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La scommessa dell’enoturismo

Se prima era quasi esclusivamente una curiosità per pochi appassionati o da addetti ai lavori, oggi visitare un terrorio per degustarne i vini è diventato un piacere per tanti. L’enoturismo appunto. Strade del vino, consorzi di tutela, cantine e distillerie presenteranno la propria offerta turistica al Primo Festival dell’Enoturismo, salone interamente dedicato al turismo del vino, in programma alla Fiera di Vicenza dal 23 al 25 ottobre 2009.

Un evento promosso da Promoveneto, in collaborazione con la Regione Veneto e le Province di Vicenza e Treviso, con il patrocinio del Movimento Turismo del Vino e dell’associazione Città del Vino.
Numerosi gli appuntamenti previsti nei tre giorni, tra cui un seminario curato dall’Assocazione Città del Vino sul fenomeno dell’enoturismo in Italia e un convegno dedicato al turismo nelle distillerie. Per il pubblico professionale è in programma un workshop che metterà in diretto contatto tour operator stranieri con operatori turistici italiani.
Spazio anche ai sapori locali vicentini, con il Festival del Durello che proporrà una serie di degustazioni dello spumante autoctono veneto e la presentazione di un nuovo libro pubblicato dall’editore Terraferma.
Il Festival verrà inaugurato venerdì 23 ottobre alle ore 17 e sarà aperto anche sabato 24  dalle ore 10 alle 20 e domenica 25 ottobre dalle ore 10 alle 18. Ingresso libero.
Per informazioni: www.festivalenoturismo.it

Anche noi amici del Durello

Ripercorrere i luoghi che hanno contrassegnato la mia infanzia mi ha fatto venire un po’ di nostalgia. Crespadoro, Marana, l’alta valle del Chiampo erano una meta sufficientemente ricorrente, se non altro per la vicinanza con la mia residenza estiva a Castelvecchio di Valdagno. L’occasione è stata quella di celebrare il Durello, che chiama a raccolta i suoi amici una volta all’anno per fare un po’ di festa, in un’atmosfera informale e cordiale, all’interno di una manifestazione che prende il nome di “Durello & friends”. E in quell’occasione si fa un po’ da parte per lasciare spazio alle peculiarità del territorio e ai prodotti autoctoni.
Ma Durello & Friends è anche un momento di riflessione. L’impressione che mi ha lasciato quest’anno questa bella manifestazione è che il Durello sia ormai un vino maturo, che si sia ormai lasciato alle spalle quell’aura pionieristica che lo contraddistingueva. Con i suoi pro e i suoi contro. Alcuni contro li ha sintetizzati bene Mauro nel suo spazio settimanale su InternetGourmet: l’internazionalizzazione, l’omologazione del gusto, il poco rispetto per la materia prima. E, aggiungo io, la rincorsa della moda da parte di nuovi produttori, che si lanciano sul prodotto perché “tira”. Ma sono i rischi che si corrono quando si promuove bene un vino, quando lo si fa uscire dal proprio guscio territoriale, in questo caso rappresentato dalle province di Verona e Vicenza. L’azione di promozione negli anni del Consorzio ha infatti fatto conoscere in tutta Italia il Durello, facendolo competere con i più blasonati metodo classico di tutto il paese. E ha portato all’attenzione nazionale piccole cantine, ma di grande tradizione, come Cecchin, Marcato e Fongaro, sicuramente i tre padri fondatori di questa nouvelle vague del Durello. Un vino che Sandro Sangiorgi ha definito uno “sbirulo”: imprevedibile, non catalogabile. Un prodotto che non lascia indifferenti.
Ma c’è un altro probabile problema all’orizzonte: che le sette cantine che attualmente fanno parte del Consorzio si stufino di tirare la volata alle altre, ormai numerose, cantine non aderenti che producono il vino di Giulietta e che usufruiscono, indirettamente e senza sforzo alcuno, delle attività di promozione pagate e promosse dai soci. Il desiderio del sottoscritto è quello, un giorno, di vedere tutti gli attori sotto uno stesso tetto a lavorare assieme per il bene comune di un prodotto che ormai fa parte integrante del mondo enologico vicentino e veronese. Ma io sono un inguaribile ottimista.

Nota a margine: bellissimo il pranzo alla Laita, vecchia contrada cimbra, riportata agli antichi splendori e destinata a ristorante, bruschetteria e gelateria artigianale. Ipnotico il discorso di Amedeo Sandri, per anni chef della rivista “La cucina italiana”, e attualmente divulgatore e strenuo difensore della cultura e cucina veneta, e vicentina in particolare.

L’ingrediente segreto

Tempo di viaggi e per Studio Cru è l’occasione di scoprire specialità enogastronomiche oltre confine. Io ho scelto il Portogallo, che nei piatti rivela i colori e gli aromi di una terra generosa. Il bacalhau (baccalà) è il piatto nazionale e pare che esistano 365 modi di cucinarlo, una ricetta per ogni giorno dell’anno. Imbarazzante per noi vicentini, così orgogliosi del nostro baccalà alla vicentina. Ma in Portogallo si gustano anche ottimi dolci dai nomi fantasiosi come il “touchinho do ceu” (lardo del cielo) o la barriga de freira (ventre di monaca). Su tutti imperdibili sono i Pasteis de Belem.  Belém è un colorato quartiere della capitale dove sfocia il fiume Tago, famoso per essere il luogo da cui salpò Vasco Da Gama per scoprire le Indie. Oggi è tappa obbligatoria di tutti i turisti golosi che in pellegrinaggio si recano all’Antiga Confeitaria de Belém (Rua de Belém) per assaggiare i suoi famosi pasticcini. Non potevo mancare. Fin dall’Ottocento questa pasticceria sforna e vende queste croccanti sfoglie ripiene di crema da spolverare con zucchero e cannella. Da mangiare accompagnati a um galão, un gallone, ovvero caffé forte con molto latte, servito in un bicchiere. Questi pasticcini in realtà sono i pastèis de nata, le paste alla crema più tipiche di Lisbona, che si trovano in tutto il Portogallo. Ma qui si parla di una ricetta segreta custodita da quasi due secoli nella “Officina dello Secreto”, dove solo tre persone ne conoscono gli ingredienti, e che ancora oggi fanno giuramento di non divulgarla. Ma quale sarà l’ingrediente segreto? La gente si arrovella a trovare una risposta. Io mi accontento di credere che un segreto non ci sia. La magia è dentro il locale. Un’antica raffineria di zucchero ornata di azulejos che si trova onde a terra acaba e o mar comeca. E il profumo di cannella, che Fernando Pessoa disse somigliare al “Tejo che sfocia nell’Oceano”, proprio nei pressi di Belém. Lo stesso effetto che ha anche la cannella quando si squaglia sulla crema calda dei Pastéis. Mistero svelato.

Piccolo|spazio|pubblicità

iCru entra nella grande famiglia di Vinoclic. E lo fa con piacere, con soddisfazione e con orgoglio. L’orgoglio di essere passo dopo passo cresciuto in questi due anni.
Vinoclic palesa la sua presenza su questo blog con quel nuovo banner in alto a destra, che da ieri mattina alle 8.00 segnala il nostro ingresso nella grande famiglia. iCru da oggi, quindi, ospiterà le campagne pubblicitarie che Vinoclic raccoglierà nel corso del tempo, senza però entrare nella raccolta della pubblicità, né nella programmazione della stessa. Lo segnaliamo per trasparenza nei confronti di chi ci segue, per continuare a lavorare nel rispetto di quei principi etici che ci siamo autoimposti, e, ovviamente, per segnalare a chi ancora non lo conoscesse i servizi che il network offre.
Vinoclic nasce e si sviluppa da un’idea di Filippo Ronco e raggruppa attualmente 57 fra siti e portali dedicati al mondo del vino e del cibo. I numeri sono veramente importanti: 7 milioni di banner mensili, visti da oltre 1,5 milioni di persone, per un totale di 6,2 milioni di pagine visualizzate.
Non abbiamo avuto alcuna esitazione ad accettare l’invito che Filippo ci ha fatto via Skype (come cambiano i tempi) alcuni giorni fa. Perché conosciamo l’uomo, conosciamo il prodotto, e abbiamo piena fiducia nell’operato di entrambi.
Benvenuto, dunque, Vinoclic.

Immagine ©Taschen

Se dico De.Co.?

A volte è semplicemente una questione di tempismo. Il primo che va su internet e registra www.comunideco.it ha vinto. Suo il dominio e suo il risultato delle ricerche che migliaia (milioni?) di utenti faranno su Google quando vorranno sapere qualcosa in più su queste quattro lettere, De.Co., che stanno semplicemente per Denominazioni Comunali.
Una volta tanto i più veloci siamo stati noi. Ovvero la Provincia di Vicenza, che ha creato questo sito per promuovere le denominazioni di 17 comuni vicentini. Non male, considerando che in Italia sono già oltre 500 i comuni che hanno adottato questa formula.
Ma cos’è una De.Co.? È, sostanzialmente, uno strumento di marketing territoriale. Una denominazione relativa a prodotti della terra, o prodotti agroalimentari trasformati, che un comune adotta attraverso l’approvazione di un disciplinare che ne fissa caratteristiche e requisiti. Un marchio prettamente locale, a disposizione delle amministrazioni comunali e delle aziende della filiera alimentare per valorizzare le proprie produzioni. Ma al tempo stesso anche grande rete in grado di promuovere i comuni aderenti.
Un’idea del grande e compianto Gino Veronelli, sbarcata in provincia il 18 febbraio del 2004, quando lo stesso scrittore-degustatore propose il progetto a Creazzo, raccogliendo da subito l’interesse dei comuni di Recoaro Terme, Marano Vicentino, Asigliano, Grumolo delle Abbadesse, Villaverla e della stessa amministrazione creatina. E nelle De.Co. in cui crede fermamente la Provincia di Vicenza, come ribadito dal Vice Presidente Dino Secco nel corso della conferenza stampa di presentazione del sito. I prodotti del territorio, quindi, come volano del turismo, perché le De.Co. vogliono valorizzare quei prodotti di nicchia che non possono essere ampiamente commercializzati e quindi inducono gli appassionati ad andare ad acquistare e degustare i prodotti nelle loro zone di produzione.
La filosofia sottesa non è molto lontana dal concetto del “km 0”. Al pari di questa fortunata formula, mira a far viaggiare i consumatori per far degustare i prodotti agroalimentari sui territori, piuttosto che mettere su strada le merci. In questo modo si intende salvaguardare le piccole produzioni di nicchia rispetto alle grandi produzioni industriali: tradizioni agricole e gastronomiche a concreto rischio di estinzione, ma che meritano attenzione e tutela a difesa del patrimonio storico e della biodiversità naturale.
Un tema caro anche al Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, a cui si deve una rinnovata attenzione a questo istituto, e che ha inviato un suo messaggio alla presentazione del progetto della Provincia.
Il prossimo passo sarà quello di dare impulso alla commercializzazione dei prodotti De.Co., come ha spiegato Vladimiro Riva, direttore del Consorzio Vicenza È. Il sito infatti, verrà completato con i recapiti delle aziende agricole, dei rivenditori o dei ristoranti dove si possono acquistare o gustare i prodotti De.Co. vicentini. Buon lavoro dunque.

Astraio: il Viognier secondo Zonin

Secondo appuntamento con il tasting panel di Francesco Zonin. Questa volta, dopo la Puglia dell’Altemura di Altemura, Francesco ci fa assaggiare la Toscana. Ma non la Toscana che ti aspetti. Il vino da assaggiare questa volta è infatti l’Astraio 2008 della tenuta Rocca di Montemassi. Un Maremma Toscana Bianco IGT da uve Viognier. Un’inaspettata visita del corriere ed ecco materializzarsi sulla mia scrivania una borgognona grigio verde, estratta con cura da una confezione che la protegge grazie al polistirolo sagomato al suo interno, diversa dal simpatico guscio della Ewine Secure Pac che mi aspettavo. Ma funzionale comunque.
Per farci perdonare dal ritardo con cui avevamo assaggiato il Primitivo di Manduria della scorsa volta, non abbiamo fatto passare nemmeno 24 ore per assaggiare questo bianco di Casa Zonin.
Bevuto a pranzo in un assolato e caldo giorno d’estate, si è dimostrato bello beverino, caratteristica per noi importante. Il naso di pesca e di frutta tropicale (ananas in particolare) all’assaggio lascia lo spazio a un vino con una alcolicità importante e un bel corpo. Un residuo zuccherino che sembra abbastanza elevato, anche se non invadente, fa sì che il mio palato chieda un po’ più di secchezza. La persistenza in bocca è lunga e piacevole.
Un vino perfetto dal punto di vista tecnico, che sicuramente incontrerà i favori del pubblico, che però mi piacerebbe assaggiare con qualche “spigolo” in più.

Angiolino Maule e vini che regalano emozioni

 

 

Abbiamo incontrato Angiolino Maule, produttore di vini naturali a Gambellara.

La prima di una serie di video-interviste a produttori e personaggi del mondo dell’enogastronomia. Per sentire come la pensano in fatto di comunicazione e marketing dell’enogastronomia. Per conoscerli e conoscerci.

Grenache no global

C’è un vincitore alla sfida che si è tenuta nei Colli Berici tra Tai Rosso, Cannonau, Grenache e Guarnacha. L’autenticità dei territori. Questo è stato il verdetto unanime del primo simposio dei Terroir dei Grenache, organizzato dal gruppo Qualithos. Le autorevoli voci del convegno hanno dichiarato una sostanziale continuità tra queste varietà, pur in presenza di nette differenze che riflettono i caratteri dei territori di produzione. Come ha sottolineato Roberto Cipresso parlando di influenza dei fattori ambientali nella varietà, conferendone originalità. Originalità che si esprime nei territori. Lo ha confermato Attilio Scienza, ordinario di viticoltura all’Università di Milano, dichiarando che questi vitigni hanno un patrimonio genetico in gran parte identico, ma presentano alcune sostanziali differenze, dovute all’ambiente. Ma non solo, anche alla cultura e la mano dell’uomo come ha aggiunto Cipresso. Il terroir quindi come legame profondo tra il produttore e la terra in cui lavora. Che nelle parole di Tomaso Piovene, titolare dell’azienda Piovene Porto Godi, si traduce nell’amore e nella passione che ogni produttore trasmette al proprio vino, conferendone un’autenticità e un gusto unico. Una soluzione all’omologazione dei sapori.

Il Tasting Panel Poggio Argentiera

Con un po’ di ritardo sui tempi siamo riusciti anche noi ad assaggiare i vini del Tasting Panel Poggio Argentiera. Lo abbiamo fatto in due sessioni separate, in entrambi i casi a pranzo e in entrambi i casi con alcuni amici, non particolarmente avvezzi alle degustazioni, per avere anche un parere esterno che fosse slegato dalle logiche e dai riti di noi addetti ai lavori.
Diciamo subito i vincitori delle due categorie. Sui bianchi siamo stati unanimamente concordi nel giudicare l’Ansonica Bucce migliore del Guazza. Sui rossi invece ci siamo divisi. Gli “esperti” hanno preferito il Finisterre, mentre i “neofiti” il Ciliegiolo. Purtroppo non abbiamo potuto giudicare il Bellamarsilia perché ci è capitata una bottiglia con problemi.  Ma andiamo per ordine.

IGT Maremma Toscana Ansonica Bucce 2007: dico subito che è un vino che è nelle mie corde, e che è stato il vino che ho preferito in assoluto in tutto il panel test. Un vino di carattere, un po’ rustico e ruvido e al tempo stesso molto versatile a tavola. Un bel naso di frutta e di erba fresca. Sapido in bocca e con un piacevole retrogusto amarognolo che a me ricorda la mandorla. Un vino che, quando hai finito il bicchiere, ti spinge la mano verso la bottiglia. Avercene.

IGT Maremma Toscana Guazza 2008
: per me un vino da bere e ribere con del pesce in una terrazza vista mare in una sera di agosto. Così me lo vedrei, grazie al naso bello floreale e di frutta tropicale. Tecnicamente ben fatto e molto piacevole, anche se non dà le emozioni dell’Ansonica.

IGT Maremma Toscana Principio 2008: colpisce subito con un bel colore rubino, caldo e rassicurante. Al naso frutta rossa e belle note balsamiche rinfrescanti di menta. In bocca fresco, anche se un poco sfuggente. Un bel bicchiere.

IGT Maremma Toscana Maremmante 2008: intrigante al naso con belle note balsamiche e speziate, ma in bocca finisce con una nota amara sgradevole che dà un po’ fastidio. Mi piacerebbe riprovarlo in futuro, perché ha molto da dire.

IGT Maremma Toscana Finisterre 2005: sicuramente piacione e un po’ ruffiano, ma bello, divertente, elegante. Con il legno che si fa sentire, ma che non disturba, e tutti i terziari che pian pianino vengono fuori delicati, quasi sottovoce. Un vino anche abbastanza beverino nonostante la sua complessità. Mi piace.

Morellino di Scansano DOCG Bellamarsilia 2007: nc per quanto riportato sopra.

Una considerazione a margine: abbiamo avuto difficoltà con i tappi. Ne abbiamo rotti due e gli altri li abbiamo estratti a fatica. Qualche sorpresa anche sulla qualità del tappo del Maremmante, in agglomerato senza le classiche rondelle di sughero ai lati. Sinceramente non bello da vedere. Plauso invece alla confezione utilizzata per la spedizione.

Nota a margine: cos’è il tasting panel Poggio Argentiera? È una brillante idea di Gianpaolo Paglia, patron dell’azienda e antesignano della comunicazione on-line nel settore vitivinicolo. Circa un anno fa si è inventato di inviare gratuitamente un campione di bottiglie a 50 blogger (poi diventati 100) per avere dei feedback e delle opinioni sui suoi vini. Unico vincolo: condividere le impressioni sul proprio blog dopo l’assaggio o all’interno dello spazio che sul suo sito è dedicato alle recensioni. Quello è aperto a tutti, quindi se volete esprimere la vostra opinione su una bottiglia Poggio Argentiera che avete bevuto siete caldamente invitati a farlo.


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Direttore responsabile: Michele Bertuzzo
In redazione: Davide Cocco, Anna Sperotto, Giada Azzolin, Carlotta Faccio, Chiara Brunato, Marco Zanella, Irene Graziotto, Marta Xerra, Elena Scarso, Micaela Tussetto

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