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Giampiero, dopo il suo viaggio di lavoro negli Stati Uniti, mi sembra sia tornato particolarmente carico di idee e di entusiasmo. Sicuramente un viaggio così ti permette di avere tanti stimoli e, soprattutto, tanto tempo per pensare e riordinare le idee. Ho trovato particolarmente interessante, visto che è uno dei miei pensieri ricorrenti degli ultimi tempi, il suo post sul rating del vino. Morto secondo lui.
Pur essendo d’accordo sul fatto che il modello lanciato da Parker stia scricchiolando, ho qualche dubbio sul fatto che sia giunto il momento di mandarlo definitivamente in pensione. In fin dei conti abbiamo tutti bisogno di un punto di riferimento, siamo animali sociali e abbiamo bisogno del confronto. E tutta la nostra vita è stata caratterizzata da punteggi e giudizi: il sufficiente-buono-distinto-ottimo delle elementari e delle medie, i sessantesimi della maturità, i centodecimi della laurea (per la mia generazione almeno).
Sono più convinto che la gente sia stanca di giudizi piovuti dall’alto, di esperti che arrivano ad assaggiare centinaia di vini al giorno e che, talvolta, hanno anche la pretesa di illuminarti la via. E che sia questo il vero motivo della “crisi” delle guide. E che sia questo il motivo del successo di siti come Expedia o Booking, che ti permettono di prenotare il volo, l’albergo e la macchina, ma che, soprattutto, ti fanno anche vedere cosa ne pensa la gente dei servizi di cui ha usufruito. Gente come me, come te, che ha provato sulla sua pelle la gentilezza del concierge o la polvere sul comodino della camera.
Tornando al mondo dell’enogastronomia, in quello della birra, a me tanto caro, ci sono famosi esempi di rating partecipato, come RateBeer, Beer Advocate o l’italiano Microbirrifici, e non esiste alcuna guida cartacea. Sono tutti siti che funzionano alla grande, che hanno migliaia di accessi e che dimostrano che c’è ancora tanta voglia da parte della gente di dare i voti a quanto consuma, e che questi voti li vuole condividere.
Per il vino sono d’accordo che ci sia molto lavoro da fare, cambiare i parametri di giudizio finora utilizzati, lavorare di lima e di cesello e tornare a riportare in primo piano l’esperienza sensoriale e l’aspetto emozionale.

So anche che qualcuno ci sta pensando. Vediamo chi arriverà primo e, soprattutto, chi avrà l’idea vincente.

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