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L’Europa si beve gli States

Mentre sul web fervono le notizie sulle vendite, caratteristiche, funzionalità, pregi e difetti dell’iPhone, mentre Yahoo! rifiuta l’ennesima offerta di Microsoft, orfana dell’amato-odiato Bill Gates, senza fare troppo rumore si è formato il più grande gruppo produttore di birra al mondo. L’americana Anheuser-Busch ha infatti accettato l’offerta della rivale belga InBev. Il gruppo, che in maniera molto originale si chiamerà Anheuser-Busch InBev, produrrà circa un quarto della birra consumata a livello planetario, con una capacità produttiva di 460 milioni di ettolitri, suddivisi fra oltre 300 marchi commerciali. Giusto per farvi capire di chi stiamo parlando la InBev è nata recentemente dalla fusione fra la Interbrew e la brasiliana AmBev e attualmente produce, ad esempio, Stella Artois, Leffe, Hoergardeen e Beck’s. La Anheuser-Busch invece è detentrice del marchio Budweiser, ed è balzata agli onori della cronaca recentemente perché circa un milione di azioni sono possedute dalla futura forse first lady Cindy McCain, moglie del candidato alla casa bianca e reduce di guerra John.

L’unica cosa positiva che vedo nell’operazione è che una azienda del vecchio mondo va ad acquisirne una del nuovo. Segno dei tempi.

Vino24.tv cresce

Alcuni giorni fa LinkedIn mi ha informato che Fabio stava lavorando per  ampliare il suo network. La mia curiosità è stata appagata in questi giorni dal lancio di due nuovi blog: vinoglocal.it vinopr.it.

Il primo viene presentato come un blog dedicato ai vini dal mondo,
considerati sia da un puno di vista locale che globale, mentre il
secondo sostituisce il pensionato Vino 24 Blog e diventa, a tutti gli
effetti, il corporate blog del network.

Vino24 diventa, a questo punto, un network ben strutturato e sempre più
interessante da seguire. I ragazzi mi stupiscono sempre per la loro
velocità di aggiornamento e per la capacità di reperire le informazioni
nel mondo del vino.

Per finire, un consiglio sincero: stay tuned.

 

Neocolonialismo culturale, ecco cos’è

Trovo particolarmente azzeccata l’espressione utilizzata da Elisabetta Tosi nel suo blog VinoPigro: siamo di fronte ad un neocolonialismo culturale.

Lo stesso concetto è espresso da Aristide nel suo Blog di viaggio nel vino, che parla di un neo-proibizionismo di importazione.

Entrambi si riferiscono ad un certo modo di intendere l’approccio al vino e alle bevande alcoliche in genere. Nei paesi Mediterranei, tradizionalmente
produttori, il vino è un alimento, è parte della cultura popolare. Nei
paesi del Nord Europa l’alcol è un vizio, se si preferisce uno sfogo
sociale. Lo è la vodka o il whisky, e lo è sempre di più il vino che al
nord continua ad aumentare i propri volumi di vendita.

Nel sud, dell’Europa, i consumi invece calano, ma al tempo stesso stiamo
assumendo gli stessi modelli culturali. Stiamo criminalizzando l’alcol,
che viene vissuto come vizio, quando invece è cultura. Noi non beviamo
nel weekend per prendere una sonora sbornia, beviamo tutti i giorni
perché sappiamo apprezzare il valore di un vino, di una birra, di un
distillato.

Chi vorrebbe le bevande alcoliche parificate al tabacco con una bella scritta “bere uccide” sta uccidendo la nostra cultura. Esattamente come chi beve per sballare al sabato sera.

La birra a chilometri zero

Nella mia cantina di casa convivono vino, olio e birra. Tutti con la stessa dignità, senza snobismi di sorta.

La sezione birra è occupata prevalentemente da prodotti belgi, ma ospita molto amorevolmente anche interessanti realtà artigiane italiane (da Baladin a Birra del Borgo, da Villa Pola al Babb). Ieri però ho accompagnato la mia ricottina del pluripremiato caseificio Gugole Dario e le zucchine saltate in padella con olio monocultivar grignano dell’azienda agricola San Cassiano di Mezzane e aglio novello, con una birra che la cantina non l’ha proprio vista. E’ passata direttamente dallo scaffale del supermercato al freezer (qualcuno mi regala un abbattitore?) e poi alla tavola. Per curiosità più che altro.

Si trattava della nuova creatura della antica Fabbrica Pedavena, salita agli onori della cronaca alcuni anni fa a causa della minaccia di chiusura da parte dell’allora proprietario: il gruppo Heineken (dedicheremo un post fra qualche tempo alle proprietà delle birre commerciali italiane). Il birrificio fortunatamente è stato in seguito venduto alla Birra Castello di Udine, che ne ha rilanciato l’attività. Io l’ho visitata un’unica volta in occasione dell’ultima (ahimè) visita in Italia del maestro di tutti noi amanti della birra: Michael Jackson.

Una lodevole iniziativa ha recentemente portato alla realizzazione e quindi commercializzazione di una birra definita “a chilometri zero”. Questo perchè, per la sua produzione, viene esclusivamente utilizzato malto d’orzo prodotto in loco da contadini che hanno sottoscritto con la fabbrica un contratto di filiera, grazie alla collaborazione della Regione Veneto e di Slow Food. La birra in questione è stata chiamata Birra Dolomiti.

Leggo sul retro etichetta:

Birra a “chilometri zero” prodotta con l’acqua sorgiva delle Dolomiti e con l’orzo coltivato da agricoltori locali, recuperando la tradizionale coltura che si era persa nel tempo.
L’intera filiera dall’orzo alla birra ha seguito i criteri di sostenibilità ambientale, in linea con i valori dell’antica fabbrica di Pedavena e con gli ideali che ne hanno ispirato il suo nuovo corso. I lunghi tempi di fermentazione e di maturazione a basse temperature consentono di ottenere un lento affinamento organolettico che conferisce un’elevata intensità olfattiva e un gusto complesso e fruttato, con note di mela, vaniglia e mandorla. Nel retrogusto emerge un floreale sentore di luppolo, mentre il colore ricorda le sfumature del miele dai riflessi dorati.


Il packaging, a mio gusto, è molto indovinato, elegante ed essenziale. La prima cosa che noto quando la verso è la quasi totale mancanza di schiuma. Se ne forma si e no mezzo centimetro, che scompare in un attimo. Al naso effettivamente mantiene quanto promette, con un bel fruttato che ricorda la mela (più una Golden che una Granny Smith) e la pesca, e una nota di mandorla amara che tarda ad uscire, ma alla fine arriva. In bocca è bella calda, corposa, morbida, ma si percepisce molto poco il luppolo. Sarebbe interessante andare a vedere che luppoli utilizzano, in quanto l’impressione è quella dell’utilizzo di luppoli aromatici più che quelli da amaro.
Il grado alcolico (6,7°) non si fa particolarmente sentire e la bevuta prosegue liscia e senza intoppi fino alla fine.
Una birra quindi piacevole, di facile beva, forse un po’ ruffiana, ma frutto di una iniziativa lodevole e prodotta da una realtà sicuramente da sostenere e supportare. Sicuramente da provare.


Nota a margine.
A proposito di San Cassiano: tanti complimenti a Mirko, il suo giovane titolare. Si è aggiudicato, per il secondo anno di fila, le tre olive sulla guida agli extravergini di Slow Food con il suo Monte Guala, olio monocultivar Grignano denocciolato.

97.000 complimenti

Il 17 giugno scorso la Mozilla foundation ha cercato di stabilre il nuovo record mondiale di download di un software in 24 ore con il suo firefox 3.0. Il risultato finale è stato di oltre otto milioni di dowload, con il contributo anche del sottoscritto.

Sono orgoglioso di aver partecipato all’evento, ma sono anche orgoglioso di aver contribuito al raggiungimento del traguardo delle 97.000 visite del blog dell’ottimo Eustachio Cazzorla. Eustachio è un valente sommelier pugliese, ma soprattutto un ottimo e poliedrico giornalista e divulgatore. Scrive per la Gazzetta del Mezzogiorno, conduce una godibilissima trasmissione radiofonica, intitolata Radio Sommelier, ed è il mattatore della trasmissione televisiva Sommelier.

Io ho una proposta: che ne dite di aiutarlo a raggiungere i 200.000 contatti entro la fine dell’anno? Io mi ci metto d’impegno.

E allora prosit a Eustachio e a tutti gli eno-giornalisti del Sud.

Una sola cosa: Eustachio, per favore, aggiungi la possibilità di commentare i tuoi post.

Chi cerca trova. Kyos.

Mi dicono che questo mese Kyos sia andato a ruba. Considerando che è un free press e quindi viene regalato, è quanto meno una contraddizione in termini.

Visto che pare proprio che questo affare piaccia e dato che ne curiamo noi la redazione (l’ho buttata proprio in modo snob, non linciatemi, vi prego…) ci permettiamo di mettere un link per scaricare la copia in pdf per tutti coloro che l’hanno persa nei locali pubblici. Basta cliccare qui.

Intanto vi anticipo qualcosa del prossimo numero che sarà in distribuzione verso il 10 di luglio. Ci occuperemo della nuova Fiera di Vicenza e Flavio Albanese (nella foto) si toglierà qualche sassolino dalla scarpa parlando di politica locale, urbanistica locale, localismo locale. Parleremo di estate e di gossip con il re delle paparazzate, Lele Mora. Poi il deejay Manuel Negrin, le lady circle e tanto altro…

 

 

La Vespaiolona a Breganze

Breganze in fibrillazione per la prima “Vespaiolona”, la notte bianca del Vespaiolo in programma per sabato 21 giugno.
L’idea – brillante, non c’è che dire – è del consorzio vini DOC Breganze che
ha convinto i produttori a tenere le saracinesche alzate fino
alle due del mattino per accogliere gli enoturisti che saranno accompagnati in tour da un bus navetta-salva patente.

La Cantina Beato Bartolomeo – di cui Studio Cru cura l’ufficio stampa – sarà protagonista dell’evento con una serata dedicata al più celebre connubio eno-gastronomico vicentino: Vespaiolo e Baccalà. Di viaggi nei pescosi mari del nord, da dove arriva il baccalà, parla lo spettacolo del gruppo veneziano Nosse Balenghe che sarà proposto a partire dalle ore 22.30. Si intitola “Il vento dei Fiordi” e porta in scena tre viaggi sulla rotta del baccalà: quello storico di Pietro Querini che nel 1431 naufragò sulla costa norvegese; quello di Raffaele Gatti, pioniere ciclista milanese che alla fine dell’Ottocento raggiunse il Circolo Polare Artico in bicicletta e quello di Alberto Fiorin e di altri sette ciclisti che lo scorso anno hanno fatto sintesi dei due precedenti raggiungendo in bicicletta le isole Lofoten e Capo Nord per un gemellaggio nel nome del baccalà.

Attraverso le pagine dei diari, i tre viaggi paralleli diventano un racconto unico nel quale le voci si intrecciano seguendo la direzione della bussola che indica ilnord. I Nosse Balenghe (Valeria Conte al clarinetto e voce; Veronica Canale alla fisarmonica; Guido Rigatti a violoncello, chitarre, percussioni, pennyflute e voce recitante; Stefano Vanzin alle percussioni) accompagnano la narrazione con la loro musica, nella quale si sentono echi di feste popolari, citazioni multietniche e danze popolari.

Allo spettacolo seguirà la degustazione di Bacalà alla vicentina e Vespaiolo della selezione speciale “Sulla Rotta del Bacalà”: una nuova versione realizzata dalla Cantina Beato Bartolomeo coniugando un bouquet di profumi particolarmente ricco ad una spiccata freschezza, caratteristica che lo rende particolarmente adatto ad accompagnare un piatto succulento come il Baccalà.

Domenica 22 giugno dalle ore 17 spazio alla II° edizione del Palio delle Botti: una spettacolare gara di spinta di barriques tra le vie del centro, disfida fra equipaggi delle diverse cantine. Nell’edizione del 2007, a trionfare è stata l’azienda agricola Ca’ Biasi di Innocente Dalla Valle. La manifestazione si concluderà con un brindisi da primato a base di uno dei vini simbolo della Pedemontana vicentina: il Vespaiolo.

Email, croce e delizia

A chi non è mai successo di inviare per errore un’email? Chi non ha mai rischiato il posto di lavoro per un click troppo frettoloso?
L’email è senza dubbio una grande conquista, uno strumento di lavoro, più che di svago, ormai insostituibile, che ha rivoluzionato il modo di lavorare di tutti. Ma nasconde delle insidie molto pericolose.
Ecco allora che ci viene in aiuto Seth Godin (tradotto qui), con una serie di consigli, banali se volete, ma preziosi per cercare di sbagliare il meno possibile con questo grande mezzo di comunicazione.
Il mio preferito? Il numero 16: “C’è qualcosa in questa mail che non vorrei far leggere alla polizia, ai media o al mio capo? (se è così, clicca “cancella”)”.

P.S. molto spesso tralasciamo la forma e le regole fondamentali di buona scrittura e leggibilità nelle mail. Per chi, pentito, volesse redimersi, consiglio la lettura del quaderno “L’email per lavorare e vivere meglio in azienda” , liberamente scaricabile dall’indispensabile sito di Luisa Carrada.


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Direttore responsabile: Michele Bertuzzo
In redazione: Davide Cocco, Anna Sperotto, Giada Azzolin, Carlotta Faccio, Chiara Brunato, Marco Zanella, Irene Graziotto, Marta Xerra, Elena Scarso, Micaela Tussetto

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