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Non siamo mica criminali: facciamoci sentire

Una proposta di legge vuole abbassare il limite massimo consentito di alcol nel sangue per chi guida a 0,20 gr/litro. Praticamente niente, se consideriamo che basta un calice di vino o un bicchiere piccolo di birra a rendere “in stato di ebbrezza” la maggior parte di noi.

Il messaggio che il legislatore vuole far passare è: “chi guida non beve, chi beve non guida”. Ergo, se devi guidare bevi Coca Cola, ma se hai qualcuno che guida per te ubriacati pure. Sì: una sera su due fai il bravo, ma l’altra bevi finché vuoi. Perché se vieti qualcosa a qualcuno, alla prima occasione “di libertà” si sfoga. Mi ricorda un po’ il toro della corrida, che viene tenuto segregato per alcuni giorni prima di uscire nell’arena.

Il punto è che così ci condannano ad una visione distorta dell’alcol. Ma per carità, lasciamolo fare agli anglosassoni o gli scandinavi, che forse non hanno miglior modo di divertisti dopo una settimana passata nella noia che rovinarsi il venerdì e sabato. Ma lo capite, signori legislatori, che la nostra è una cultura diversa? A me, e a molti appassionati di vino, birre e distillati, piace degustare, non ubriacarsi. E vogliamo degustare tutti i giorni, non essere astemi per cinque giorni e ubriacarci nel finesettimana. Il proibizionismo porta all’abuso, è provato. Un consumo responsabile e il buon senso sono il deterrente migliore per qualsiasi pericolo della strada.
E’ solo ed esclusivamente l’educazione al gusto che conduce al bere responsabile. Per questo ci batteremo contro questa legge assurda, è una questione di cultura. Cultura del cibo, del buongusto, quella per cui l’Italia è ammirata e stimata. E la vogliamo buttare via così?

La soluzione? Più educazione e più controlli sulle strade (in Italia se ne fanno 1 milione all’anno, in Francia 8 milioni). Pene severe per chi guida in stato di ebbrezza (vera ebbrezza!) e controlli (non solo sbandierati ma poi inesistenti) per chi guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Altrimenti si finisce per appagare semplicemente una morbosità mediatica che non ha riscontro nella realtà.

Per fare sentire la nostra voce, aderiamo all’iniziativa degli amici di Gustolocale www.noalcol.it. Facciamoci sentire. Ma questa volta sul serio.

Qualcuno mi dà un passaggio?

Io peso 70 kg.

Dalle tabelle diffuse dall’ex Ministero della Salute con una birra “speciale” da 8 gradi, a stomaco pieno, dovrei avere un tasso alcolemico di 0,26. Potrei quindi tranquillamente prendere la mia macchina e tornare a casa dalla mia famiglia.

Uso il condizionale perché da gennaio potrebbe non essere più così. Se infatti, come riportato dal Corriere della Sera, dovesse passare la proposta di legge che prevede l’abbassamento del limite massimo consentito da 0,5 a 0,2 dovrei seriamente considerare il fatto di aspettare un po’, farmi una corsetta, fare altre due chiacchiere e attendere l’abbassamento del contenuto di alcol nel mio sangue. Poi però dovrei sperare di non svegliare mia moglie al mio ritorno a casa, per evitare le randellate sulla testa con il mattarello per l’orario.
Più fortunato il mio socio, che con i suoi 100 chili abbondanti potrebbe berla (un po’) più tranquillo quella benedetta birra.

P.S. tralascio le implicazioni per la ristorazione e per i locali, altrimenti vado in depressione.

E ora proviamo con un i-book

 

 

Se questi intraprendenti signori che vendono on line frullatori hanno frantumato un i-phone per dimostrare le qualità dei loro prodotti, io posso tranquillamente immergere per 12 mesi in una barrique l’i-book del mio socio, giusto? Dimostrerà che i sentori di legno non sono preponderanti sul prodotto.

A giudicare dal buzz on line creato da questo video dovrebbe funzionare.

Ancora sull’entropia

L’entropia è una funzione di stato che, in termodinamica, viene

interpretata come una misura del disordine di un sistema fisico o più
in generale dell’universo.

Mi pare che l’entropia del nostro sistema enogastronomico sia ormai vicina al limite di sopportazione. E quindi leggiamo di bottiglie d’acqua a 99€, Chateau Latour venduto a 170.000 $, tartufi a 200.000 $ (ok, si trattava di beneficienza, ma…) e birre che vengono dallo spazio.

Una risata vi seppellirà. Ne sono convinto.

Ebbrava Monica

Durante il convegno di presentazione della recente edizione di BCM (Bordolesi Cabernet Merlot) ho avuto la fortuna di avere accanto a me l’autrice di una delle cose più belle della manifestazione di Villa Favorita. Monica Sommacampagna è infatti la firma delle interviste ai nobili produttori che aprono il catalogo dei vini presenti. 21 interviste volutamente alla cieca (nel senso che le ha fatte al telefono), che, per una volta, mettono in primo piano gli uomini rispetto ai prodotti. Si percorre, quindi, tutto d’un fiato, l’italico stivale, dalla Sicilia di Planeta e Marzotto, fino all’Alto Adige di Goess-Enzenberg, scoprendo “conti correnti”, statue parlanti, accenti croccanti e avi che di mestiere facevano il Papa.

Quello di Monica è un lavoro che trova già spazio nella mia biblioteca personale e che, spero, troverà nuovo spazio in futuro in una nuova e ampliata edizione. Da leggere, assolutamente, seduti su di una poltrona posta di lato a una bella finestra, in un pomeriggio uggioso come quello di oggi.

Vendere vino ai cowboy del Texas

“Se riesco a vendere vino ai cowboy del Texas lo posso fare in tutto il mondo”. Questo l’assioma da cui è partito Hugh MacLeod per improvvisare (verbo non usato a caso) una campagna di comunicazione per promuovere il vino dell’azienda sudafricana Stormhoek.

Collaborano da molto Hugh e l’azienda vinicola: lui, il mago dei disegni dietro i biglietti da visita, ha realizzato per loro etichette, materiale divulgativo e molto altro ancora. La nuova sfida era promuovere il vino sudafricano in Texas, dopo che l’azienda aveva raggiunto un accordo perla distribuzione nello stato americano. Il problema era il budget, ridotto praticamente all’osso. La soluzione è stata un cartellone di 4×8 piedi (circa 1,2 x 2,4 m) dipinto da MacLeod stesso, che è stato posto in mezzo al deserto texano.

Non so se funzionerà, ma nella sua follia è geniale!

Ho già qualche idea per l’Italia….

Né stelle, Né stalle. E’ nato un forum.

Di loro dicono:

È nato il Forum della ristorazione italiana. Significativamente titolato “Né stelle Né stalle”, è attivo il primo Forum online dedicato ai ristoratori: www.forumristorazione.it. Realizzato da “Italia a Tavola” (primo network editoriale italiano nel mondo della ristorazione professionale) e dal portale “OlioVinoPeperoncino”, con la collaborazione di professionisti del settore, il Forum è un nuovo strumento di confronto che, senza preclusioni per nessuno, si rivolge a quella maggioranza di operatori dell’Horeca che sta a cavallo tra i top e i locali che fingono di fare ristorazione. Tecnicamente si tratta di un vero e proprio blog che punta al far dialogare un settore, quello della ristorazione, che risulta essere sempre più alla ricerca di un’identità. A dialogare saranno i ristoratori, quelli che ogni giorno sono sul campo, e a questi si affiancheranno nella moderazione (il cui coordinamento è affidato a Paolo Manfredi de “I Valtellina di Milano”) Matteo Scibilia, Francesco Turri e Alberto Lupini.

L’idea è buona, gli ideatori li conosciamo e li stimiamo. Non ci resta che mandare un grosso in bocca al lupo, con la speranza che questa iniziativa contribuisca ad allargare l’ambito di conversazione dai “soliti noti” a qualche voce nuova.

It’s only wine (but i like it)

Fermiamoci un attimo. Chiudiamo gli occhi e respiriamo. Rilassiamoci.

Parliamo un po’ di vino, di quello vero, di quello che fa il contadino in vigna e non di quello costruito in cantina. Di quello che il piccolo produttore ti fa assaggiare con orgoglio paterno direttamente dalle vasche quando lo vai a trovare. E poi ti accoglie in casa (dico: in casa, non in una asettica e superraffinata fintorustica saletta di degustazione). E che poi, quando esci con un cartone di bottiglie sottobraccio, te ne regala un paio “così le provi”. Di quel produttore che, chiamato durante la vendemmia per sapere come va, alla sera, anche se stanco ti richiama al cellulare. Di quello che ti ringrazia quando gli fai gli auguri di compleanno (grazie a Facebook) e per farlo ti richiama via Skype da un albergo in Germania. Di quello che ti dice che questa sarà un’ottima annata per il Recioto perchè la garganega ha sviluppato una buccia bella grossa. Di quello che fa ancora il vino in cisterne in cemento vetrificato. Di quello che, quando gli chiedi una vecchia annata per una serata ti tira fuori due Grand Cru del ‘98 senza battere ciglio solo perché sa che quelle bottiglie non avranno problemi ed è felice di regalartele. Di quello che ha le unghie nere e le mani ruvide e rovinate. Di quello che fa ancora il vino di suo padre, proprio perché era di suo padre. Di quello con i capelli lunghi che parla poco e ha sette ettari di vigneto tutti in affitto. E fa un vino che profuma di terra.

Parliamo di vino. Di quello che avete bevuto quando vostro marito vi ha chiesto di sposarlo. Di quello che avete messo in frigo quando è nato vostro figlio. Di quello bevuto alla vostra festa di laurea, durante una serata con la stufa accesa e i bimbi finalmente a letto, di quello che sognate la notte e di quello che pensate di usare per cucinare il brasato, visto che il Barolo non ve lo potete permettere e pensate che, in ogni caso, non lo utilizzereste di certo per cucinare. Di quello che è lì che aspetta l’occasione giusta.

Ecco: è questo il vino di cui mi piace parlare.
Ahh, l’ho detto.

“Ad esempio a me piace rubare
le pere mature sui rami se ho fame
e quando bevo sono pronto a pagare
l’acqua, che in quella terra è più del pane
Camminare con quel contadino
che forse fa la stessa mia strada
parlare dell’uva, parlare del vino
che ancora è un lusso per lui che lo fa ”

Rino Gaetano

Da grande voglio fare il wine blogger

Leggo, fra lo stupito e il divertito, le statistiche che il buon Ryan Opaz, uno dei padri dell’European Wine Blogger Conference, ha messo on line. Si tratta dei risultati di un questionario destinato ai wine blogger di tutto il mondo, che ha ricevuto 92 risposte, di cui 5 provenienti dal nostro paese.

Il dato che ha attirato di più la mia attenzione è stato l’average income, cioè le entrate medie annue di ogni singolo tenutario di blog dedicati al mondo del vino. Ebbene, la maggioranza, ovvero il 34,1%, ha dichiarato di introitare annualmente una cifra compresa fra i 100.000 e i 250.000 dollari (due persone hanno anche dichiarato di guadagnare più di 250.000 dollari).

A questo punto è ufficiale, ho deciso. Da grande voglio fare il wine blogger.

Chi mi spiega come si fa?


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In redazione: Davide Cocco, Anna Sperotto, Giada Azzolin, Carlotta Faccio, Chiara Brunato, Marco Zanella, Irene Graziotto, Marta Xerra, Elena Scarso, Micaela Tussetto

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