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Il diavolo, i dettagli e gli ebook

Lo confesso: sono un lettore forte. Un po’ ‘sta cosa del “forte” mi fa ridere, perché se consideriamo un gran lettore uno che in un anno legge 6 libri stiamo veramente messi male. Ma per le statistiche quello sono. Più realisticamente parlando, diciamo che i 6 libri li supero abbondantemente, ma non mi considero fra i più assidui e costanti lettori presenti sul mercato.

E ho un’altra confessione da fare: sono un early adopter. Ovvero sono uno che si getta sulle tecnologie poco dopo la loro uscita, soldi permettendo. Non proprio un innovatore, ma insomma, molto vicino.

Mescolando le confessioni di cui sopra è facile intuire che ultimamente mi sono appassionato agli ebook e possiedo un ereader, uno di quegli aggeggi che servono a leggere i libri elettronici simulando il più possibile l’esperienza della lettura su carta. Ho iniziato con un Cybook Orizon. Poi, frustrato dal touch screen, son diventato un quasi felice utilizzatore di Kindle. Ma intendiamoci: la colpa della mia quasi felicità non è l’aggeggino. No. Lui funziona bene, e non mi faccio nemmeno troppi problemi per il fatto che è legato a un formato proprietario e non legge gli epub. Certo mi farebbe comodo certe volte, ma riesco ad ovviare grazie a Calibre.

Quello che mi rattrista è la quantità di refusi ed errori che si trovano oggi negli ebook. E non parlo di titoli gratuiti autopubblicati dagli autori, dove sei magari anche disposto a chiudere un occhio. Parlo di romanzi famosi di editori prestigiosi. E via di accenti dove non ci dovrebbero essere o mancanti dove ci dovrebbero invece essere, doppie alla veneta o troppo abbondanti, parole che saltano rispetto all’edizione cartacea.

È lì che la mia anima di correttore di bozze esce fuori violenta, e urla la sua indignazione. Anche perché è convinta che proprio adesso sia il posto giusto e il luogo giusto per spingere gli ebook, ora che il mercato è triplicato rispetto ad un anno fa, ora che i prezzi dei lettori sono alla portata di tutti e facilmente ammortizzabili in poco tempo, ora che, pian pianino anche il libro sta perdendo la sua dimensione fisica.

Allora perché non soddisfarli questi benedetti lettori forti, questi maledetti early adopter, perché non fare uscire i testi con una decenza minima sindacale?

Perché alla fine un refuso, uno qualsiasi, a questi livelli rovina la lettura. Almeno a me. Perché il diavolo sta nei dettagli.

Foto da amazon.it

Un segno per l’Emilia

Un segno per l’Emilia è un progetto nato per dare un contributo alla rinascita dell’Emilia dopo il terremoto dello scorso maggio. L’idea arriva dallo studio grafico Kina, nostri vicini di ufficio (e amici).
Lo Studio Kina ha una sede a Vicenza, dove vive Francesco, e uno a Mirandola, dove vive Marco. Mirandola è uno dei paesi più colpiti dal sisma. Marco ci ha raccontato della paura di rientrare nella propria casa e di aziende danneggiate che faticano a trovare risorse per andare avanti. Ma anche della nonna che faceva il ragù mentre la terra tremava ancora o dell’azienda Cpl di Concordia che ha allestito due campus di 128 container dove poter lavorare. C’è tanta voglia di ricominciare. Nonostante tutto.
Un segno per l’Emilia è proprio questo. Francesco e Marco hanno lanciato un appello a grafici, illustratori, calligrafi per creare un manifesto da vendere on-line. La stampa sarà fatta da una tipografia del luogo e il ricavato devoluto a chi può aiutare direttamente le persone del luogo.
Per aderire al progetto c’è tempo ancora fino al 14 luglio.

Intanto i primi manifesti sono già arrivati. Da lunedì 2 luglio li troverete in vendita sul sito www.unsegnoperlemilia.it.
Studio Cru ha già prenotato il suo.

www.facebook.com/unsegnoxlemilia
www.twitter.com/unsegnoxlemilia

Leggere (e scrivere) 2.0

Alcune rivoluzioni socio-culturali procedono in maniera particolarmente nascosta. Così, non è facile rendersi conto della reale portata del cambiamento che la crescente fruizione del web sta alimentando nel modo di leggere.

Un noto articolo di Jacob Nielsen si intitola “How Users Read on the Web”, e la risposta fornita nella prima riga dell’articolo è un semplice “They don’t”.

Il navigatore non legge accuratamente, ma esplora avidamente gli enormi spazi del web. La ricerca di informazioni è più spasmodica e meno approfondita. La maggior parte degli utenti non legge riga per riga ma scorre la pagina.

La lettura sul web richiede più sforzo ed è molto più lenta di quella su carta, data l’abitudine acquisita nei primi anni di vita. Per i nativi digitali questo nuovo modo di leggere sarà molto più concretizzato nella cultura e molto più spontaneo.

E ora, dalle riflessioni sulla lettura alle regole per la scrittura, per rendere più “appetibile” il proprio testo in rete.

 

  1. Evidenzare le parole chiave, per fare chiarezza e fornire punti di riferimento: l’utente si serve della pagina web come “mappa” di un paesaggio visto dall’alto, essendo colma d’informazioni, non tutte fruibili;

  2. Creare testi brevi e appetibili, non lunghi, complessi e macchinosi;

  3. Servirsi di elenchi puntati;

  4. Frammentare il testo in paragrafi brevi con una sola idea ciascuno e inserire indicatori (parole chiave) come punto di riferimento;

  5. Le linee di separazione tra articoli scoraggiano la continuazione, servirsi degli spazi bianchi: inducono a soffermarsi, meno informazione riceve più attenzione;

  6. Preferire l’impaginazione con una sola colonna;

  7. Usare la tecnica della piramide invertita: partire dalle conclusioni e specificare in seguito i dettagli;
  8. Servirsi di numerosi link: l’ipertesto è l’essenza della nuova struttura testuale che il web rappresenta, non più sviluppata in lunghezza ma in profondità;
  9. Favorire la più preziosa risorsa del web: l’interattività.

 

Dunque, buon lavoro e buona lettura.

 

Foto di scritturaselvaggia.it

 

Buon lavoro a Elisabetta

Si chiama Kyoss ed è un mensile. Parla di cose belle: arte, design, architettura, interior, moda, libri e letture, green e natura. E tra le cose belle ci sono anche le cose buone, con rubriche su sapori, ristoranti e appuntamenti enogastronomici. Da oltre dieci anni è un occhio attento su Vicenza e provincia,  dove è distribuito gratuitamente in 650 tra ristoranti, bar, negozi, palestre e altri luoghi di ritrovo.

Il suo editore, Simone Pavan è un caro amico. Dal numero in distribuzione in questi giorni lo affianca come coordinatrice di redazione un’altra carissima amica: Elisabetta Badiello. Grazie all’esperienza e alla fantasia di Elisabetta, di certo Kyoss diventerà uno specchio della realtà ancor più acuto, intelligente, garbato.

I migliori auguri di buon lavoro da Studio Cru.

Le nuove professioni digitali

Il cambiamento che l’avvento del web 2.0 ha rappresentato, e rappresenta sempre più, nella comunicazione e nell’informazione investe le aziende dall’interno, nell’organizzare la gestione delle evolute relazioni con i consumatori e della presenza nella rete.

Nonostante per esse sia spesso difficile stare al passo con l’evoluzione del mondo digitale, all’interno di questo si delineano già necessità di competenze ben precise. Lungi dall’essere un settore professionale univoco, quello del digitale è ricco di discipline specifiche, ovviamente sfruttabili in progetti convergenti, con elementi in comune e fra loro complementari.

Nonostante le ovvie differenze tra aziende piccole e grandi, quasi tutte quelle che hanno una presenza sul web possono constatare l’importanza di queste diverse mansioni.

L’elenco è lungo, e va dal S.E.O., ottimizzatore dei risultati nei motori di ricerca, al Digital Pr, agli esperti di comunicazione integrata multicanale: All-line advertiser e Transmedia Web Editor. Ancora, il Web Analyst e l’e-Reputation Manager sono deputati all’interpretazione dei dati, il primo numerici e il secondo semantico-linguistici, per raccogliere informazioni sulla notorietà e sulla percezione dell’azienda e delle sue attività. Non ultimo il Community manager, che nella gestione delle interazioni sui social network deve esibire un notevole grado di empatia e indiscusse capacità relazionali.

Si tratta di preziose opportunità da valutare, da parte dei giovani, per un investimento sul futuro in uno dei settori che attualmente promettono una crescita certa.

Inutile dire che in questo ambito, definito in “costante fase beta”, l’esperienza sul campo costituisce la miglior garanzia in un curriculum. D’obbligo, oltre alle competenze oggettive, quelle relazionali e progetti condotti dal vivo, come la gestione di un blog o l’amministrazione di pagine o profili sui social.

 

Foto di Jobmeeting.it

 

Mousse fantasiose per un’estate dolce e spumosa

Scoppiata l’estate, e aumentate le temperature, la cucina più ricercata è quella fresca e leggera.

E da nota appassionata dei dolci e della loro preparazione, so bene che questa prelibata categoria di cibi non è affatto preferita nel periodo invernale piuttosto che in quello estivo.

Il primo pensiero va al gelato, ma non è il solo protagonista dell’ardente stagione. Una riflessione è da dedicare a un dolce sempre apprezzato e altrettanto capace di stuzzicare la fantasia nella scelta dei gusti.

Parlo della mousse.

Ho già pronte le ricette della più classica al caffè, della più leggera e rinfrescante al limone, della più golosa alla nocciola.

Ancora, la mousse alle fragole e frutti di bosco, con la base, la gelatina rigorosamente rossissima e la copertura decorativa di piccoli frutti rossi e di marmellata di fragole si rivela una meraviglia per gli occhi tanto quanto per il palato.

Per chi ambisce a un trionfo della dolcezza, il cioccolato bianco si scopre uno dei migliori compagni per lamponi, menta o nocciole.

Dal sapore più particolare e dalla preparazione più complessa, infine, la mousse alla menta marocchina con crosta di cacao e glassa al cioccolato e rum, quella al cocco e albicocche e, ultima, ma prima nel mio stilato ordine di preparazione, la mousse al cioccolato e cardamomo con copertura di nocciole tritate.

Mi aspetta una lunga lista, ma anche un’intera estate di tempo davanti.

 

Foto di dessertverona.it

 

 

Vino Futuri Possibili Storifyzzato

Come preannunciato lunedì ero a Milano, per assistere al convegno Vino Futuri Possibili organizzato dal Gruppo Sole24ore. Gli argomenti parevano interessanti, e infatti lo sono stati.

Complice un’ottima connessione wi-fi gratuita messa a disposizione di tutti i partecipanti, numerosi sono stati i tweet da parte di chi seguiva l’evento da Milano, così come paiono essere state molte le persone che hanno seguito via twitter l’evento. L’hashtag ufficiale era #vinofuturipossibili, che devo dire è stato utilizzato con precisione e assiduità da tutti.

Mi sono quindi divertito a raccogliere con Storify il flusso dei tweet che sono nati dall’incontro, escludendo i numerosi retweet per ovvi motivi di ridondanza. Lo trovate alla fine di questo post.

Mi piace però soffermarmi su alcune cose che mi hanno colpito, visto che un ottimo report è già stato fatto da Pamela nel suo salottino e su Vinix.

Sarò didascalico:

1. il vino è sempre di più legato al momento di fruizione, il pasto in particolare

2. il vino si compra in GDO, non in enoteca

3. il futuro del vino pare passare per i concetti di biologico e biodinamico. Ergo le strategie di marketing delle aziende si dovranno adeguare

4. il tappo a vite non lo vuole nessuno. Non lo vogliono il 68% dei produttori e il 73% degli addetti ai lavori

5. i relatori che twittano dal palco sono una piacevole sorpresa. Mi riferisco in particolare a Federico Capeci, che con il suo tweet “dal raccoLto al raccoNto” ha indicato meglio di chiunque altro quella che dovrebbe essere la strada maestra

6. c’è ancora una netta contrapposizione fra produttori e ristoratori. Se da una parte il report ha indicato che secondo i produttori il ricarico dei ristoranti deprime il consumo di vino, dall’altra Santini ha spiegato come cambieranno le liste dei vini, con una probabile pesante dieta dimagrante e il produttore chiamato a fare da magazzino per le vecchie annate e a mettere a disposizione una maggiore elasticità. In questo modo – sempre secondo Santini – potranno diminuire i ricarichi dei ristoratori

7. twitter ha uno spam contestuale. Appena l’hashtag #vinofuturipossibili è entrato nei Trending Topics (Tendenze in italiano), sono apparsi messaggi di probabile phishing da parte di fasulle signorine discinte

8. c’è gente che non ha ancora capito come si usa twitter, e ha tentato di farsi pubblicità utilizzando la momentanea visibilità dell’hashtag #vinofuturipossibili

Il report è liberamente scaricabile, per chi volesse – giustamente – approfondire.

http://storify.com/studiocru/vino-futuri-possibili

Happy dog, l’happy hour in favore del migliore amico dell’uomo

Si è svolta lo scorso 17 marzo l’ultima edizione dell’happy dog, l’aperitivo benefico promosso dal gruppo Comunicazione dell’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali), sezione di Vicenza.

Sono stati 9, fin’ora, gli appuntamenti a partire da inizio 2010, tutti ambientati al bar Alle Colonne in Piazza Dei Signori (eccetto tre, al Molino Casarotto di Creazzo, al Drunken Duck di Bolzano Vicentino e Dai Venexiani a S.Agostino).

Il modello è lo stesso: ogni aperitivo (alcolico o analcolico) viene consumato pagando un prezzo aumentato di 50 centesimi, che assieme ad altrettanti offerti dallo stesso bar, costituiscono l’euro, sul costo totale del prodotto, che viene donato al canile comunale di Vicenza. Non mancano i banchetti informativi e di vendita dei prodotti ENPA Vicenza e, in alcune edizioni, l’intrattenimento è stato garantito da musica live e mostre fotografiche.

L’iniziativa è volta a fornire un sostegno concreto per le spese necessarie al mantenimento della struttura del canile, all’acquisto di cibo per i cani, di medicinali per i più vecchi o malati e di cucce o coperte per l’inverno. D’altra parte si rivela uno strumento di sensibilizzazione nei confronti del problema del randagismo e di riflessione sulle conseguenze di questo, morali ma anche economiche (aggravate dall’attuale periodo storico, pesando in modo non trascurabile sui bilanci dei comuni e rendendo indispensabile il duro lavoro dei volontari e le sempre più scarse donazioni) e inerenti ai pericoli che il randagismo rappresenta (per i cani e per l’uomo).

Un aiuto, quindi, che unisce l’utile al dilettevole, molto apprezzato dagli amanti dei cani, specie dei meno fortunati, ma che si rivela un piccolo contributo (economico e non solo) per l’intera società.

Aspettiamo il prossimo appuntamento.

 

Foto di livinginvicenza.com

Una serata spagnola

Risale a un paio di anni fa, quasi per caso, l’incontro e l’inizio di una sincera amicizia con Pilar, una simpatica signora quasi settantenne, originaria di Castilla- La Mancha, tra Madrid e Valencia.

Ho avuto l’occasione di perfezionare il mio spagnolo, iniziando un periodo di lezioni (rivelatesi uilissime) con lei, madrelingua il cui accento e dialetto castigliano si distinguono ancora nitidamente, anche se trasferita da quarant’anni in provincia di Vicenza per seguire il marito.

Il calore e la bontà dei suoi modi di fare, il desiderio di essere utile e amorevole in maniera incondizionata, come fosse una nonna acquisita (non avendo nipoti realmente) si dimostravano anche nella sua cucina. Per questo non mi stupì il suo invito, come una sorta di “inaugurazione” delle mie lezioni di spagnolo, ad una cena in perfetto stile castigliano, cucinata da lei per me e la mia famiglia.

Nonostante la cucina (e la lingua) spagnola sia la mia preferita e maggiormente esplorata, mai avevo assaggiato piatti preparati con tanta cura.

L’antipasto a base di cozze, polipo e tortillas appena fatte con patate e cipolla anticipavano una paella valenciana (e anche la mia scoperta dell’esistenza della enorme “paelliera”) cucinata a regola d’arte, con l’aggiunta del brodo nel quale il polipo era stato bollito e un pizzico di paprika. Non meno succulento un assaggio, più modesto nelle dosi, del famoso gazpacho.

Il tutto, accompagnato da un’ottima sangria e culminato nel flan di mele alla maniera spagnola, come dessert, si è rivelato uno scorcio di Spagna, piacevolmente respirabile nella casa di Pilar, nel suo calore, nella sua cucina e nel dono, non comune ai più, di trasmettere un’energia e una solarità che si rivelano tratti inscindibili dell’eredità del suo paese e della sua cultura.

Insomma, una serata di fine estate che ha portato un po’ di Spagna anche in un paesino in provincia di Vicenza. Unico mancante all’appuntamento: il Queso Manchego (tipico formaggio della Mancha). Sarà per la prossima cena.

 

Foto da Flick’r di db0yd13

Vino futuri possibili

L’appuntamento è per lunedì prossimo 18 giugno, dalle 9.00 alle 13.00 nella sede del Gruppo 24 ore. Si parlerà del futuro del vino a partire da un rapporto di filiera che il Gruppo del più famoso giornale economico italiano ha realizzato.

Tanti i nomi interessanti che parteciperanno al convegno, con qualche timida presenza anche dalla rete, come Andrea Gori, o il Gastronauta multicanale Davide Paolini.

Cocco ci sarà, e per quanto possibile cercherà di aggiornarvi via twitter. L’hashtag ufficiale è #vinofuturipossibili. Sempre che nel futuro del Sole ci sia pure una rete wi-fi che funziona.

 


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Direttore responsabile: Michele Bertuzzo
In redazione: Davide Cocco, Anna Sperotto, Giada Azzolin, Carlotta Faccio, Chiara Brunato, Marco Zanella, Irene Graziotto, Marta Xerra, Elena Scarso, Micaela Tussetto

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