+39 0444 042110 info@studiocru.it

Una proposta di legge vuole abbassare il limite massimo consentito di alcol nel sangue per chi guida a 0,20 gr/litro. Praticamente niente, se consideriamo che basta un calice di vino o un bicchiere piccolo di birra a rendere “in stato di ebbrezza” la maggior parte di noi.

Il messaggio che il legislatore vuole far passare è: “chi guida non beve, chi beve non guida”. Ergo, se devi guidare bevi Coca Cola, ma se hai qualcuno che guida per te ubriacati pure. Sì: una sera su due fai il bravo, ma l’altra bevi finché vuoi. Perché se vieti qualcosa a qualcuno, alla prima occasione “di libertà” si sfoga. Mi ricorda un po’ il toro della corrida, che viene tenuto segregato per alcuni giorni prima di uscire nell’arena.

Il punto è che così ci condannano ad una visione distorta dell’alcol. Ma per carità, lasciamolo fare agli anglosassoni o gli scandinavi, che forse non hanno miglior modo di divertisti dopo una settimana passata nella noia che rovinarsi il venerdì e sabato. Ma lo capite, signori legislatori, che la nostra è una cultura diversa? A me, e a molti appassionati di vino, birre e distillati, piace degustare, non ubriacarsi. E vogliamo degustare tutti i giorni, non essere astemi per cinque giorni e ubriacarci nel finesettimana. Il proibizionismo porta all’abuso, è provato. Un consumo responsabile e il buon senso sono il deterrente migliore per qualsiasi pericolo della strada.
E’ solo ed esclusivamente l’educazione al gusto che conduce al bere responsabile. Per questo ci batteremo contro questa legge assurda, è una questione di cultura. Cultura del cibo, del buongusto, quella per cui l’Italia è ammirata e stimata. E la vogliamo buttare via così?

La soluzione? Più educazione e più controlli sulle strade (in Italia se ne fanno 1 milione all’anno, in Francia 8 milioni). Pene severe per chi guida in stato di ebbrezza (vera ebbrezza!) e controlli (non solo sbandierati ma poi inesistenti) per chi guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Altrimenti si finisce per appagare semplicemente una morbosità mediatica che non ha riscontro nella realtà.

Per fare sentire la nostra voce, aderiamo all’iniziativa degli amici di Gustolocale www.noalcol.it. Facciamoci sentire. Ma questa volta sul serio.

Scrivici
Loading...