pensare ai viaggi in lungo e in largo per l’Italia che questo vino faceva per andare a salvarne altri di debolucci. Prima che se ne capisse il vero valore e diventasse uno dei più interessanti vitigni italiani.
Portato al naso, la sensazione è davvero appagante. Frutta rossa polposa, una bella prugna – neanche troppo matura – amarena e piccoli frutti rossi. Poi spezie, con la vaniglia che la fa un po’ da padrona, e una bella sensazione di terrosità, davvero intrigante.
In bocca è avvolgente. Il tenore alcolico (14°) si avverte, il tannino è morbido, c’è ancora una bella freschezza e una discreta sapidità. Solo abbastanza persistente.
Bello al naso, personalmente non avrei sgradito qualche spigolosità in più in bocca: la morbidezza tende un po’ a smussare le sensazioni e toglie personalità al vino. Ma sicuramente è ancora giovane e qualche mese in bottiglia non può che giovare.
Nel complesso un bel prodotto. Da tenere sotto controllo per capire dove sta andando. Ci permettiamo di rubare un metro di misura che ci piace tanto, le chioccioline e ne diamo 4: @@@@
E invece @@@@@ se le merita Francesco Zonin. Perché, ancorché porti un cognome un tantino ingombrante, ha accettato la sfida di non sottrarsi al dialogo con quei rompiscatole dei wine-blogger. Coraggioso ed intelligente.
E lo sarà ancora di più – mi permetto –  se continuerà sia a dialogare in rete, che a prestare il volto per le campagne pubblicitarie per i vari Primo Amore. L’una cosa non esclude l’altra. Anzi, quello del vino è un mondo particolarmente complesso, nel quale è necessario saper percorrere tutte le strade strade. Mettendoci sempre la faccia.


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In redazione: Davide Cocco, Anna Sperotto, Giada Azzolin, Carlotta Faccio, Chiara Brunato, Marco Zanella, Irene Graziotto, Marta Xerra, Elena Scarso, Micaela Tussetto

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