+39 0444 042110 info@studiocru.it

Trovo particolarmente azzeccata l’espressione utilizzata da Elisabetta Tosi nel suo blog VinoPigro: siamo di fronte ad un neocolonialismo culturale.

Lo stesso concetto è espresso da Aristide nel suo Blog di viaggio nel vino, che parla di un neo-proibizionismo di importazione.

Entrambi si riferiscono ad un certo modo di intendere l’approccio al vino e alle bevande alcoliche in genere. Nei paesi Mediterranei, tradizionalmente
produttori, il vino è un alimento, è parte della cultura popolare. Nei
paesi del Nord Europa l’alcol è un vizio, se si preferisce uno sfogo
sociale. Lo è la vodka o il whisky, e lo è sempre di più il vino che al
nord continua ad aumentare i propri volumi di vendita.

Nel sud, dell’Europa, i consumi invece calano, ma al tempo stesso stiamo
assumendo gli stessi modelli culturali. Stiamo criminalizzando l’alcol,
che viene vissuto come vizio, quando invece è cultura. Noi non beviamo
nel weekend per prendere una sonora sbornia, beviamo tutti i giorni
perché sappiamo apprezzare il valore di un vino, di una birra, di un
distillato.

Chi vorrebbe le bevande alcoliche parificate al tabacco con una bella scritta “bere uccide” sta uccidendo la nostra cultura. Esattamente come chi beve per sballare al sabato sera.

Scrivici
Loading...