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Racconta il tuo festival

Il Festival dell’Enoturismo lancia un concorso multimediale. Verranno premiati i migliori racconti on line sugli eventi della manifestazione pubblicati sui blog, twitter o facebook. In palio un iPhone e vini vicentini.

Un’iniziativa per irradiare attraverso il web le informazioni e le iniziative del festival dell’enoturismo, primo salone nazionale dedicato al turismo del vino in programma a Vicenza dal 23 al 25 ottobre.

Il concorso è aperto a tutti i cittadini residenti nell’unione europea. Unico requisito: scrivere su un blog o essere attivo su un social network. Per partecipare al concorso sarà infatti sufficiente visitare il Festival e scrivere on-line un breve resoconto di quanto visitato. Il racconto potrà essere redatto in lingua italiana o in lingua inglese e pubblicato on-line su blog, su Facebook o su Twitter.
Quindi segnalare l’avvenuta pubblicazione inviando una mail all’indirizzo: ufficiostampa@festivalenoturismo.it.
I reportage dovranno essere pubblicati on-line entro e non oltre un mese dalla fine della manifestazione, ossia entro il 25 novembre 2009. Per giudicare i lavori pervenuti verrà nominata una apposita giuria che decreterà insindacabilmente i vincitori entro il 15 dicembre. Il migliore resoconto si aggiudicherà un iPhone 3GS, mentre i classificati dal secondo al quarto posto porteranno a casa una fornitura di vini vicentini delle cantine Maculan, Dal Maso e Zonin.
Per informazioni e per il regolamento completo del concorso: www.festivalenoturismo.it

Cervelli in fuga

 

WINE ON THE ROCKS – TRAILER 003 from Finkus Bripp on Vimeo.

 

Alcuni giorni or sono il post più commentato e più litigioso di tutto il web enologico ruotava attorno a una degustazione a bordo piscina. L’oggetto del contendere era la liceità di una tale operazione in un ambito serioso come quello del vino.

Ma allora comunicare il vino in maniera divertente e diversa non è possibile? All’estero sembra proprio di sì. Se appare scontato fare riferimento a quella corazzata da 65 milioni di dollari che è Wine Library, abbiamo avuto la fortuna di imbatterci in un nuovo progetto portato avanti dall’abruzzese di origine Daniele Del Gesso, aka Finkus Bripp, che lavora a Berlino Monaco. Altro caso di cervello in fuga. Come dargli torto?

In montagna con la Burlina

Il distino della montagna e della sua economia è legato a quello di una vacca piccola-piccola. È la vacca (non mucca, si dice proprio vacca) Burlina.
Una razza che storicamente ha sempre abitato l’arco alpino, in particolar modo le montagne vicentine, dalla Lessinia al Monte Grappa. Una razza a duplice attitudine produttiva: latte e carne. Di taglia ridotta, elevata fertilità e longevità, ha una istintiva vocazione al pascolamento adattandosi alle difficili condizioni ambientali di molti alpeggi. Una vacca che sgambetta su rapidi pendii, a differenza di altre vacche da latte molto più produttive, come la Frisona, con un baricentro troppo alto per restare in equilibrio.
Della Burlina si è parlato in un convegno organizzato a Villa Cordellina Lombardi di Montecchio Maggiore dall’assessorato all’Agricoltura della Provincia di Vicenza, guidato dall’onorevole Luigino Vascon, che ha riunito attorno allo stesso tavolo il ministro Luca Zaia, il vicegovernatore del Veneto e assessore all’agricoltura Franco Manzato, esperti e studiosi italiani e stranieri.
Scopo dell’incontro quello di fornire ad un attento pubblico di allevatori e imprenditori agricoli tutte le informazioni necessarie per avviare una seria e costruttiva reintroduzione della razza Burlina sulle montagne vicentine.
La razza Burlina, come ha spiegato il professor Giulio Cozzi del dipartimento di Scienze animali dell’Università di Padova, è in grado di essere un primo motore dell’economia zootecnica montana. Se le razze produttive infatti si nutrono di alimenti trasportati dalla pianura, la Burlina pascolando è in grado di contribuire alla cura del territorio e incentiva l’agricoltura da cui ricaverà il proprio alimento. Non solo, visto il costante ribasso del prezzo del latte, i coltivatori possono trovare nel latte di Burlina una materia prima pregiata dalla quale ricavare formaggi dal valore aggiunto più elevato.
Un’economia montana spinta all’eco-compatibilità vede nella reintroduzione della razza Burlina uno strumento efficace per la sua sopravvivenza.
Di certo da sola non basta, ma intanto è una strada da perseguire.

La scommessa dell’enoturismo

Se prima era quasi esclusivamente una curiosità per pochi appassionati o da addetti ai lavori, oggi visitare un terrorio per degustarne i vini è diventato un piacere per tanti. L’enoturismo appunto. Strade del vino, consorzi di tutela, cantine e distillerie presenteranno la propria offerta turistica al Primo Festival dell’Enoturismo, salone interamente dedicato al turismo del vino, in programma alla Fiera di Vicenza dal 23 al 25 ottobre 2009.

Un evento promosso da Promoveneto, in collaborazione con la Regione Veneto e le Province di Vicenza e Treviso, con il patrocinio del Movimento Turismo del Vino e dell’associazione Città del Vino.
Numerosi gli appuntamenti previsti nei tre giorni, tra cui un seminario curato dall’Assocazione Città del Vino sul fenomeno dell’enoturismo in Italia e un convegno dedicato al turismo nelle distillerie. Per il pubblico professionale è in programma un workshop che metterà in diretto contatto tour operator stranieri con operatori turistici italiani.
Spazio anche ai sapori locali vicentini, con il Festival del Durello che proporrà una serie di degustazioni dello spumante autoctono veneto e la presentazione di un nuovo libro pubblicato dall’editore Terraferma.
Il Festival verrà inaugurato venerdì 23 ottobre alle ore 17 e sarà aperto anche sabato 24  dalle ore 10 alle 20 e domenica 25 ottobre dalle ore 10 alle 18. Ingresso libero.
Per informazioni: www.festivalenoturismo.it

Anche noi amici del Durello

Ripercorrere i luoghi che hanno contrassegnato la mia infanzia mi ha fatto venire un po’ di nostalgia. Crespadoro, Marana, l’alta valle del Chiampo erano una meta sufficientemente ricorrente, se non altro per la vicinanza con la mia residenza estiva a Castelvecchio di Valdagno. L’occasione è stata quella di celebrare il Durello, che chiama a raccolta i suoi amici una volta all’anno per fare un po’ di festa, in un’atmosfera informale e cordiale, all’interno di una manifestazione che prende il nome di “Durello & friends”. E in quell’occasione si fa un po’ da parte per lasciare spazio alle peculiarità del territorio e ai prodotti autoctoni.
Ma Durello & Friends è anche un momento di riflessione. L’impressione che mi ha lasciato quest’anno questa bella manifestazione è che il Durello sia ormai un vino maturo, che si sia ormai lasciato alle spalle quell’aura pionieristica che lo contraddistingueva. Con i suoi pro e i suoi contro. Alcuni contro li ha sintetizzati bene Mauro nel suo spazio settimanale su InternetGourmet: l’internazionalizzazione, l’omologazione del gusto, il poco rispetto per la materia prima. E, aggiungo io, la rincorsa della moda da parte di nuovi produttori, che si lanciano sul prodotto perché “tira”. Ma sono i rischi che si corrono quando si promuove bene un vino, quando lo si fa uscire dal proprio guscio territoriale, in questo caso rappresentato dalle province di Verona e Vicenza. L’azione di promozione negli anni del Consorzio ha infatti fatto conoscere in tutta Italia il Durello, facendolo competere con i più blasonati metodo classico di tutto il paese. E ha portato all’attenzione nazionale piccole cantine, ma di grande tradizione, come Cecchin, Marcato e Fongaro, sicuramente i tre padri fondatori di questa nouvelle vague del Durello. Un vino che Sandro Sangiorgi ha definito uno “sbirulo”: imprevedibile, non catalogabile. Un prodotto che non lascia indifferenti.
Ma c’è un altro probabile problema all’orizzonte: che le sette cantine che attualmente fanno parte del Consorzio si stufino di tirare la volata alle altre, ormai numerose, cantine non aderenti che producono il vino di Giulietta e che usufruiscono, indirettamente e senza sforzo alcuno, delle attività di promozione pagate e promosse dai soci. Il desiderio del sottoscritto è quello, un giorno, di vedere tutti gli attori sotto uno stesso tetto a lavorare assieme per il bene comune di un prodotto che ormai fa parte integrante del mondo enologico vicentino e veronese. Ma io sono un inguaribile ottimista.

Nota a margine: bellissimo il pranzo alla Laita, vecchia contrada cimbra, riportata agli antichi splendori e destinata a ristorante, bruschetteria e gelateria artigianale. Ipnotico il discorso di Amedeo Sandri, per anni chef della rivista “La cucina italiana”, e attualmente divulgatore e strenuo difensore della cultura e cucina veneta, e vicentina in particolare.

L’ingrediente segreto

Tempo di viaggi e per Studio Cru è l’occasione di scoprire specialità enogastronomiche oltre confine. Io ho scelto il Portogallo, che nei piatti rivela i colori e gli aromi di una terra generosa. Il bacalhau (baccalà) è il piatto nazionale e pare che esistano 365 modi di cucinarlo, una ricetta per ogni giorno dell’anno. Imbarazzante per noi vicentini, così orgogliosi del nostro baccalà alla vicentina. Ma in Portogallo si gustano anche ottimi dolci dai nomi fantasiosi come il “touchinho do ceu” (lardo del cielo) o la barriga de freira (ventre di monaca). Su tutti imperdibili sono i Pasteis de Belem.  Belém è un colorato quartiere della capitale dove sfocia il fiume Tago, famoso per essere il luogo da cui salpò Vasco Da Gama per scoprire le Indie. Oggi è tappa obbligatoria di tutti i turisti golosi che in pellegrinaggio si recano all’Antiga Confeitaria de Belém (Rua de Belém) per assaggiare i suoi famosi pasticcini. Non potevo mancare. Fin dall’Ottocento questa pasticceria sforna e vende queste croccanti sfoglie ripiene di crema da spolverare con zucchero e cannella. Da mangiare accompagnati a um galão, un gallone, ovvero caffé forte con molto latte, servito in un bicchiere. Questi pasticcini in realtà sono i pastèis de nata, le paste alla crema più tipiche di Lisbona, che si trovano in tutto il Portogallo. Ma qui si parla di una ricetta segreta custodita da quasi due secoli nella “Officina dello Secreto”, dove solo tre persone ne conoscono gli ingredienti, e che ancora oggi fanno giuramento di non divulgarla. Ma quale sarà l’ingrediente segreto? La gente si arrovella a trovare una risposta. Io mi accontento di credere che un segreto non ci sia. La magia è dentro il locale. Un’antica raffineria di zucchero ornata di azulejos che si trova onde a terra acaba e o mar comeca. E il profumo di cannella, che Fernando Pessoa disse somigliare al “Tejo che sfocia nell’Oceano”, proprio nei pressi di Belém. Lo stesso effetto che ha anche la cannella quando si squaglia sulla crema calda dei Pastéis. Mistero svelato.

Piccolo|spazio|pubblicità

iCru entra nella grande famiglia di Vinoclic. E lo fa con piacere, con soddisfazione e con orgoglio. L’orgoglio di essere passo dopo passo cresciuto in questi due anni.
Vinoclic palesa la sua presenza su questo blog con quel nuovo banner in alto a destra, che da ieri mattina alle 8.00 segnala il nostro ingresso nella grande famiglia. iCru da oggi, quindi, ospiterà le campagne pubblicitarie che Vinoclic raccoglierà nel corso del tempo, senza però entrare nella raccolta della pubblicità, né nella programmazione della stessa. Lo segnaliamo per trasparenza nei confronti di chi ci segue, per continuare a lavorare nel rispetto di quei principi etici che ci siamo autoimposti, e, ovviamente, per segnalare a chi ancora non lo conoscesse i servizi che il network offre.
Vinoclic nasce e si sviluppa da un’idea di Filippo Ronco e raggruppa attualmente 57 fra siti e portali dedicati al mondo del vino e del cibo. I numeri sono veramente importanti: 7 milioni di banner mensili, visti da oltre 1,5 milioni di persone, per un totale di 6,2 milioni di pagine visualizzate.
Non abbiamo avuto alcuna esitazione ad accettare l’invito che Filippo ci ha fatto via Skype (come cambiano i tempi) alcuni giorni fa. Perché conosciamo l’uomo, conosciamo il prodotto, e abbiamo piena fiducia nell’operato di entrambi.
Benvenuto, dunque, Vinoclic.

Immagine ©Taschen

Se dico De.Co.?

A volte è semplicemente una questione di tempismo. Il primo che va su internet e registra www.comunideco.it ha vinto. Suo il dominio e suo il risultato delle ricerche che migliaia (milioni?) di utenti faranno su Google quando vorranno sapere qualcosa in più su queste quattro lettere, De.Co., che stanno semplicemente per Denominazioni Comunali.
Una volta tanto i più veloci siamo stati noi. Ovvero la Provincia di Vicenza, che ha creato questo sito per promuovere le denominazioni di 17 comuni vicentini. Non male, considerando che in Italia sono già oltre 500 i comuni che hanno adottato questa formula.
Ma cos’è una De.Co.? È, sostanzialmente, uno strumento di marketing territoriale. Una denominazione relativa a prodotti della terra, o prodotti agroalimentari trasformati, che un comune adotta attraverso l’approvazione di un disciplinare che ne fissa caratteristiche e requisiti. Un marchio prettamente locale, a disposizione delle amministrazioni comunali e delle aziende della filiera alimentare per valorizzare le proprie produzioni. Ma al tempo stesso anche grande rete in grado di promuovere i comuni aderenti.
Un’idea del grande e compianto Gino Veronelli, sbarcata in provincia il 18 febbraio del 2004, quando lo stesso scrittore-degustatore propose il progetto a Creazzo, raccogliendo da subito l’interesse dei comuni di Recoaro Terme, Marano Vicentino, Asigliano, Grumolo delle Abbadesse, Villaverla e della stessa amministrazione creatina. E nelle De.Co. in cui crede fermamente la Provincia di Vicenza, come ribadito dal Vice Presidente Dino Secco nel corso della conferenza stampa di presentazione del sito. I prodotti del territorio, quindi, come volano del turismo, perché le De.Co. vogliono valorizzare quei prodotti di nicchia che non possono essere ampiamente commercializzati e quindi inducono gli appassionati ad andare ad acquistare e degustare i prodotti nelle loro zone di produzione.
La filosofia sottesa non è molto lontana dal concetto del “km 0”. Al pari di questa fortunata formula, mira a far viaggiare i consumatori per far degustare i prodotti agroalimentari sui territori, piuttosto che mettere su strada le merci. In questo modo si intende salvaguardare le piccole produzioni di nicchia rispetto alle grandi produzioni industriali: tradizioni agricole e gastronomiche a concreto rischio di estinzione, ma che meritano attenzione e tutela a difesa del patrimonio storico e della biodiversità naturale.
Un tema caro anche al Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, a cui si deve una rinnovata attenzione a questo istituto, e che ha inviato un suo messaggio alla presentazione del progetto della Provincia.
Il prossimo passo sarà quello di dare impulso alla commercializzazione dei prodotti De.Co., come ha spiegato Vladimiro Riva, direttore del Consorzio Vicenza È. Il sito infatti, verrà completato con i recapiti delle aziende agricole, dei rivenditori o dei ristoranti dove si possono acquistare o gustare i prodotti De.Co. vicentini. Buon lavoro dunque.


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In redazione: Davide Cocco, Anna Sperotto, Alessandra Zambonin, Chiara Brunato, Irene Graziotto, Giulia Tirapelle, Cecilia Bay, Sara Panizzon, Luca Faccincani, Giulia Cecchinato, Elena BEvilacqua, Stefania Borin, Roberta Cozza

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