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È affascinante la storia del Durello. Un’uva tanto acida da essere per lungo tempo considerata adatta solo a fare vini da taglio, poi l’intuizione– perseguita inizialmente solo da pochi pionieri – di ricavarne uno spumante metodo classico che ne esaltava le doti e addomesticava gli spigoli, fino ad ottenerne un vino capace di confrontarsi a testa alta con gli spumanti più blasonati, di qua e di là delle Alpi.

E oggi una realtà fatta da un gruppo di produttori – ancora non molti, a dire il vero – che emana entusiasmo e arricchisce il territorio di iniziative spumeggianti.  Tra queste, non siamo potuti mancare all’annuale appuntamento con Durello and Friends, organizzato dall’associazione Giornalisti Amici del Durello.
Navigatori satellitari puntati su Brenton, frazione collinare del comune di Roncà, in piena lessinia. Là, dove non osano i telefonini, abbiamo potuto assaporare gli ultimi scampoli della Sopressa e Durello in festa con il panbiscotto. Eccellente l’accoglienza del paese, orgoglioso di offrire la propria ospitalità “cimbra”. E l’occasione per fare almeno tre scoperte.
1) Il Durello Metodo Classico dell’azienda agricola Sandro de Bruno, degustato en primeur dopo 12 mesi sui lieviti. L’intenzione del vignaiolo è quella di lasciarlo almeno altri 12 prima della sboccatura, ma potrebbe già essere pronto così, con un’acidità e una ruvidità che sarebbero intriganti. Ma accettiamo volentieri di attendere, in attesa di un’eleganza che la sosta prolungata saprà dare.
2) La Cantina Marti muove i suoi primi passi. Nata dalla secessione di 20 soci contrari alla fusione della Cantina cooperativa di Montecchia di Crosara in quella di Soave, si affaccia sul mercato con tre prodotti, tra cui un Durello metodo charmat, dalla buona fattezza. Interessantissimo l’apertivo proposto dal ristorante Baba Jaga con Durello, succo di ciliegia e ciliegia. Vedi video.
3) Cotechino, pearà, polenta e musso (parte del menu del giorno) sono piatti decisamente invernali.

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